Valle d'Aosta
Côte de Gargantua
Relitto di area xerotermica ricca di specie rare, rappresenta una caratteristica testimonianza, ben conservata,
dei depositi dei ghiacciai quaternari wurmiani sul fondovalle principale.
In passato la Côte de Gargantua è stata interpretata come accumulo artificiale o morena frontale del ghiacciaio
Balteo. Attualmente, si ritiene costituisca la morena laterale del ghiacciaio che discendeva l'attuale impluvio del
torrente Gressan, lungo la conca di Pila.
http://www.takkapu.com/pila-gressan.aspx/riservanaturalecotedegargantua.html
Lago di Lozon
Stagno in avanzato stato di interramento, posto su un terrazzo glaciale a 1520 m di altitudine, in una zona con
caratteristiche climatiche xeriche. L'area protetta intende salvaguardare uno degli ambienti umidi più
interessanti di tutto l'arco alpino, ricco di organismi zooplanctonici, specie vegetali igrofile e unità
fitosociologiche.
http://www.regione.vda.it/risorsenaturali/parchi_riserve/lozon_i.asp
Lago di Villa
Bacino lacustre-torboso di bassa montagna, caratterizzato da un netto contrasto tra l'ambiente palustre del
lago e l'ambiente arido circostante. La morfologia dell'area è tipicamente glaciale, con fenomeni di
sovraescavazione che hanno permesso la formazione della conca lacustre e dei caratteristici dossi arrotondati e
lisciati che la racchiudono. Le rocce nelle quali risulta scavata la conca appartengono al gruppo delle pietre
verdi (prasiniti, metagabbri, serpentiniti), derivate da rocce magmatiche di un antico fondale oceanico e,
successivamente, metamorfosate nel corso del corrugamento della catena alpina.
http://www.regione.vda.it/risorsenaturali/zone_umide/villa_i.asp
Les Iles
Ambiente ripario della media valle centrale, situato alla confluenza del torrente Saint Marcel con la Dora Baltea,
a 530 m di altitudine, in una zona a clima continentale. Nell'area, posta in una zona anticamente occupata da
un meandro del fiume, sono presenti due laghi di cava con rive in gran parte naturalizzate, alcuni stagni
derivanti dalla confluenza di un torrente laterale nella Dora Baltea e un piccolo bosco igrofilo.
http://www.takkapu.com/nus.aspx/riservanaturalelesilesnus.html
http://www.regione.vda.it/risorsenaturali/parchi_riserve/iles_i.asp
Lolair
Ecosistema di bassa montagna costituito da un bacino lacustre inserito in una conca dalle caratteristiche
nettamente xerotermiche. La riserva comprende parte di una conca la cui forma, allungata lungo il versante
orografico sinistro della Valgrisenche, è dovuta a fenomeni di sovraescavazione glaciale.
http://www.regione.vda.it/risorsenaturali/parchi_riserve/lolair_i.asp
Marais
Tipico ambiente fluviale, posto a ridosso del versante destro orografico della Valle d'Aosta, di modesta
estensione, creato in seguito allo sbarramento idroelettrico di un tratto della Dora Baltea. La zona umida del
Marais comprende un tratto di riva sinistra e due isolotti boscati.
http://www.regione.vda.it/risorsenaturali/parchi_riserve/marais_i.asp
Mont Mars
Ambiente tipicamente alpino, in condizione di elevata naturalità, con boschi e praterie, pietraie e pareti
rocciose, laghi e zone umide. La riserva, racchiusa nel vallone del torrente Pacoulla, è caratterizzata dalla
diffusa presenza di conche in roccia, di morfologia glaciale, disposte a gradinata, ora sede di piccoli bacini
lacustri e torbiere. Le rocce in cui è scolpito il vallone appartengono al complesso dei micascisti eclogitici della
Zona Sesia-Lanzo.
http://www.regione.vda.it/risorsenaturali/parchi_riserve/mars_i.asp
Stagno di Holey
Zona umida di dimensioni estremamente ridotte e di elevato pregio naturalistico per la presenza di flora e
fauna relitte, uniche o molto rare in Valle d'Aosta.
http://www.regione.vda.it/risorsenaturali/parchi_riserve/holey_i.asp
Tsatelet
Area di notevole interesse geomorfologico e archeologico, con aspetti paesaggistici tipici dei versanti di bassa
montagna a esposizione meridionale. La riserva è costituita da un grande dosso roccioso che domina la piana di
Aosta, posto alla confluenza della valle del Buthier con quella della Dora Baltea. La morfologia, di origine
glaciale, è dovuta all'azione dei ghiacciai che fino a 10000 anni fa percorrevano le due valli. Il dosso, allungato
in direzione nord ovest-sud est, corrisponde al flusso della massa glaciale che, dopo essere uscita dalla valle del
Buthier, confluiva nel ghiacciaio Balteo e veniva successivamente spinta verso il Mont Mary.
http://www.regione.vda.it/risorsenaturali/parchi_riserve/tsatelet_i.asp
Piemonte
Ciciu del Villar
Sita nella zona pedemontana, tra Dronero e Busca, questa Riserva Naturale protegge un fenomeno geologico
eccezionale: le colonne d'erosione. Si tratta dei famosi "funghi di pietra" risultato dell'erosione selettiva di un
versante, che qui si presentano in numero e dimensioni molto significative. Si può compiere l'escursione
attraverso questo "giardino roccioso" lungo i Percorsi attrezzati, mentre all'ingresso della Riserva l'accoglienza è
garantita dal Centro Visita con annessi servizi, aree attrezzate, sentiero ginnico, sentiero turistico e sentiero
escursionistico. La Riserva è visitabile tutto l'anno.
http://www.regione.piemonte.it/parchi/enti/schede/cn/ciciu.htm
Colle della Torre di Buccione
Sita nelle vicinanze del Monte Mesma e prospiciente il Lago d'Orta, il Colle della Torre di Buccione rappresenta
un aspetto paesaggistico del lago particolarmente significativo anche dal punto di vista boschivo, ed ha alla
sommità una torre fortificata, di notevole pregio storico-architettonico, ultimo baluardo di un castello citato su
documenti del 1200. Sulla torre di Buccione è posta una campana per la segnalazione di pericolo: l'ultimo
esemplare è del 1600.
http://www.regione.piemonte.it/parchi/enti/schede/no/buccione.htm#contenuti
http://www.sacromonteorta.it/doc/torrebuccione.htm
La Vauda
Ricomprende la riserva naturale speciale del Sacro Monte di Belmonte, la riserva naturale orietata della Vauda
e la riserva naturale speciale dei Monti Pelati e Torre Cives.
http://it.wikipedia.org/wiki/Riserva_naturale_orientata_della_Vauda
http://www.regione.piemonte.it/parchi/enti/schede/to/vauda.htm
Monte Mesma
Alla sommità del monte, con una splendida vista sul Lago d'Orta, sorge un complesso monumentale costituito
da un convento, edificato nel 1600 sui resti di un castello trecentesco, e da alcune cappelle ubicate lungo un
percorso processionale. La zona presenta inoltre notevole interesse archeologico con reperti di origine celtica e
materiale dell' epoca gallica e romano-imperiale. Le pendici del monte sono ricche di vegetazione ed in
particolare di boschi di castagno e di quercia, che necessitano di interventi di riqualificazione a fini produttivi e
paesaggistici.
http://www.sacromonteorta.it/doc/montemesma.htm
Monti Pelati e Torre Cives
Ricomprende la riserva naturale speciale del Sacro Monte di Belmonte, la riserva naturale orietata della Vauda
e la riserva naturale speciale dei Monti Pelati e Torre Cives.
http://www.regione.piemonte.it/parchi/enti/schede/to/pelati.htm
Orrido e Staz. di Leccio di Chianocco
La Riserva dell'Orrido di Chianocco, istituita allo scopo di tutelare l'unica stazione sicuramente spontanea di
leccio in Piemonte, si estende per 26 ettari nel territorio del comune di Chianocco. Comprende l'omonimo
orrido, una profonda incisione larga una decina di metri e profonda circa 50, scavata dal torrente Prebèc nelle
rocce carbonatiche che caratterizzano questa parte della Valle Susa e una piccola parte del vallone sovrastante.
http://www.regione.piemonte.it/parchi/enti/schede/to/orrido.htm
Orrido di Foresto
La Riserva dell'Orrido di Foresto, istituita allo scopo di tutelare il ginepro coccolone, si estende per 200 ettari
nel territorio dei comuni di Bussoleno e Susa. Comprende lo stupendo orrido scavato dal rio Rocciamelone e le
limitrofe bastionate calcaree alternate a praterie xeriche. L'interesse è principalmente botanico, con numerose
specie provenienti da flore molto diverse, da quelle steppiche a quelle mediterranee. Elemento di spicco è il
ginepro coccolone, facilmente osservabile e riconoscibile.
http://www.regione.piemonte.it/parchi/enti/schede/to/foresto.htm
Pian del Re (riserva naturale speciale e area attrezzata)
L'area comprende una superficie di circa 465 ettari (di cui un paio ad area attrezzata) intorno alle sorgenti del
fiume (2.020 metri s.l.m.), situate nella conca del Pian del Re, posta a 7 km a monte di Crissolo, ultimo abitato
della Val Po, e dominata dalla mole imponente del gruppo del Monviso. La ricchezza d'acqua, dovuta allo
scioglimento delle nevi, e la morfologia del suolo hanno dato origine, in prossimità delle sorgenti del Po, ad una
torbiera. Si tratta di un habitat di particolare interesse botanico, dove è presente una ricca varietà di specie, tra
cui spiccano "relitti" di flora glaciale approdati in queste zone più di duecentomila anni fa quali ad esempio lo
Juncus triglumis ed il Trichophorum pumilium. E' qui che vive un raro piccolo anfibio, la salamandra nera di
Lanza.
http://it.wikipedia.org/wiki/Pian_del_Re
http://www.regione.piemonte.it/parchi/ppweb/rivista/156/scopri.htm
Rocca di Cavour (riserva naturale speciale)
La Rocca è un imponente rilievo che emerge isolato nella pianura alluvionale formatasi fra il fiume Po ed il
torrente Pellice, e rappresenta una "cima" appartenente al massiccio geologico del Dora-Maira. La collina è
ricoperta per l'80% da boschi, per il 15% da terreni agricoli mentre il 5% è costituito da zone incolte e rocciose.
La vegetazione è rappresentata in prevalenza da boschi, in parte cedui e in parte ad alto fusto di castagno. La
fauna terrestre è quella tipica delle zone pianeggianti padane; interessante la presenza di micromammiferi
(scoiattolo, ghiro, riccio, arvicole.). Interesse particolare riveste l'avifauna, essendo la Rocca praticamente
l'unica zona boscata nel raggio di 7-8 km, e data la sua posizione isolata funge da punto di riferimento per gli
uccelli di passo.
http://www.regione.piemonte.it/parchi/ppweb/rivista/144/scopri.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Riserva_naturale_speciale_Rocca_di_Cavour
Sacro Monte di Belmonte
Ricomprende la riserva naturale speciale del Sacro Monte di Belmonte, la riserva naturale orientata della Vauda
e la riserva naturale speciale dei Monti Pelati e Torre Cives.
http://it.wikipedia.org/wiki/Sacro_Monte_di_Belmonte
http://www.regione.piemonte.it/parchi/enti/schede/to/belmonte.htm
Sacro Monte d'Orta
Situato tra il verde dei boschi sulla sommità di un colle che domina il lago d'Orta, il Sacro Monte conta 21
cappelle edificate tra la fine del sedicesimo e la fine del diciottesimo secolo con affreschi e sculture in terra
cotta sulla vita di San Francesco. Se le opere pittoriche e plastiche costituiscono un vero patrimonio d'arte e
furono realizzate da valenti artisti dell'epoca (i Fiamminghini, Cristoforo Prestinari, Dionigi Bussola e il
Morazzone), altrettanto interessanti sono gli aspetti naturali.
http://www.sacromonteorta.it/doc/sacromonte.htm
http://www.regione.piemonte.it/parchi/ppweb/rubriche/angoli/archivio/2007/01.htm
Sacro Monte di Varallo
Situato tra il verde dei boschi sulla sommità di uno sperone roccioso a picco su Varallo, il più antico Sacro
Monte piemontese è costituito da 50 Cappelle, in parte isolate, e in parte inserite in complessi monumentali,
popolate da più di 800 statue in legno e terracotta policroma a dimensione naturale che raccontano la vita, la
passione, e la morte di Cristo. Da questo terrazzo naturale si domina tutta la Bassa Valsesia fino al Monte
Fenera e, verso nord-ovest spicca sullo sfondo il massiccio del Monte Rosa.
http://www.valsesia.it/parchi/sacromonte.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Sacro_Monte_di_Varallo
http://www.atlvalsesiavercelli.it/content.php?sz=ART_SM&_l=ita
http://www.regione.piemonte.it/parchi/enti/schede/vc/varallo.htm
Sacromonte di Oropa
La conca di Oropa costituisce la suggestiva cornice ambientale e paesaggistica in cui si situa il complesso del
Santuario e del Sacro Monte di Oropa. Dal punto di vista ambientale, essa oltre alle interessanti formazioni a
nardo su substrato siliceo particolarmente ricche di specie ed alle faggete, ospita la più ricca e interessante
fauna carabidologica del Piemonte sia per endemismi, sia per ricchezza di specie e sia per consistenza delle
popolazioni.
http://it.wikipedia.org/wiki/Sacro_Monte_di_Oropa
http://www.regione.piemonte.it/parchi/enti/schede/bi/oropa.htm
Stazione di Juniperus phoenicea
La Riserva Naturale Speciale del Ginepro fenicio fa parte del Parco Naturale delle Alpi Marittime e si trova in
Valle Gesso, alle spalle dell'abitato di Valdieri, sulle pareti rocciose calcaree delle cime Pissousa, Saben e San
Giovanni. La particolare copertura sedimentaria del Massiccio dell'Argentera e il singolare microclima della
zona, determinato dall'esposizione a meridione e dalla verticalità delle pareti rocciose che ostacola l'accumulo
della neve, riproducono sulle Alpi un tratto di costa mediterranea. In questo ambiente ha trovato condizioni
favorevoli il ginepro fenicio, arbusto tipico della vegetazione mediterranea, che ha costituito qui e nella attigua
Valle Stura di Demonte il suo insediamento più settentrionale e a quote più elevate. La Riserva ospita anche
altre specie di ginepro: il Juniperus thurifera, il communis e il nana. Nell'avifauna si osservano esemplari di
falco pellegrino, biancone, aquila reale, gheppio, rondine montana, picchio muraiolo; l'entomofauna presenta
numerose specie rare ed endemiche.
http://www.piemontefeel.org/IT/Tool/Museum/Single?id_museum=305
http://www.regione.piemonte.it/parchi/enti/schede/cn/juniperus.htm
Lombardia
Boschi del Giovetto di Palline
La riserva è collocata all'estremità orientale delle Alpi Orobie.
L'assetto geologico della Riserva é costituito da formazioni sedimentarie Triassiche con prevalenza di depositi
argillo - marnosi facilmente erodibili che danno luogo a forme arrotondate e pendii poco acclivi, e per brevi
tratti da depositi calcareo-marnosi meno degradabili affioranti nelle zone più ripide. La copertura vegetazionale
della Riserva a colpo d'occhio è caratterizzata da almeno tre tipi: i boschi, i cespuglieti e le praterie.
Incisioni Rupestri di Ceto Cimbergo e Paspardo
La potente colmata del ghiacciaio che durante il periodo pleistocenico occupava l'attuale Valle Camonica, lasciò
al suo ritiro molteplici testimonianze della sua azione. I camuni trovarono nelle rocce levigate dai ghiacciai,
lavagne su cui rappresentare i momenti salienti della loro vita sociale.
Lago di Biandronno
Conca paludosa presso l'estremità Nord-Ovest del Lago di Varese, in progressivo stato di interrimento, con
piccoli specchi d'acqua derivanti dall'escavazione della torba; la vegetazione é prevalentemente costituita da
canneto e cariceto; vi si ritrovano alcune rarità floristiche quali la drosera e la viola palustre. Vi nidificano le
specie di uccelli tipiche delle zone umide.
Lago di Ganna
La riserva occupa il Lago di Ganna e buona parte della zona paludosa circostante, alimentata dal torrente
Margorabbia; consente una buona osservazione delle sequenze vegetazionali che si susseguono attraverso
progressivi stadi di interramento, dalla vegetazione acquatica fino al bosco misto di latifoglie.
Lago di Montorfano
Il Lago di Montorfano é di origine glaciale intermorenica. Il popolamento ittico é caratterizzato dalla presenza di
pesce persico, tinca, luccio, carpa, anguilla e persico trota. Il lago é circondato da una fascia a canneto ed
esternamente é caratterizzato da boschi.
Marmitte dei Giganti
Tutta la zona é caratterizzata da tipiche forme di origine fluvioglaciale, tra le quali é di particolare rilievo la
presenza di numerose buche, anche di grandi dimensioni, a forma di cilindro o scodella, denominate "Marmitte dei Giganti"; sono rilevabili anche le tracce dell'antica attività di estrazione della "pietra ollare" per la
produzione di pentole, "olle", ed elementi architettonici; é presente un orto botanico in cui, grazie alla
particolare esposizione, crescono piante di tipo mediterraneo.
Monte Alpe
La superficie complessiva della Riserva è di 328 ettari, di cui circa 300 boscati ed i rimanenti a prato pascolo.
Le aree boscate comprendono circa 186 ettari di pineta artificiale a prevalenza di Pino nero e 114 ettari di
bosco ceduo. Gli impianti di conifere occupano aree potenzialmente destinate al bosco misto di Faggio e Abete
bianco alle quote alte e nelle esposizioni settentrionali, mentre alle quote più basse occupano aree
potenzialmente destinate a boschi di Roverella, Carpino nero e Orniello.
Paluaccio di Oga
Dalla splendida conca di Bormio è possibile raggiungere la riserva del Paluaccio di Oga (Comune di Valdisotto)
in pochi minuti. Il Paluaccio vede la contemporanea presenza di cupole di sfagni, caratteristiche di torbiere alte,
e di un "plateau" perennemente intriso d'acqua.
L'interesse floristico del Paluaccio, conosciuto in letteratura fin dal secolo scorso, è testimoniato dalla presenza
di specie quali la Andromeda polifolia, Vaccinum microcarpus, Empetrum nigrum, Oxycoccus quadripetalus e
Drosera rotundifolia.
Terminata la passeggiata nella Riserva è possibile visitare gratuitamente (15.000 accessi all'anno) il limitrofo
Forte Dossaccio edificato, tra il 1909 ed il 1912, per difendere la linea di confine con l'Austria.
Pian Gembro
Zona umida molto interessante, rappresenta uno stadio avanzato del processo di occlusione di un bacino
lacustre residuo, legato agli eventi glaciali del quaternario. E' costituita da una torbiera di transizione a dossi di
sfagni, molto rara in Italia. L'interesse floristico é notevole per la presenza di alcune specie rare.
Piramidi di Postalesio
L'area é costituita da un piccolo deposito morenico con detriti di diversa dimensione, dove si manifesta il
fenomeno delle piramidi di terra. L'esistenza delle vallecole scavate tra le piramidi crea un particolare
microclima che permette lo sviluppo di un fitto bosco con la presenza contemporanea di specie di climi freddi,
tra cui larice, abete rosso, abete bianco, pino silvestre; accanto a specie che prediligono climi più caldi.
Piramidi di Zone
Ampio e spettacolare anfiteatro situato nella valle che si affaccia sulla sponda orientale del Lago d'Iseo,
caratterizzato dalla singolare presenza di numerose piramidi di terra, sormontate da larghi cappelli di roccia
resistente, originato dall'azione erosiva sull'originario deposito morenico.
Sasso Malascarpa
La Riserva Naturale "Sasso Malascarpa", istituita ai sensi dell'art. 37 della l.r. 86/83, rappresenta una delle
zone di maggiore interesse geologico, geomorfologico e paleontologico della Lombardia. Il territorio ha una
superficie complessiva di 196 ha di cui una parte è ubicata nel comune di Canzo sulla sinistra orografica del
torrente Ravella ed è proprietà del Demanio Forestale Regionale. La restante area è situata nel comune di
Valmadrera, sul versante sinistro della Val Molinata, sovrapponendosi in parte al Parco di interesse
sovracomunale di S. Tomaso.
Sorgente Funtaní
La sorgente é situata nella regione carsica della Valle Degagna. Ospita una fauna di molluschi d'acqua dolce
che, unitamente a quella di altre due sorgenti vicine rispettivamente a Nord e a Sud di essa, rappresenta la
quasi totalità delle specie di sorgente viventi in Lombardia.
Valle del Freddo
Prerogativa singolare della Riserva, ubicata altimetricamente tra i 350 e i 700 metri è la presenza di un
marcato fenomeno microtermico, che si manifesta con l'emissione, da alcune "buche" nel terreno, di aria fredda
da cui si sviluppa un cospicuo numero di specie vegetali tipiche degli ambienti alpini.
Valle di Bondo
La caratteristica più saliente della Valle di Bondo é la presenza di uno specchio lacustre ricorrente che si insedia
nella parte più depressa del fondovalle, a ridosso della morena, a periodicità molto irregolare, e che costituisce
il relitto dell'estinto lago di Bondo; interessante é l'avvicendamento della vegetazione colonizzatrice.
Valli di S. Antonio
La riserva naturale si estende lungo i due fondovalle di Brandet e Campovecchio. L'ambiente costituisce un caso
di equilibrio fra natura e opera dell'uomo.
Il territorio conserva tracce evidenti dell'attività dei ghiacciai pleistocenici. Ai ripidi pendii boscosi si alternano
pascoli e ampie superfici occupate da conifere miste, in particolare abete rosso. Presenti: cervo e capriolo.
Valpredina
Area a boschi misti di latifoglie caratteristiche di orizzonti submontani alternati a prati di sfalcio e colture di vite
e ulivo. Presenti: frosone, crociere, salamandra pezzata e tritone crestato
Altopiano di Cariadeghe
L'Altopiano di Cariadeghe é un territorio ondulato, compreso tra la Valle di Caino, la Valle Urenda e la Pianura
Pademontana. La caratteristica che lo rende un ambiente pressoché unico in Lombardia, sono le spinte
fenomenologie di tipo carsico. La vegetazione è costituita da aree di pascolo, boschi, ampie radure coperte di
brugo e ginepro feniceo. Il piano montano è occupato in prevalenza da faggete. Da segnalare un cospicuo
numero di uccelli rapaci.
Buco del Frate
La grotta è stata tutelata, fra le molteplici presenti in Lombardia, a motivo della fauna troglobia che ospita e a
titolo esemplificativo di un fenomeno geomorfologico carsico, di notevole interesse ma ancora poco noto ai non
specialisti.
La grotta è costituita da due ampi vani intercomunicanti che sfociano in superficie con due distinti imbocchi. Dai
vani si dipartono tre rami secondari, due dei quali si collegano successivamente fra loro. Saltuariamente si
riscontra la presenza di acque nelle parti a quota più bassa. La cavità ospita numerosissime specie animali
invertebrate, di alto interesse biologico per la loro limitata area di distribuzione e appartenenti, per la maggior
parte, alla famiglia dei Coleotteri. La grotta era inoltre sede di una delle più consistenti colonie di pipistrelli della
Lombardia ed è sul giacimento di guano, da questi costituito, che vive la ricca fauna troglobia.
Nella grotta sono state compiute fruttuose campagne paleontologiche di scavo, che hanno portato al
rinvenimento di notevoli quantità di reperti fossili, appartenenti alla fauna preistorica, tra cui gli eccezionali
resti di Ursus spelaeus. Tra i due accessi della grotta, situati a pochi metri di distanza, passa una strada
sterrata percorsa da automezzi pesanti al servizio delle cave di marmo, site nelle vicinanze, le quali hanno
scaricato i detriti in prossimità degli imbocchi.
Cascate dell'Acquafraggia
Il torrente dell'Acquafraggia nasce dal Pizzo di Lago a 3050 m. sul livello del mare, scendendo verso il
fondovalle, percorre due valli sospese, ambedue di origine glaciale, l'una sui duemila metri e l'altra sui mille
metri di altitudine.
L'Acquafraggia forma quindi una serie di cascate, di cui quelle più in basso sono le più suggestive, con il loro
doppio salto.
Valle Brunone
Il Monumento Naturale Valle Brunone è situato in Valle Imagna, all'interno del territorio comunale di Berbenno,
poco distante dalla località Ponte Giurino. Il toponimo Brunone deriva dal nome dell'affluente del torrente
Imagna che attraversa la valletta. La zona, facilmente accessibile dalla strada provinciale che attraversa la
Valle Imagna, è interessata dalla presenza di antiche fonti sulfuree e da giacimenti paleontologici di rilevanza
mondiale. L'area, è stata classificata Monumento Naturale dalla Regione Lombardia ai sensi della L.R. 30
novembre 1983. n° 86 il 15 giugno 2001.
Trentino Alto Adige
prov. Autonoma Trento
Campobrun
Corna Piana di Brentonico
L'altopiano di Brentonico si trova nel Trentino meridionale a 692 m. sul livello del mare. Appartiene
all'ambito comprensoriale della Vallagarina e dista 39,5 km da Trento e 16 Km da Rovereto. Si estende per
62,67 kmq lungo la valle scavata dal torrente Sorna e la dorsale del Monte Baldo trentino, la catena montuosa
che separa la valle dell'Adige dal lago di Garda. La Valle della Sorna appare profondamente glacializzata
fino a quota 1300 circa (massi erratici, depositi morenici) ed è sospesa su quella maggiore, dell'Adige. Prodotto
dell'erosione torrentizia recente è la gola incisa tra le Pozze (Tragno) e le rupi delle Zendràe (Corné)
attraverso la quale il Sorna defluisce nell'Adige. La valle ha una singolare forma a S e presenta una
complessa serie di terrazzamenti sulle due sponde (sistema ad altipiani), sui quali sono stabilite le sedi
umane. L'ambiente è prealpino, delle zone calcaree. La vite si spinge, nella Valle della Sorna, fino a Sorne,
Cazzano e Crosano; la copertura vegetale è costituita da cedui prevalentemente di frassino e carpino; i
pascoli alpini sono caratterizzati dal relitti delle vaste faggete che ricoprivano le falde montane secolarmente
antropizzate per trarvi pascoli.
http://www.comune.brentonico.tn.it/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=17
Scanuppia
Tre Cime del Monte Bondone
prov. Autonoma Bolzano
Buche di ghiaccio
Ai piedi del monte Ganda (fig.: Castel Guardia ad Appiano) in un affossamento lungo 200 m e largo 10-50 m si
trovano le cosiddette buche di ghiaccio. In questo luogo a 500 m d'altitudine in un rado bosco cosparso di
frantumi di roccia, fioriscono piante che normalmente crescerebbero a 1200 m. Si tratta di un fenomeno
naturale del tutto particolare nel Giardino del Sudtirolo. Più ci si avvicina alle buche di ghiaccio, maggiore
diventa lo sbalzo di temperatura. In certi punti fa veramente freddo. Fessure tra i blocchi di porfido provocano
una continua corrente d'aria che abbassa la temperatura.
http://www.suedtirolerland.it/suedtirol/siteSLitSLe2wSLarticle.phpQMQidEQQ2267NNDcategory_idEQQ186.html
http://www.oltradige.it/content/siteSLitSLe2wSLarticle.phpQMQidEQQ6721NNDcategory_idEQQ108.html
Castelfeder
Il Biotopo Castelfeder sorge su una superficie di 108 ha nel comune di Montagna. È collegato al Parco Naturale
Monte Corno. Il punto più basso è a 218 metri sul livello del mare, il più elevato a 406. È uno dei 175 biotopi
tutelati in provincia di Bolzano ed è un sito di importanza comunitaria protetto nell'ambito del progetto europeo
Natura 2000. Si caratterizza per essere - dopo la val Venosta - il luogo in cui si trovano i prati aridi più estesi
della provincia, in particolare nella parte superiore, dove le rocce porfidiche risultano arrotondate dai ghiacciai;
ma anche per il bosco submediterraneo (soprattutto di roverella). Nelle conche si possono trovare anche un
piccolo lago e delle torbiere. Per quanto riguarda la fauna, 73 sono le specie segnalate.
http://it.wikipedia.org/wiki/Castelfeder
Gisser Auen
Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Myricaria germanica, Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa
a Salix elaeagnos, Foreste acidofile montane e alpine di Picea (Vaccinio-Piceetea).
http://www.provinz.bz.it/natura/Natura2000/i/gisserauen.htm
Lago di Caldaro
Un lago adatto alla balneazione con un nome altisonante e conosciuto. Circondato da vigneti, boschi e dal
canneto, il lago si estende in una conca tra il massiccio della Mendola a ovest e il Monte di Mezzo a est ed è
l'elemento distintivo dell'intera zona. La sua estensione è piuttosto contenuta: due chilometri di lunghezza e
uno di larghezza. Questi 147 ettari di superficie impongono dei limiti nella fruizione delle acque. Una profondità
media di quattro metri ne fa il lago alpino più temperato.
http://www.kaltern.com/ita/see.asp
Monte Covolo - Alpe di Nemes
Ontaneto di Cengles
Ontaneto di Oris
Ontaneto di Sludern
Torbiera Purschtal
Torbiera di Rasun di sopra
Torbiera Wölf
Wiesermoos
Lande alpine e boreali, Boscaglie di Pinus mugo e Rhododendron hirsutum (Mugo-Rhododendretum hirsuti)*,
Formazioni erbose boreo-alpine silicee, Torbiere alte attive*, Ghiaioni silicei dei piani montano fino a nivale
(Androsacetalia alpinae e Galeopsietalia ladani).
http://www.provincia.bz.it/natura/Natura2000/i/wiesermoos.htm
Veneto
Lastoni Selva Pezzi
Posta sulle pendici del Monte Baldo e digradante verso il lago di Garda, è uno degli ambiti di maggior interesse
botanico e faunistico di tutto il Baldo. Il paesaggio è un mosaico di boschi di faggio e di abete bianco, estese
mughete, ambienti a vegetazione erbacea sopra il limite del bosco, rupi e ghiaioni, arricchiti da specie
floristiche rare e protette. Specie faunistiche rare ed endemiche. Nidificanti: astore, aquila reale, francolino di
monte, fagiano di monte, coturnice, civetta capogrosso, picchio nero, rondone alpino, picchio muraiolo,
fringuello alpino.
http://www.venetoagricoltura.org/
Piaie Longhe - Millifret
La Riserva si trova nella parte sud-occidentale dell'Altopiano del Cansiglio. Tipica è la morfologia carsica legata
ai calcari e alle fratture della roccia con cavità a prevalente sviluppo verticale. L'area è dominata dalla faggeta e
caratterizzata da particolarità floristico-vegetazionali, tra cui specie endemiche, inserite in liste rosse delle
piante minacciate. La Riserva si trova lungo un'eccezionale rotta migratoria dell'avifauna, e ospita numerosi
rapaci (falco pecchialolo, biancone, astore, sparviere, gheppio, pellegrino) e tetraonidi (francolino di monte,
gallo cedrone e fagiano di monte).
Pian di Landro Baldassare
La morfologia è un susseguirsi pressoché ininterrotto di conche chiuse (doline) a fondo piatto e ad imbuto con
diametro da pochi a qualche centinaio di metri. Si presenta come un'ampia superficie forestale con boschi di
abete rosso e di faggio intervallati da due aree a vegetazione erbacea e una raccolta d'acqua permanente
(lama) che ospita una consistente popolazione di anfibi (tritone alpino tritone crestato, rana verde, rana
montana) e dove sono state osservate specie ornitiche tipiche di ambienti umidi come airone cenerino e
germano reale. Segnalata la cicogna nera. Tra i fiori protetti, Orchis militaris.
http://www.venetoagricoltura.org/
Friuli Venezia Giulia
Laghi di Doberdò e Pietrarossa
L'area è caratterizzata da due grandi depressioni carsiche, parzialmente riempite dal lago di Doberdo' e dal lago
di Pietrarossa, che costituiscono uno dei pochi esempi di lago-stagno carsico in Europa, separate da una dorsale
calcarea con numerosi fenomeni carsici epigei visibili. Nei periodi di magra degli affluenti il livello delle acque
cala molto e la superficie libera, non occupata dal canneto, si limita a canali e a pozze. La biodiversità sia
animale sia vegetale è molto accentuata per la coopresenza di diversi ambienti naturali quali landa e boscaglia
carsica e associazioni acquatiche
Lago di Cornino
La Riserva si trova all'estremo margine sudorientale delle Prealpi Carniche, con l'ampio alveo del Fiume
Tagliamento che la separa dalle Prealpi Giulie, dalle fasce collinari e dall'alta Pianura friulana. Occupa buona
parte dell'alveo del Tagliamento compreso tra l'abitato di Peonis e il ponte in prossimità di Cornino, per una
lunghezza complessiva di quasi sei chilometri. Include prati e coltivi limitrofi agli abitati e si estende verso ovest
interessando l'ampio anfiteatro roccioso sopra Somp Cornino, il lago e le ripide pareti e i coni detritici che, a
nord, separano il Tagliamento dai rilievi. Pur raggiungendo quote modeste, i dislivelli sono rilevanti e vanno dai
170 metri sul livello del mare del fiume agli oltre 700 metri dell'altopiano di Monte Prat.
http://www.riservacornino.it/
Monte Lanaro
La copertura forestale è particolarmente significativa alternando, alle estese superfici occupate a boscaglia
carsica, begli esempi di boschi a rovere e cerro mentre nella parte meridionale sono presenti aree a ceduo sotto
fustaia di pino nero.
Le doline profonde ospitano alcune specie di flora rara che nel sito hanno una delle poche segnalazioni
regionali.
Nell'area sono rilevate discrete popolazioni di gatto silvestre e riccio europeo, episodiche invece le presenze
dell'orso bruno e dello sciacallo.
Monte Orsario
Il sito è di natura carsica con rilievi di tipo collinare e doline e altri fenomeni carsici di superficie.
Aree estese sono occupate dalla boscaglia carsica a carpino nero e roverella, ma sono presenti anche boschi a
rovere e cerro. Le doline profonde ospitano alcune specie di flora rara che nel sito hanno una delle poche
segnalazioni regionali.
L'area si distingue per la presenza di discrete popolazione di gatto silvestre e riccio europeo, episodiche invece
le presenze dell'orso bruno e dello sciacallo.
Val Rosandra
La Riserva si trova nella parte sudorientale dalla provincia di Trieste. Include una bella valle fortemente incisa
dal torrente Rosandra, unico corso d'acqua visibile del Carso italiano e la cima più alta del Carso triestino, il
Monte Cocusso (670 m.).
E' attraversata da una faglia di contatto fra calcari e flysch che, unita alla variabilità dell'orografia e alla
ventosità, determinano una particolare ricchezza della flora del luogo che manifesta molti endemismi e la
presenza di specie certamente rare.
L'area è di straordinario interesse per anfibi, rettili e nelle zone boscose per l'avifauna.
Emilia-Romagna
Monte Prinzera
Una roccia scura tra le morbide colline della media valle del Taro è la sagoma del monte Prinzera, un
affioramento ofiolitico dal profilo originale nel paesaggio del medio Appennino parmense. Un rilievo di 736 metri
sul crinale che separa il Taro e lo Sporzana, dall'aspetto aspro e selvaggio. Oltre alle ofioliti, rocce magmatiche
provenienti da fondali di antichi oceani (età c. 200 m.a.), sono presenti diverse formazioni sedimentarie
alloctone, tra cui argille, flysch, marne e arenarie. La copertura vegetale é un mosaico molto diversificato di
boschi misti, cespuglieti, praterie, vegetazione delle zone umide.
Onferno
La zona é caratterizzata da un limitato lembo di evaporiti messiniane con fenomeni carsici e bosco relitto
circostante. La copertura vegetale é costituita da lembi di vegetazione forestale, da praterie secondarie molto
diversificate a seconda del substrato e da arbusteti di ricostituzione del manto forestale. L'area ospita specie
vegetali di particolare rarità per la Regione: Staphylea pinnata, Phyllitis scolopendrium, Polypodium australe,
ecc.. Il sistema carsico della Grotta di Orfento si presenta come uno dei più importanti siti regionali per gli
insetti troglobi.
Piacenziano
La riserva tutela nove stazioni di grande rilevanza stratigrafica e paleontologica distribuite in cinque diverse
vallate, dove rupi, pareti rocciose e calanchi interrompono il dolce paesaggio coltivato delle colline piacentine.
Negli affioramenti tra le valli dei torrenti Vezzeno e Ongina gli innumerevoli strati rocciosi hanno restituito
reperti fossili in ottimo stato e di grande varietà ed abbondanza.
Rupe di Campotrera
La Riserva tutela un importante affioramento ofiolitico che emerge sul versante settentrionale del rio Cerezzola,
un affluente dell'Enza, nei pressi del castello di Rossena e non lontano da Canossa. L'aspetto rupestre e
selvaggio, i rari minerali, le piante tipiche degli ambienti rupicoli e l'interessante avifauna che trova rifugio sulle
pareti del rilievo sono gli elementi di maggiore attrazione
Salse di Nirano
Le salse hanno origine da depositi di idrocarburi e acqua salata in comunicazione con la superficie del suolo;
nella sua risalita l'acqua salata stempera l'argilla e, raggiunta la superficie, mediante la sedimentazione di
fango intorno alla bocca lutivoma, si ha la formazione di caratteristici conetti di fango. La presenza di una
pianta caratteristica delle coste marine come Puccinellia borreri, nella zona dei conetti, è indice dell'esistenza di
vegetazione tipica dell'ambiente salino.
Sassoguidano
Stuata nella media valle del Panaro, nel comune modenese di Pavullo nel Frignano, una balza rocciosa emerge
dal bosco, allungandosi tra pareti precipiti su un vero e proprio altopiano. E' la riserva di Sassoguidano,
costituita da un contesto geologico dominato dalle "argille scagliose" sul quale emerge il bastione roccioso di
Sassoguidano-Sassomassiccio. E' inserita nel piano supramediterraneo delle foreste termofile caducifoglie con
una rara diversità biologica e habitat rupestri di notevole rilevanza morfologica.
Toscana
Aree protette della Provincia di Arezzo
Alpe della Luna
La Riserva si estende su un vasto comprensorio che, dallo spartiacque dell'Alpe della Luna, degrada sia
verso la Valtiberina, sia verso le Marche. La superficie complessiva è di 1540 ettari, mentre la sua
altitudine va da circa 520 a 1453 metri. Si tratta essenzialmente di un vasto territorio boscato (l'86%
della superficie è occupato infatti da boschi), con significative presenze, comunque, di ambienti non
forestali. Alle quote superiori predomina la faggeta, mentre più in basso si trovano boschi di cerro,
carpino nero, ecc. La singolarità dell'Alpe della Luna sta nell'elevato isolamento che ha permesso di
mantenere quest'area in uno stato ancora pressoché selvaggio; non vi sono grandi strade di
comunicazione, ma solo strade forestali e sentieri per l'escursionismo, e non sono presenti al suo interno
insediamenti abitativi significativi
Alta Valle del Tevere
La Riserva comprende la porzione sommitale toscana dell'alto bacino del Tevere; la sua superficie è pari a
470 ettari, mentre l'altitudine varia da circa 850 ai 1234 m della vetta di Monte Nero. L'area nel suo
complesso appare come una zona inaccessibile e di elevata naturalità nella quale la presenza umana è
molto ridotta. La Riserva è quasi interamente coperta da boschi (soprattutto faggete), sebbene siano
presenti anche alcuni ambienti rupicoli e di macereti nonché praterie e arbusteti, che contribuiscono a
elevare significativamente la biodiversità di questa zona protetta. Nelle foreste, a una elevata ricchezza
floristica si associa la presenza di alberi di grandi dimensioni, segno evidente dello scarso impatto
esercitato dall'uomo negli ultimi decenni.
Bosco di Montalto
La Riserva si sviluppa su una piccola superficie di appena 20 ettari, ma è costituita da un bosco molto
ricco di specie e con vecchi alberi. Su substrato di alberese il bosco è dominato da faggio, carpino nero
(particolarmente abbondante nelle aree meno fertili) e acero opalo, a cui si accompagnano frassino
maggiore, acero campestre, acero di monte, tiglio comune, farinaccio, maggiociondolo alpino, olmo
montano e acero riccio. Sulle argilliti di Sillano il piano arboreo è dominato da faggio, cerro, acero opalo e
carpino bianco, a cui si accompagnano frassino maggiore, carpino nero, acero campestre e tasso. Il bosco
presenta una struttura stratificata dovuta sia ad una notevole ricchezza floristica che ad una certa
disetaneità, in quanto deriva dall'invecchiamento di un ceduo fortemente matricinato con piante di più
turni.
Monti Rognosi
La Riserva si sviluppa per una superficie complessiva pari a 171 ettari, con un'altitudine che va da 350 a
700 metri, e interessa con il suo nucleo più meridionale i Monti Rognosi propriamente detti, mentre i tre
nuclei settentrionali comprendono i rilievi di Monte Murlo, Monte Petroso e del Poggio delle Calbane. Di
grande interesse il substrato geologico di tutte queste aree che è caratterizzato da rocce ignee
ultrabasiche, le ofioliti, formate in gran parte da gabbri, e marginalmente da diabasi e gabbri
serpentinizzati. L'interesse naturalistico di queste aree, in passato considerate improduttive e sterili,
risiede soprattutto nella vegetazione. Una lunga serie di studi e segnalazioni ha infatti definito la grande
importanza delle cenosi che vegetano su questi substrati, tanto da proporre l'inclusione di questi habitat
tra quelli prioritari secondo l' Unione Europea. L'area, nel recente passato, è stata interessata da massicci
interventi di rimboschimento, effettuati soprattutto con pini. Questi habitat artificiali occupano oggi,
infatti, quasi il 50% della superficie, mentre solo il 12% di questa è interessato dalla vegetazione naturale
tipica.
Ponte a Buriano e Penna
La Riserva si sviluppa per circa 7 km di lunghezza lungo il corso dell'Arno, dal ponte romanico di Ponte
Buriano fino alla centrale elettrica situata a valle della diga ENEL della Penna e comprende l'invaso
artificiale della diga e le zone terrestri limitrofe. Il paesaggio è caratterizzato principalmente dalle dolci
colline circostanti all'invaso, costituite da sedimenti fluvio-lacustri di età diversa, con presenza saltuaria di
balze e pareti verticali. Dalla cartiera di Ponte a Buriano fino a Rondine, l'Arno scorre incassato fra le
rocce, mentre da Rondine alla Penna il fiume si allarga a costituire l'invaso della Penna. Il paesaggio
vegetale è costituito da boschi di roverella, localizzati soprattutto nei versanti direttamente esposti verso
l'invaso, da una esigua fascia arborea ripariale, da arbusteti, colture agrarie (situate soprattutto lungo la
sponda sinistra dell'Arno) e da una vasta area palustre nella porzione orientale della Riserva.
Sasso di Simone
La Riserva si sviluppa per una superficie di 1604 ettari e abbraccia una fascia altitudinale che va da circa
940 a 1221 metri. L'aspetto più caratteristico dell'area è determinato dalla presenza dei due massicci
calcarei che la dominano, il Sasso di Simone e il Simoncello, caratterizzati, sulla loro sommità, da piccoli"altopiani" circondati da pareti rocciose o da versanti molto ripidi. In uno spazio relativamente ristretto
sono presenti ambienti molto diversificati, dagli habitat rupestri (pareti calcaree e macereti alla loro base)
ai calanchi, dai boschi ai pascoli, dai prati alle praterie arbustate e ai cespuglieti. I boschi sono costituiti
essenzialmente da cerro e carpino, un raro esempio di foresta mediterraneo-montana. La Riserva è stata
istituita per i valori floristico-vegetazionali e paesaggistici che la caratterizzano, ma ospita anche
presenze di rilevante interesse zoologico.
Valle dell'Inferno e Bandella
L'elemento caratterizzante è costituito dal vasto specchio d'acqua (3,4 milioni di metri cubi) del bacino
della diga dell'ENEL in prossimità di Levane. Dal Ponte del Romito fino alla diga ENEL, l'Arno ha eroso per
una profondità di diverse decine di metri i sedimenti lacustri di diversi periodi geologici e in alcuni tratti,
come in prossimità del Castellare, il fiume scorre in un letto incassato nella roccia. Il paesaggio vegetale è
costituito da vaste aree boscate (per lo più cerrete) localizzate nei versanti direttamente esposti verso
l'invaso e da modeste superfici occupate da arbusteti e colture agrarie. Lungo le sponde e nei numerosi"borri" sono presenti formazioni ripariali arboree a dominanza di salici e pioppi e formazioni ripariali
degradate con robinia. Nell'Ansa di Bandella si trovano interessanti formazioni palustri.
Riserve Naturali Senesi
Basso Merse
I confini della Riserva racchiudono l'ultima decina di chilometri del fiume Merse, allargandosi a
comprendere anche il tratto finale del torrente Farma e l'area circostante la confluenza del Merse con
l'Ombrone, a sud dei quali l'area protetta ricade in territorio grossetano. Il paesaggio è nel complesso
dolce, con modesti poggi non superiori ai 400 m di altezza e ampi tratti pianeggianti, spesso coltivati, alla
confluenza dei corsi d'acqua. Nell'entroterra senese la Riserva si estende su una parte della valle del
torrente Crevolone, un corso situato fra rilievi aspri e interamente boscati.
Cornate e Fosini
La Riserva è situata ad ovest del paese di Chiusdino, nella parte orientale delle Colline Metallifere, e
comprende uno dei pochi comprensori a carattere montano della Toscana meridionale, nei pressi del
quale il fiume Cecina ha le sue sorgenti. La vegetazione è caratterizzata dalla presenza di praterie e
garighe sulla sommità del rilievo calcareo delle Cornate, che lasciano il posto sui versanti a un bosco a
dominanza di carpino nero, mentre i restanti rilievi sono coperti dal bosco misto con cerro, roverella e
leccio. La Riserva presenta inoltre una combinazione di caratteristiche ambientali particolarmente
favorevoli ai rarissimi falco pellegrino e falco lanario, fra le emergenze faunistiche più importanti
dell'area.
Farma
Tutta la Val di Farma, e in particolar modo il tratto compreso nella Riserva, conserva aspetti naturalisti
unici per la provincia di Siena e tra i più interessanti dell'intera penisola italiana. La peculiare
conformazione della vallata è all'origine di un vistoso fenomeno di inversione termica, che è alla base
delle particolari condizioni microclimatiche che caratterizzano il fondovalle, colonizzato dal faggio,
dall'acero di monte e perfino dalla betulla, piante tipiche di altitudini maggiori. La fauna della Riserva
comprende specie particolari quali il tritone alpestre apuano, a cui si aggiungono la salamandrina dagli
occhiali e la rana italica, anfibi esclusivi della penisola italiana.
La Pietra
La Riserva Naturale La Pietra protegge un territorio quasi interamente boscato, compreso fra il torrente
Farma e l'ultimo tratto del torrente Farmulla. Il nome della Riserva si riferisce allo sperone roccioso di
grande valore paesaggistico che domina la Riserva, sede di rare specie botaniche; dalla sua cima (442
m.) si domina il sottostante corso del Farma e, in lontananza, il Monte Sassoforte e il Monte Alto che,
raccordandosi a ovest con i rilievi di Prata, chiudono il bacino del Farma separandolo dalla piana
grossetana.
Alto Merse
La Riserva, situata a sud-ovest della città di Siena, racchiude un lungo tratto del fiume Merse e
comprende anche il torrente Ricausa, una buona parte del torrente Rosia e l'ultimo tratto del torrente La
Gonna, tutti affluenti del Merse. La maggior parte dei rilievi, e precisamente quelli in cui affiorano le rocce
silicee appartenenti al Gruppo del Verrucano, è ricoperta da boschi di caducifoglie in cui prevale il cerro,
una querce che si adatta bene ai terreni silicei. Nella parte bassa dei versanti, in condizioni più fresche, è
ben rappresentata assieme al cerro anche la rovere. I castagneti costituiscono, dopo le cerrete, l'habitat
boschivo più diffuso della Riserva.
Bosco S. Agnese
La Riserva protegge un'estesa cipresseta, collocata tra le colline del Chianti senese, a metà strada tra
Castellina in Chianti e Poggibonsi. Il cipresso, importato in Toscana in tempi remoti, probabilmente dal
popolo etrusco, forma nella Riserva un vero e proprio bosco, la cui origine viene fatta risalire a una
decina di secoli fa. Particolari condizioni hanno fatto sì che questa cipresseta si sia naturalizzata,
rinnovandosi spontaneamente fino ai giorni nostri ed integrandosi perfettamente alla vegetazione
preesistente. Oltre all'indubbio valore paesaggistico offerto dal cipresso, simbolo di molti scenari toscani,
la cipresseta di S. Agnese è un vero e proprio monumento storico, utilizzata da tempi remoti per la
produzione di pregiato legname.
Castelvecchio
La Riserva Naturale Castelvecchio è situata in Val d'Elsa, pochi chilometri ad occidente di S. Gimignano,
una delle mete turistiche obbligate della provincia di Siena. L'area protetta tutela un vasto territorio
boscato, comprendente associazioni vegetazionali molto diverse tra loro, con macchia mediterranea nei
punti più caldi e boschi ricchi di faggi e tassi a poche centinaia di metri di distanza, in corrispondenza dei
due solchi vallivi. Le rovine di Castelvecchio, da cui si gode un bellissimo panorama sui dintorni, sono un
punto di riferimento per le escursioni nella Riserva e meritano senz'altro una visita.
Lago di Montepulciano
La Riserva è situata pochi chilometri ad est di Montepulciano, nella parte meridionale della Val di Chiana,
a ridosso del confine con l'Umbria, ed oltre all'intero specchio d'acqua comprende parte del Canale
Maestro della Chiana e alcuni terreni agricoli adiacenti. Il lago di Montepulciano è un residuo della vasta
palude che ha occupato gran parte della Val di Chiana fino all'epoca medicea, e rappresenta oggi una
delle più importanti zone umide dell'Italia centrale. La Riserva rappresenta un importante punto di sosta
per l'avifauna che si sposta stagionalmente dai paesi africani all'Europa, oltre ad essere utilizzato da
numerose specie di uccelli per lo svernamento e per la nidificazione.
Lucciolabella
La Riserva, situata a sud-est della cittadina di Pienza, circoscrive un piccolo angolo del famoso paesaggio
delle Crete Senesi, che qui ha le sue ultime propaggini orientali. Il fiume Orcia, che nasce pochi chilometri
ad oriente, sul Monte Cetona, scorre ai piedi dell'area protetta formando un largo letto ciottoloso.
L'elemento saliente della Riserva Naturale è certamente costituito dal paesaggio dei calanchi e
soprattutto delle biancane, forme erosive caratteristiche del paesaggio delle Crete Senesi legate
principalmente alla pratica del pascolo, che ospitano importanti ed esclusivi aspetti vegetazionali e
ornitologici.
Pietraporciana
La Riserva Naturale di Pietraporciana occupa la sommità, il versante settentrionale e parte del pendio
meridionale dell'omonimo poggio (847 m.), facente parte del crinale che, tra Chianciano Terme e
Sarteano, separa la Val d'Orcia dalla Val di Chiana, raccordandosi più a sud con il Monte Cetona. Nella
Riserva cresce una inconsueta faggeta di bassa quota, che approfitta della frescura e dell'umidità
dominanti nella parte alta del versante settentrionale del Poggio di Pietraporciana, ombreggiato dalle rupi
calcaree che affiorano sulla vetta.
Pigelleto
L'area è dominata da Poggio Pampagliano (969 m.), che con Poggio La Roccaccia e Poggio Roccone, di
poco più bassi, forma una dorsale arcuata verso nord-est, che fa da spartiacque tra il bacino del fiume
Paglia e quello del fiume Fiora. La Riserva protegge un eterogeneo comprensorio boscato, ricco di specie
vegetali, tra le quali assume un particolare rilievo la presenza dell'abete bianco come specie spontanea. Il
bosco del Pigelleto è per buona parte un bosco ad alto fusto, erede del tipo di taglio che vi si praticava
durante il periodo di attività mineraria, che ha probabilmente contribuito a mantenere ottimale la
rinnovazione spontanea dell'abete bianco.
Acquerino Cantagallo
La Riserva si sviluppa in gran parte (1514 ha) nel territorio demaniale regionale, sia nel distretto tirrenico, valle
del Bisenzio, che in quello adriatico, valle delle Limentre. Il paesaggio della Riserva si caratterizza per la
presenza di estese foreste, formate soprattutto da dense faggete (la formazione vegetale più comune),
castagneti, rimboschimenti di conifere e boschi misti a dominanza di carpino nero e/o roverella. In questi
boschi spicca la presenza di un esemplare secolare di faggio di notevoli dimensioni detto "Faggione di
Luogomano", la cui chioma copre una superficie di circa 600 mq.
Berignone
Siamo in presenza di un territorio quasi interamente boscato che si estende nell'alta Val di Cecina nei territori
comunali di Volterra e, in parte, di Pomarance, su demanio agro-forestale regionale. L'area riveste una grande
importanza paesaggistica e naturalistica, per l'ottimo stato di conservazione, l'elevata naturalità, la notevole
biodiversità dei luoghi. L'area è solcata da due principali corsi d'acqua, i torrenti Sellate e Fosci, mentre il fiume
Cecina segna i confini meridionali.
Diaccia Botrona
Della riserva fanno parte sia la zona paludosa che il tombolo costiero e la pineta retrodunale. Consiste in un
vasto ambiente palustre, con una profondità media di 30-40 cm, che comunica indirettamente con il mare
tramite canalizzazione. Costituisce un lembo residuo di una zona umida salmastra di 120 km2, in parte formata
da acque aperte (lago di Prile), trasformatasi in palude con il progressivo chiudersi del tombolo che la separava
dal mare e successivamente bonificata con le colmate dei fiumi Bruna e Ombrone.
Lago di Santa Luce
Il lago di Santa Luce ha un'origine artificiale. Il lago subisce, da subito, una lenta trasformazione dovuta ad un
processo di colonizzazione spontanea da parte della vegetazione palustre e di numerose specie di fauna
acquatica e compaiono grandi macchie di canneto. Molti uccelli iniziano a fare tappa nel lo spostamento fra
l'Africa e l'Europa ed ogni anno queste presenze ornitologiche si fanno sempre più interessanti e numerose.
Lago di Sibolla
Situato nella bassa Val di Nievole, tra i paesi di Altopascio e Chiesina Uzzanese, il lago di Sibolla costituisce un
ambiente umido di elevato interesse naturalistico, per l'alto livello di naturalità e per le numerose emergenze
floristiche che lo caratterizzano. L'area protetta rappresenta un "gioiello" botanico, per le associazioni vegetali
presenti e le numerose rare specie di flora osservabili, alcune delle quali particolarmente localizzate in Italia e
in tutta l'Europa meridionale
Monte Labbro
La Riserva è situata sul versante settentrionale del M. Labbro (1.190 m), tra il torrente Zancona ad est e il
fosso Onazio a ovest; rappresenta il limite settentrionale dell'alta valle dell'Albegna, che inizia il suo corso
proprio dalle sorgenti poste sul monte. Il Monte Labbro è un complesso calcareo di grande suggestione
paesaggistica e di notevole importanza naturalistica. La natura geologica conferisce infatti a questi luoghi un
aspetto quasi alpestre, con affioramenti rocciosi e praterie sommitali pascolate, che dominano il paesaggio.
Montenero
Situata sulle colline plioceniche dell'alta Valdera, tra Volterra e S. Gimignano, la Riserva si estende sulle pendici
settentrionali del M. Nero (508 m.), modesto ma erto rilievo posto alle spalle del paese di Ulignano. La natura
geologica conferisce a questi luoghi una morfologia impervia, con forti pendenze, rocce affioranti e profonde
incisioni operate dal torrente Strolla. L'azione erosiva del torrente Strolla sulle rocce basaltiche ha creato, nella
parte alta, una profonda gola e alcune cascatelle, determinando nel complesso un paesaggio assai suggestivo.
L'area è in gran parte boscata.
Monte Penna
La Riserva comprende una zona montuosa di notevole valore paesaggistico, posta sul versante sudorientale del
Monte Amiata. Di interesse storico artistico sono i resti della Rocca Silvana. L'area è quasi totalmente boscata,
ad eccezione di alcuni coltivi e pascoli nella parte meridionale. Dal punto di vista geomorfologico l'area è
caratterizzata dall'affioramento di formazioni della serie ligure e da evidenti fenomeni carsici (doline,
depressioni a trincea e alcune grotte inserite nel catasto regionale) che interessano il Monte Civitella e il Poggio
della Vecchia, vicino al quale si trova una dolina con un inghiottitoio attivo.
Monterufoli - Caselli
Situata al centro delle Colline Metallifere, la Riserva include i due omonimi complessi forestali regionali, un Sito
di Importanza Comunitaria e un Sito di Importanza Regionale. Vaste foreste e macchie ad alta naturalità e
biodiversità, attraversate da una fitta rete di torrenti quali lo Sterza ed il Trossa, determinano una delle zone
wilderness più importanti della Toscana. Habitats molto differenziati ospitano elementi floristici e faunistici dalle
più disparate esigenze ecologiche anche se l'elemento caratterizzante sono gli estesi affioramenti ofiolitici con
la tipica flora endemica e interessanti mineralizzazioni.
Padule Orti-Bottagone
La Riserva Padule Orti Bottagone è localizzata nella fascia settentrionale del golfo di Follonica, a pochi
chilometri da Piombino. Situata nella cassa di colmata del fiume Cornia, in prossimità della centrale ENEL di
Torre del Sale, l'area protetta rappresenta una preziosa testimonianza delle passate estese paludi della bassa
val di Cornia, scomparse a seguito dell'ultima bonifica per colmata d'inizio secolo e della realizzazione degli
insediamenti industriali del secondo dopoguerra.
Padule di Fucecchio
Il Padule è un bacino di forma pressappoco triangolare situato nella Valdinievole, a sud dell'Appennino
Pistoiese, fra il Montalbano e le Colline delle Cerbaie. Nella Riserva viene praticata una gestione attiva che
comprende il controllo della vegetazione infestante, il recupero ambientale degli specchi d'acqua libera ed opere
di manutenzione tese ad incrementarne le opportunità di fruizione.
Pescinello
Situata immediatamente a monte di Roccalbegna, la Riserva tutela le pendici meridionali del complesso
calcareo del M. Labbro; le pendici settentrionali del monte sono invece in parte comprese nella vicina Riserva
Naturale Provinciale "Monte Labbro". Caratterizzata da un ambiente aspro e di buona naturalità, l'area presenta
una elevata biodiversità, dovuta alla compresenza di boschi, arbusteti, rupi calcaree, forre, sorgenti e pozze.
Sono presenti esemplari arborei di rilievo monumentale.
Poggio all'Olmo
La Riserva è situata nell'alto corso del torrente Ribusieri, affluente del fiume Orcia, e si estende attorno ai rilievi
di Poggio all'Olmo (1.018 m), Poggio Materaio (939 m) e Poggio la Torretta (854 m), immediatamente a sud
dell'abitato di Monticello Amiata. L'area si contraddistingue per la presenza di castagneti da frutto in ottimo
stato di conservazione, all'interno dei quali si segnalano numerosi alberi secolari. Lo stato di conservazione del
patrimonio forestale locale è testimoniato anche dalla presenza di un esemplare di pero di rilievo monumentale.
Rocconi
La Riserva si situa nell'alto corso del fiume Albegna, immediatamente a valle del paese di Roccalbegna.
L'ambiente è aspro e selvaggio, caratterizzato dalle profonde gole scavate nella roccia calcarea dal torrente
Rigo e dal fiume Albegna e dall'estensione della copertura boschiva. La millenaria azione erosiva dei due corsi
d'acqua ha portato alla formazione di spettacolari pareti rocciose, su cui si inerpicano lecci anche secolari.
Lazio
Antichissime Città di Fregellae e Fabriateria Nova e Lago di San Giovanni Incarico
Situata nella Valle del Liri, nel tratto in cui questa si allarga tra il Massiccio del Monte Cairo a nord e quello degli
Ausoni-Aurunci a sud, la Riserva si estende nel territorio dei Comuni di S. Giovanni Incarico, Arce, Ceprano e
Falvaterra. Lazio meridionale.
Aree Protette della Provincia di Roma
La Provincia di Roma gestisce direttamente diverse aree protette: il Monumento Naturale Palude di Torre Flavia,
la Riserva Naturale Monte Soratte, la Riserva Naturale Nomentum, la Riserva Naturale Macchia di Gattaceca e
Macchia del Barco e la Riserva Naturale Monte Catillo.
http://www.provincia.rm.it/ServizioAmbiente/Area.asp?menu=aree
Monte Catillo
Situata su un'altura alle spalle dell'abitato di Tivoli, prossima al massiccio dei Monti Lucretili di cui
costituisce quasi una propaggine meridionale, la Riserva del Monte Catillo si estende interamente nel
Comune di Tivoli, dominando il corso dell'Aniene lì dove l'Agro Romano lascia il campo alle prime
propaggini montuose che andranno poi a culminare nei citati Lucretili, nei Prenestini, e più oltre nei Monti
Simbruini. Lazio centrale.
http://www.provincia.rm.it/ServizioAmbiente/Area.asp?menu=aree
Monte Soratte
Tra le dolci e verdi colline della Tuscia Romana, si erge d'improvviso un'unica montagna solitaria e
singolare: il Monte Soratte. Luogo affascinante e misterioso che da sempre ha stimolato la fantasia e la
spiritualità grazie ai Meri, gigantesche voragini carsiche che si aprono a cielo aperto nella roccia. Queste
spaventose fenditure, che compaiono d'improvviso in mezzo ad un bosco popolato da una flora ed una
fauna ricche di specie, sono a lungo state credute la porta per il regno degli Inferi.
http://www.provincia.rm.it/ServizioAmbiente/Area.asp?menu=aree
Montagne della Duchessa
Estremo lembo occidentale, in territorio laziale, della catena del Monte Velino, in Comune di Borgorose,
Provincia di Rieti. Lazio centro orientale. Le Riserva naturale delle Montagne della Duchessa (EUAP0267),
ha una superficie di oltre 3.540 ha ed è parte del complesso delle aree naturali del Lazio. La Riserva segna il
confine orientale della provincia di Rieti (Corvaro) con quella abruzzese di L'Aquila ed è stata istituita con
legge regionale 7 Giugno 1990 N. 70. I monti della Duchessa sono costituiti da due grandi unità
morfologiche: i rilievi montuosi e collinari formati da liotipi calcarei ed arenacei di età Meso-Cenozoica e la
depressione di Corvaro, sede di depositi continentali dal pliocene medio superiore all' attuale. Le
caratteristiche climatiche sono di tipo continentale, con piovosità intensa in autunno e relativa siccità in
estate. Qualche modifica è stata apportata con la costruzione del Lago del Salto.
http://www.riservadelladuchessa.it/
Monte Navegna e Monte Cervia
La Riserva Naturale, ampliata nel 1997, tutela un vasto comprensorio della Catena dei Monti Carseolani, tra i
bacini dei Fiumi Salto e Turano. La Riserva è divisa in due zone distinte. La più vasta comprende i rilievi di
Monte Navegna e Monte Filone, che il Fosso dell'Obido separa dal Monte Cervia a sua volta separato dal vicino
Monte S.Giovanni dal Fosso di Riancoli.
L'altra zona è costituita dai rilievi che circondano il paese di Nespolo, e che costituiscono il confine con il vicino
territorio abruzzese di Carsoli. La Riserva Naturale Monti Navegna e Cervia, è stata istituita con L.R. 9.09.1988
n. 56 ed ampliata nel 1997 con L.R. 3.10.1997 n. 29. E' situata nella provincia di Rieti, tutela un vasto
comprensorio della Catena dei Monti Carseolani, tra i bacini artificiali dei fiumi Salto e Turano. Ha una superficie
di 3599 ha in cui ricadono i territori di nove comuni: Rocca Sinibalda, Castel di Tora, Ascrea, Collato Sabino,
Collegiove, Marcetelli, Nespolo, Paganico, VarcoSabino.
E' amministrata dall'Ente Regionale Riserva Monti Navegna e Cervia con sede a Varco Sabino. La Riserva è
costituita a Nord dai rilievi di Monte Navegna (1.508 m) e Monte Filone (1.329 m), ed a Sud, separata dal
Fosso dell'Obido, dai rilievi del Monte Cervia (1.436 m), un'estesa dorsale montuosa che viene interrotta dalle
profonde gole del Fosso di Riancoli. A meridione di questa valle si erge il colle di Monte S. Giovanni. Un'ulteriore
area è costituita dai rilievi che circondano il paese di Nespolo, che costituiscono il confine con il vicino territorio
abruzzese di Carsoli. Boschi e laghi, gole e torrenti... è uno scenario suggestivo quello che si apre agli occhi del
visitatore conquistato dalla bellezza e dalla natura dell'area protetta.
Nei boschi regnano maestosi i faggi circondati da aceri, più in basso castagni e querce secolari. Il sottobosco è
un tripudio di colori per il germogliare di stupende fioriture di orchidee, violette, narcisi e anemoni. Ma è la
fauna a definire il valore ambientale di tutta l'area: l'elusiva presenza del lupo e del gatto selvatico è sovrastata
dall'aquila reale e dallo sparviero, nei fontanili si ritrovano la salamandrina dagli occhiali e l'ululone dal ventre
giallo. In questa natura lussureggiante sono immersi reperti archeologici ed antichi insediamenti umani. Un
passato che è lì per ricordarci l'antico rapporto tra l'uomo e la natura. Un rapporto che qui continua a vivere in
tutta la sua autenticità.
http://www.parchilazio.it/parchi/pagineAree.do?method=area&idArea=22&tipoPagina=01
Monte Rufeno
La Riserva Naturale Monte Rufeno, istituita nel 1983, fa parte del sistema delle aree protette del Lazio e si
estende per 2892 ettari nel territorio del Comune di Acquapendente al confine con l'Umbria e Toscana.
Protegge estesi boschi, in un paesaggio collinare attraversato dal fiume Paglia. Predominano querceti misti,
oltre a macchia mediterranea e rimboschimenti a conifere e ospita flora e fauna molto ricca con la presenza i
specie rare.
Selva del Lamone
E' situata in provincia di Viterbo, nel Comune di Farnese, nel cuore della maremma laziale lungo il confine con
la Toscana, tra le propaggini settentrionali dei Monti Vulsini e quelle meridionali del complesso del Monte
Amiata. Lazio settentrionale.
Oltre duemila ettari su un tavolato di lave del vulcano Vulsinio di circa 50.000 anni fa. Boschi a volte
impenetrabili, di cerri e di latifoglie, querce e lecci, tra "murce" (piccole alture laviche su avvallamenti bui),
anfratti spinosi, inghiottitoi e crateri d'esplosione simili ad anfiteatri lavici.
Riserva naturale provinciale Monte Casoli di Bomarzo
La Riserva Naturale Monte Casoli di Bomarzo, istituita nel 1999 con la L.R. 30, si estende attualmente per 285
ettari (ne è previsto l'ampliamento ad oltre 700 ettari), compresi interamente nel comune di Bomarzo. Il
paesaggio dell'area protetta, fortemente influenzato dalle caratteristiche geologiche della zona, si presenta
come un'alternanza di aree boscate, pianori un tempo tenuti a pascolo, aree destinati a coltivazioni e valli più o
meno profonde. Ma oltre all'aspetto naturalistico l'intera zona riveste una notevole valenza dal punto di vista
storico-archeologico.
http://www.areeprotette.vt.it/
Abruzzo
Bosco di S. Antonio
La Riserva del Bosco di Sant'Antonio, istituita nel 1985, ha un estensione di 550 ettari, ricade nel territorio del
Comune di Pescocostanzo ed e' compresa oggi nel Parco Nazionale della Majella. Racchiudendo in se' oltre alla
bellezza degli alberi secolari numerose testimonianze storiche, rappresenta un vero monumento, costruito dalla
natura e conservato dall'uomo nei secoli. La riserva offre suggestivi paesaggi in ogni stagione dell'anno grazie
alle forme e ai colori che assumono gli antichi Faggi e i maestosi Aceri cui si affiancano il Pero selvatico, il
Tasso, il Cerro e il Ciliegio. Tra la flora ci sono specie protette come la Genziana maggiore, la Peonia, la
Stellina odorosa, l'Erba fragolina, l'Elleboro e la rarissima Epipactis purpurata, un orchidea conosciuta
solo qui ed in Emilia Romagna. Vario il patrimonio avifaunistico. Si puo' osservare il Rampichino, il Picchio
muratore, il Picchio verde, la Tordela, etc.
Tra i predatori lo Sparviero e la Poiana. Il Bosco di S. Antonio è sfiorato con tutta probabilita' dalla Via
Minucia romana che collegava Corfinio con Isernia, a pochi metri dalla strada asfaltata.
http://www.regione.abruzzo.it/turismo/parchi/riserve/regionali/bosco_s.antonio.htm
Calanchi di Atri
La Riserva istituita nel 1995 dove esisteva un'Oasi WWF, racchiude forme di erosione che qui assumono un
aspetto impressionante: i calanchi, noti anche come bolge o scrimoni sono prodotti dal ruscellamento dell'acqua su terreni argillosi e marnosi rimasti privi della copertura boschiva.
L'area protetta si estende per 380 ettari su un paesaggio collinare dai 100 ai 500 metri di quota, dal fondovalle
del torrente Piomba al Colle della Giustizia.
L'instabilità di questi ambienti non impedisce loro di ospitare un'interessante comunità animale e vegetale.
Ai terreni aridi e spesso fortemente salini dei calanchi si sono adattate piante come il cappero, il carciofo
selvatico, l'astro spillo d'oro, il gladiolo selvatico, la ginestra odorosa, la tamerice e la liquirizia.
Numerosi sono i rapaci diurni e notturni favoriti dall'ambiente aperto: gheppio, poiana, albanella barbagianni,
civetta, allocco, gufo, assiolo ma anche i meno comuni falco cuculo e falco pecchiaiolo. Sono presenti starna,
piccione selvatico e colombaccio insieme a numerosi passeriformi. I mammiferi sono quelli tipici che vivono
presso scarpate sabbiose e argillose, nelle quali scavano le tane: tasso, volpe, lepre e l'istrice, simbolo dell'area
protetta. Presenti anche il riccio e mustelidi come donnola e faina. Nei ristagni d'acqua crescono salici, pioppi,
canna di palude e equiseto: qui vivono rettili come la biscia d'acqua e anfibi come il rospo comune e il rospo
smeraldino. Sui fiori e sul terreno inumidito si osservano varie farfalle, da alcune specie di Melanargia alla
vanessa del cardo, al macaone.
http://www.riserveabruzzo.it/Calanchi%20di%20Atri/area_calanchi.php
Castel Cerreto
Istituita nel 1991, la riserva di 6,25 ettari e' situata nel comune di Penna S. Andrea in provincia di Teramo. In
essa sono stati realizzati percorsi sentieristici con aree di sosta e pannelli descrittivi delle specie arboree. Alcuni
sentieri conducono nelle aree piu' importanti della cerreta: ad un cerro secolare o nella zona dello stagno. Nel
bosco della Riserva vegetano il Cerro, il Carpino Nero, l'Acero campestre, il Maggiociondolo. La presenza degli
stagni favorisce la crescita del Salice bianco, del Salice da ceste, del Pioppo bianco e di specie erbacee come la
Tifa e la Cannuccia di palude. La fauna e' tipica dell'ambiente collinare. Tra gli uccelli nidificano il Codibugnolo,
la Cinciarella, il Picchio verde, il Picchio muratore. Tra i cespugli si possono osservare lo Scricciolo, il Lui piccolo,
l'Usignolo ed il Merlo. Tra i rapaci si segnalano: la Poiana, lo Sparviero, il Gheppio tra le specie diurne; l'Allocco,
l'Assiolo e la Civetta tra quelle notturne.
http://www.regione.abruzzo.it/turismo/parchi/riserve/regionali/castel_cerreto.htm
http://www.riserveabruzzo.it/Castel%20Cerreto/index.php
Gole del Salinello
Si estende su una superficie di 800 ettari posta nei comuni di Civitella del Tronto e Valle Castellana in provincia
di Teramo i quali, riuniti in associazione, ne hanno la gestione. Si tratta di una stretta gola, dove scorre il fiume
Salinello tra la Montagna di Campli e la Montagna dei Fiori, ricca di anfratti e grotte, la piu' nota delle quali e' la
Grotta di S. Michele Arcangelo. Il patrimonio naturalistico della Riserva e' consistente. Nelle foreste di Faggio si
trovano anche esemplari di Tasso; nelle zone termofile piante di Roverella, Nocciolo, Leccio e Orniello. Ricca la
fauna. Tra gli anfibi e' presente il Geotritone italiano. Gli uccelli prerdatori sono l'Aquila reale, lo Sparviero, il
Falco pellegrino e il Gheppio. Ad alte quote vive la Coturnice mentre nei boschi si trovano il Rampichino, la
Cincia nera, il Ciuffolotto, il Verdone e alcuni rapaci notturni come l'Allocco e il Gufo comune. Tra i mammiferi si
ricordano lo Scoiattolo, il Ghiro, il Tasso, la Donnola, la Faina e la Volpe.
http://www.regione.abruzzo.it/turismo/parchi/riserve/regionali/gole_salinello.htm
Gole di S. Venanzio
La Riserva nasce nel 1998 per proteggere un tratto del corso del fiume Aterno che, tra i monti Mentino e Urano,
ha scavato sei chilometri di gole.
Due pareti di rocce calcaree strapiombanti si fronteggiano: nelle loro cavità fanno il nido il falco lanario, il
pellegrino, il lodolaio e l'aquila reale.
Nelle acque dell'Aterno vivono la rara trota macrostigma, l'anguilla e la lampreda; numerose le specie di uccelli
acquatici fra cui rallidi come la folaga e la gallinella d'acqua, vari anatidi, il martin pescatore, il tuffetto e molti
altri. Sono presenti piante acquatiche semisommerse -cannuccia di palude, coltellaccio- o fluttuanti come il
sedano d'acqua e la brasca; sulle rive salici e pioppi si alternano agli ontani.
Interessante anche la flora delle rupi che comprende il fiordaliso giallo, la Trinia glauca, la campanula di
Cavolini. Sulle pareti riparate compaiono l'efedra, la dafne olivella e il bagolaro. In alto, dove la pendenza è
minore, si sono formati prati aridi con Stipa e Bromus.
Lungo i pendii più caldi prevale un bosco rado di roverella con terebinto e ginepro alternati a ginestra. Qui, fra
radure e bosco si trovano il capriolo e il cinghiale. Non rari anche mustelidi e piccoli vertebrati.
Di grande suggestione è l'eremo quattrocentesco di San Venanzio, costruito tra le due sponde e meta di
escursioni e pellegrinaggi. L'eremo segna anche il confine tra il paesaggio delle gole e quello della pianura
agricola ai bordi della quale affiorano numerose risorgive: fra queste si trovano sorgenti sulfuree. Interessante
anche l'antico acquedotto di Corfinio scavato per un tratto nella parete rocciosa.
http://www.riserveabruzzo.it/Gole%20di%20san%20Venanzio/area.php
Grotte di Pietrasecca
L'area protetta, che ricopre 110 ettari, si trova interamente nel comune di Carsoli, in un'ampia area carsica ed è la prima Riserva (nata nel 1992) a livello europeo costituita specificamente per la tutela di un sito di questo
tipo. Di grande fascino sono due cavità scavate dalle acque nelle rocce calcaree del Cretacico (impressionanti le
rudiste fossili!) : la Grotta Grande del Cervo, scoperta nel 1984, e quella dell'Ovito. La prima deve la sua
importanza al ritrovamento di ossa di cervo di notevole interesse paleontologico, ma anche di monete romane
del IV-V sec. d. C. La seconda è invece un inghiottitoio nel quale le acque che scorrono in superficie
scompaiono per tornare alla luce a 1300 metri di distanza nella cosiddetta risorgenza della Vena Cionca a
Pietrasecca. Le visite sono consigliate soprattutto in autunno e primavera, quando la portata della sorgente è
maggiore.
Nell'area protetta e sui rilievi circostanti crescono boschi misti con carpino, orniello, cerro e nocciolo sovrastati
da faggete che ricoprono i monti attorno fin quasi alla sommità. Nella Riserva fioriscono, tra le altre, l'Anemone
apennina, il Ranuncolino muschiato, la Saxifraga rotundifolia. Fra gli uccelli sono presenti picchio verde e
coturnice.
http://www.riserveabruzzo.it/Grotte%20di%20Pietrasecca/area.php
Lago di Penne
Si estende per 150 ettari nel territorio comunale di Penne, antica citta' vestina dove la storia e l'arte si
fondono con la natura circostante. Il lago di Penne si trova tra il Gran Sasso e la Majella. e' un lago artificiale
costruito nel restringimento della valle del Fiume Tavo ed e' uno dei pochi in Abruzzo ad offrire un ambiente
ideale ad ospitare uccelli acquatici. La riserva e' gestita da un comitato che comprende il comune di Penne, il
Consorzio della Bonifica Vestina ed il WWF Italia che ha delegato la gestione ordinaria alla cooperativa
Cogecstre. Tra le attrezzature della Riserva si ricordano un Centro di educazione ambientale nel quale si
organizzano campi studi per i ragazzi, un sentiero natura con capanni d'osservazione dell'avifauna, un
Centro per gli animali feriti, un laboratorio artigianale e un orto botanico. Nel Museo naturalistico, dotato
di tutte le strutture necessarie ad illustrare la natura e l'ambiente del lago, un grande diorama rappresenta la
campagna ed il Fiume Tavo negli anni '50 mentre due acquari ricostruiscono l'ambiente faunistico del fiume e
del lago. Il lago di Penne si trova nell'ambiente collinare dei querceti. La Roverella, il Carpino nero,
l'Orniello e l'Acero campestre sono i testimoni degli antichi boschi. Le sponde del fiume sono occupate dai
Salici, quelle del lago anche dai Pioppi. La vegetazione sommersa comprende le Alghe verdi, il Sedano
d'acqua ed il Crescione. Una fauna abbondante vive nel lago e nelle sue vicinanze. Le specie ittiche sono 11:
Anguilla, Trota di fiume e Trota iridea, Luccio persico, Carpa, Triotto, Cavedano, Tinca, Barbo e
Carassio. Delle 160 specie di uccelli, 41 sono stazionarie, 31 nidificanti ed 88 migratrici. Il Riccio, la Talpa, la
Volpe, il Tasso, la Donnola e la Faina occupano l'habitat intorno al lago. Simbolo della Riserva e' la
Nitticora, un airone che giunge in primavera in Italia e riparte alla fine dell'estate per svernare nell'Africa
equatoriale. E' in progetto un centro di riproduzione della Lontra.
http://www.regione.abruzzo.it/turismo/parchi/riserve/regionali/lago_di_penne.htm
http://www.riserveabruzzo.it/Lago%20di%20Penne/index.php
http://www.cogecstre.com/index1.htm?rnr_penne.htm#riserva
Lago di Serranella
Nato nel 1981 come bacino artificiale per l'irrigazione, il lago di Serranella è diventato ben presto un ambiente
umido di grande interesse e, dal 1990, è Riserva naturale.
L'area protetta si trova a monte di uno sbarramento lungo il basso corso del Sangro nel punto in cui questo
raccoglie le acque dell'Aventino e di affluenti minori, il Gogna e il Pianello.
Fra le specie ripariali domina la cannuccia di palude che, grazie ai fondali bassi, tende ad espandersi
notevolmente; sono poi presenti insieme alla tifa, alle carici, alla rara elleborina di palude, anche specie dalla
bellissima fioritura come l'iris gialla, la salcerella, la mestolaccia. Sulle sponde si incontrano macchie di salici,
pioppi e ontani e, lungo un tratto del torrente Gogna, è presente la farnia, una quercia poco comune in
Abruzzo.
L'avifauna comprende circa 70 specie fra nidificanti e di passo: numerosi anatidi fra cui il codone, simbolo della
Riserva, diverse specie di aironi, gru, spatole, fenicotteri, cormorani, rapaci come falco pescatore, falco di
palude e nibbio reale, numerosi limicoli. Tra acqua e terra vivono raganella, tritone crestato, tritone
appenninico e l'ululone dal ventre giallo. Fra i mammiferi legati all'ambiente acquatico troviamo la nutria
mentre, in rapporto col paesaggio collinare con coltivi e bosco dei dintorni, vi sono cinghiale, volpe, capriolo e
vari mustelidi.
http://www.riserveabruzzo.it/Lago%20di%20Serranella/area.php#
Maiella Orientale
Si estende, con notevole dislivello altitudinale (dai 650 ai 2700 m), su 1700 ettari del versante orientale della
Majella ricadenti nei comuni di Lama dei Peligni e Civitella Messer Raimondo in provincia di Chieti.
Istituita nel 1991, presenta ambienti diversi: dalla querceta alla faggeta, dagli arbusti ai pascoli d'alta quota.
Numerose le grotte dovute al fenomeno carsico, tra cui la Grotta del Bue e dell'Asino e la piu' nota Grotta del
Cavallone, che si apre a 1475 m di quota lungo i costoni della Valle di Taranta, tra le piu' note cavita' calcaree
dell'Italia Centrale. 'Nel silenzio della montagna dall'ampia bocca si discopriranno i pascoli verdi, i giochi nevati
e le nuvole erranti", cosi' la descrive D'Annunzio nella tragedia La Figlia di Iorio. Nelle varie "sale" aperte al
pubblico nel periodo estivo, si susseguono scenari di grande suggestione. Complesso e diversificato anche il
popolamento animale: si ricordano il Lupo appenninico ed il Camoscio tra i mammiferi; l'Aquila reale, la
Coturnice, il Falco pellegrino, il Lanario e l'Astore tra l'avifauna. Un discorso a parte merita il Camoscio
d'Abruzzo che, oltre ad essere il simbolo della Riserva, e' il protagonista di uno dei progetti di conservazione
piu' importanti effettuati in Italia. E' stata infatti realizzata, in collaborazione con il Centro Studi Ecologici
Appenninici del Parco Nazionale d'Abruzzo, un'area faunistica dove un piccolo branco di Camosci si riproduce
con successo. Numerose le testimonianze storiche che si possono osservare, come i ruderi di un villaggio
neolitico, dove sono stati rinvenuti i resti di un individuo, vissuto circa 8000 anni fa e noto come Uomo della
Majella. La Riserva gestita dal WWF e' dotata di Centro Visite, di un'Area Faunistica, di un Giardino Botanico e
di alcuni percorsi escursionistici.
http://www.regione.abruzzo.it/turismo/parchi/riserve/regionali/majella_orientale.htm
Monte Genzana e Alto Gizio
Istituita nel 1996, la Riserva ha un territorio di più di 3000 ettari compresi interamente nel comune di
Pettorano sul Gizio, in posizione di "cerniera" fra Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, Parco Nazionale
della Maiella e Riserva delle Gole del Sagittario. La suggestione del luogo sta anche nel rapporto armonioso tra
il bellissimo centro storico e il paesaggio montano che lo accoglie. Il territorio circostante è tra i più intatti della
regione e offre un ricco mosaico di ambienti: dalla fascia pedemontana in cui si leggono ancora i paesaggi
agrari tradizionali, alle incisioni boscose sui fianchi montani, al circo glaciale che si apre sul Monte Genzana
oltre i 2000 metri di quota. Le formazioni vegetali si susseguono con continuità verso l'alto, dal bosco misto alla
faggeta, alla fascia degli arbusteti contorti, alle praterie di alta quota.
Fra le particolarità botaniche si notano, oltre al bosso e al tasso, un buon numero di specie endemiche e relitte,
fra cui Euphorbia gasparrinii, Genista sagittalis, Festuca paniculata e Brassica gravinae. Gli animali presenti
comprendono non solo specie rappresentative della fauna d'Abruzzo come orso bruno, lupo, aquila reale, ma
anche 117 specie di farfalle. Da notare la sopravvivenza di specie agronomiche antiche come la solina, un tipo
di grano tenero, e varie specie di legumi strettamente legati alla pratica dell'agricoltura tradizionale.
Nell'abitato di Pettorano si notano, oltre a begli scorci e portali in pietra, il castello Cantelmo e il palazzo
ducale; a poca distanza dal centro si possono vedere la chiesetta rurale di Santa Margherita e l'adiacente sito
archeologico di età italica.
http://www.riserveabruzzo.it/Monte%20Genzana%20Alto%20Gizio/area.php
http://www.riservagenzana.it/
Monte Salviano
Istituita con Legge Regionale nel 1999, la Riserva naturale si estende per 722 ettari tra la Valle Roveto ed il
Parco Sirente-Velino: interamente compresa nel territorio di Avezzano, nasce per collegare con un parco
urbano tutte le parti della città abbandonate e da recuperare.
Nell'area protetta domina il bosco di pino nero -danneggiato da un incendio del 1993- ma sono presenti anche
castagni e specie spontanee che tendono a ricolonizzare le radure. Abbondante è la presenza della Salvia
officinalis, una varietà di salvia che cresce nei prati assolati. In questo ambiente vivono l'istrice, la lepre, la
volpe e mammiferi come lo scoiattolo meridionale, scelto a simbolo della Riserva, la donnola e altri mustelidi.
Fra i rapaci è presente la poiana e il grifone, recentemente reintrodotto dal Corpo Forestale nelle vicine aree
protette. Sui monti della Riserva si può incontrare anche la farfalla Sloperia proto, rara in Italia, forse
proveniente dall'est europeo.
http://www.riserveabruzzo.it/Monte%20Salviano/area.php
http://www.riservadelsalviano.it/
Punta Aderci
La Riserva naturale è nata nel 1998 per tutelare 285 ettari di litorale roccioso tra Vasto e la foce del Sinello. Il
paesaggio è piuttosto articolato con tratti pianeggianti tagliati da falesie in prossimità della linea di costa, pendii
che scendono al mare interrotti dal promontorio di punta Aderci, sistemi dunali -ormai rari in Abruzzo-, zone
umide come il "laghetto" di Motta Grossa e la piana alluvionale del Sinello. Lungo le spiagge sabbiose attorno a
Punta Penne e a Punta Aderci, sulla spiaggia Libertini e sulla rocciosa Motta Grossa crescono comunità di piante
resistenti al salmastro, al calore e al vento secondo una sequenza che, dalla battigia verso l'interno, vede
insediarsi prima piante pioniere -come il ravastrello- poi specie della duna mobile -come la gramigna delle
spiagge- e infine quelle della duna fissa fino alla comparsa delle piante arbustive e della macchia mediterranea.
Fra i cordoni dunali l'acqua, grazie anche alla presenza di argille, ristagna favorendo lo stabilirsi di fasce di
canneto. Le dune e l'ambiente fluviale si prestano bene all'osservazione naturalistica e al birdwatching. Qui
svernano e sostano molte specie di uccelli come aironi, svassi, sterne, cormorani, il falco di palude e il fratino
(simbolo della Riserva) . All'interno, verso i pianori coltivati, troviamo la cappellaccia, l'averla capirossa, il lui
piccolo e rapaci come l'albanella minore, il pecchiaiolo e il gheppio.
La fascia costiera di Vasto è stata sottoposta in passato ad una frequentazione estiva intensa e incontrollata;
l'area protetta si sta attrezzando per garantire un turismo -anche balneare- equilibrato. Ancora non tutelato è
invece il tratto di mare di fronte alla Riserva che pure presenta fondali ricchi e interessanti.
http://www.riserveabruzzo.it/Punta%20Aderci/area.php
Sorgenti del Pescara
Lago formato da sorgenti le cui acque sono di eccezzionale purezza. La vegetazione é ricca e varia: cannuccia
di palude, lenticchia d'acqua, tifa maggiore, carice di sponda e giglio d'acqua. Lungo le sponde vegetano salici e
pioppi. Sono inoltre presenti il ligustro, il terebinto, l'orniello e la roverella. L'ittiofauna annovera la trota fario;
tra gli anfibi: salamandra pezzata e tritone crestato. Varia é l'avifauna acquatica: gallinella d'acqua, folaga e
tuffetto.
http://www.riserveabruzzo.it/Sorgenti%20del%20Pescara/index.php
Valle del Foro
Istituita nel 1991 e molto interessante sotto il profilo vegetazionale e floristico, occupa 472 ettari della Valle del
Fiume Foro, nel comune di Pretoro in provincia di Chieti. La Riserva e' caratterizzata dalla presenza di
un'estesa faggeta che ospita anche alberi di Acero, Sorbo, Tiglio ed Olmo montano. In primavera il
sottobosco e' coperto da fioriture di Corydalis solida, Bucaneve, Scilla, Erba trinita' nonche' da numerose specie
di piante cosiddette inferiori come Felci, Muschi e Licheni.
La Cincia mora, la Cincia bigia, la Cinciallegra il Lui verde sono solo alcuni dei numerosi gli uccelli che trovano
rifugio e nutrimento nella faggeta. Interessante la presenza nelle radure del Picchio dalmatino o di Lilford,
rarissima specie che con la sua presenza conferma l'integrita' di queste formazioni forestali. Tra i rapaci
nidificano la Poiana, l'Astore e soprattutto il raro e grande Gufo reale. I mammiferi sono rappresentati dalla
Volpe, dalla Martora, dallo Scoiattolo e dal Capriolo.
http://www.regione.abruzzo.it/turismo/parchi/riserve/regionali/valle_del_foro.htm
Valle dell 'Orta
La riserva, nata nel 1989 e oggi compresa nel Parco Nazionale della Maiella, si estende su un'area di 378 ettari
dagli interessanti aspetti naturalistici e storico-archeologici sul territorio dei comuni di Bolognano, al quale e'
affidata la gestione, e San Valentino in Abruzzo Citeriore, entrambi in provincia di Pescara. Nella zona tutelata
si aprono numerose grotte, fra cui la Grotta dei Piccioni e la Grotta Scura, che hanno restituito tracce di antichi
insediamenti umani. Le tre specie arboree dominanti sono il Pino nero, il Pino d'Aleppo e il Cipresso, ma
l'esperto di botanica potra' ammirare rare entita' floristiche come la Coronilla valentina, la Campanula fragilis e
le numerose specie di orchidee. Anche la fauna e' molto ricca. Tra gli anfibi si segnalano l'Ululone dal ventre
giallo ed il Rospo smeraldino e tra i rettili il Colubro di Esculapio ed il Cervone. Numerosi gli uccelli. Tra questi il
Rondone maggiore e' stato scelto come simbolo della riserva. Degna di nota la presenza della Lontra nelle
acque del Fiume Orta. I periodi migliori per la visita sono la primavera e l'autunno.
http://www.regione.abruzzo.it/turismo/parchi/riserve/regionali/valle_del_foro.htm
Voltigno e Valle d'Angri
Tra i versanti aquilano e pescarese del Gran Sasso, e' stata istituita nel 1989 ed e' oggi compresa nel Parco
Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga. Tutela 5.172 ettari nei comuni di Brittoli, Civitella Casanova,
Carpineto della Nora, Farindola, Montebello di Bertona, Ofena, Villa Celiera e Villa Santa Lucia. Cuore della
Riserva sono l'altopiano del Voltigno e il Vallone d'Angri. Il periodo migliore per la visita va dalla primavera
all'autunno. Se nella fascia pedemontana si assiste ad una spontanea ricolonizzazione della vegetazione
termofila, nel Vallone d'Angri la varieta' di alberi ed arbusti e' ancora piu' ricca. Sono presenti numerosi aceri
che in autunno esplodono di colori. Nel Canalone di Fonno si trovano il Tiglio, il Tasso, il Frassino ed il
Carniolo. Nelle radure compaiono esemplari di Sorbo e Biancospino. Interessante il patrimonio floristico che
comprende la Genziana maggiore, L'Anemone dell'Appennino, il Narcissus poeticus e la Gymnadenia
conopsea, un'orchidea spontanea. Al patrimonio vegetale si aggiunge una ricca presenza faunistica. Da
segnalare: il Capriolo, il Lupo, la Faina, la Donnola e lo Scoiattolo. Numerosi i rapaci: l'Aquila reale, il
Falco pellegrino, la Poiana. La riserva, che si estende sul territorio di Brittoli, Carpineto della Nora, Civitella
Casanova, Farindola, Montebello di Bertona, Villa Celiera - in provincia di Pescara - e Villa S. Lucia e Ofena in
provincia di L'Aquila.
http://www.regione.abruzzo.it/turismo/parchi/riserve/regionali/voltigno_valle_d'angri.htm
Zompo lo Schioppo
I 1025 ettari dell'area protetta, istituita nel 1987 in Valle Roveto, si estendono dalle colline argillose a 600
metri slm. ai monti, modellati dai fenomeni carsici, che superano quota 2000. Alla grande varietà di microclimi
e ambienti fa riscontro una notevole ricchezza di associazioni di piante e animali. Grande attrazione esercita la
cascata dello Zompo che, insieme a numerose sorgenti, alimenta torrenti tributari del fiume Liri. Sulle rupi
umide crescono epatiche e pinguicole mentre, sulle pareti rocciose assolate, si abbarbica il leccio. Lungo le
falde montane cresce un bosco di carpino nero, nocciolo e orniello sostituiti in alto dal faggio. Nella faggeta si
trovano il tiglio, l'agrifoglio, il tasso e specie di sottobosco come aquilegia e giglio rosso. Sopra il limite del
bosco, oltre la fascia di arbusti a ginepro, vi sono praterie d'altitudine con rare orchidee e relitti glaciali come
Dryas octopetala e Silene acaulis.
In queste montagne sono presenti i grandi carnivori dell'Appennino, l'orso e il lupo, e ungulati come il capriolo.
Numerose anche le specie di uccelli, quelli delle praterie come la coturnice, quelli rupicoli come il picchio
muraiolo e il fringuello alpino, quelli del bosco come il raro picchio dorsobianco e altri legati all'ambiente
acquatico come il merlo acquaiolo e la ballerina gialla. Nelle acque, la cui purezza è dimostrata dalla presenza
di esigentissimi macroinvertebrati, vive la trota fario. Le sponde dei torrenti sono frequentate dalla biscia dal
collare e dalla rana italica.
http://www.riserveabruzzo.it/Zompo%20Lo%20Schiopo/area.php
Campania
Monti Eremita - Marzano
Si estende per circa 3.680 ettari che comprendono una delle aree piu selvagge e spopolate della Campania.
Situata interamente in provincia di Salerno, ai confini con la Basilicata, é costituita da alcuni massicci montuosi
privi di centri abitati, interamente ricoperti dai boschi, per lo più di faggio, con presenza anche di esemplari
ultracentenari. Lupo, martora, tasso, corvo imperiale sono solo alcune delle emergenze naturalistiche di un
territorio che ha ancora molto da svelare nel campo della esplorazione naturalistica.
http://www.netlab.it/wwf.na/agenda%20e%20parchi/montimar.htm
Basilicata
Abetina di Laurenzana
In Basilicata, Comune di Laurenzana (PZ). Da Potenza, sulla s.p. Corleto-Perticara, superato il centro abitato di
Laurenzana, si incontra un bivio: seguire la strada per Viggiano, lungo la quale si trova l'ingresso dell'Oasi. E' un
ambiente molto peculiare, in quanto si tratta di un bosco di abete bianco collocato nelle fasce vegetazionali
solitamente occupate da faggio e cerro. L'abetina di Laurenzana è considerata, dal punto di vista botanico un
Aquifolium-Fagetum ed è quindi una cenosi con caratteri unici e diversi da quelli presenti delle abetine più
settentrionali. La Riserva Naturale "Abetina di Laurenzana" è ubicata all'interno dei boschi appartenenti al
Comune di Laurenzana. Essi si estendono a sud del paese lungo il confine con i Comuni di Corleto Perticara,
Viggiano e Calvello, ad una quota compresa fra 840 e 1395 m.s.l.m. Il complesso boschivo comprende il
versante orientale delle pendici di Monte Tre Confini (1395 mt.) , Serra del Cerrito (1294 mt.), Serra Alata
(1303 mt.) e Monte Malomo (1318 mt.). Si tratta di un gruppo di rilievi poco pronunciati compresi in parte nel
bacino del fiume Basento e in parte in quello del fiume Agri. L'esposizione è molto variabile con prevalenza del
quadrante nord. La pendenza media è compresa tra i valori del 25-35% fatta eccezione per qualche piccola
zona più ripida lungo i valloni. I boschi di proprietà del Comune di Laurenzana sono rappresentati
principalmente da fustaie a prevalenza di cerro (Quercus Cerris L.) con notevole presenza di faggio (Fagus
Selvatica L.) e, in misura minore, di abete bianco (Abies Alba Miller). La particolarità di questo sistema
boschivo deriva appunto, dalla presenza contemporanea di tre diverse componenti vegetazionali e dalla
diffusione, ad una quota inferiore a quella ordinaria, dell'abete. Nella continuità della copertura forestale, la
diversa combinazione di queste tre essenze origina diverse fasce boschive che, risalendo dalle quote più basse
verso quelle più elevate, possono essere suddivise in:
* Bosco di cerro con faggio sporadico;
* Bosco misto di
cerro e abete con faggio sporadico;
* Bosco di faggio con cerro e abete sporadici. Sono inoltre presenti in modo
saltuario esemplari di aceri (Acer opalus Auct., Acer campestre L.), carpini (Carpinus betulus L.), perastri (Pirus
commis L. var. plur.), sorbi (Sorbus torminalis Crantz.).
Queste ultime alberature si trovano solitamente in
piccoli gruppi ubicati in particolari ambienti quali ad esempio compluvi umidi o zone marginali al bosco vicino ad
ex pascoli. Nei dintorni di Monte Malomo, nella esposizione più soleggiata (Sud, Sud-Est) è presente una zona
di circa 25 ettari dove alla fustaia di cerro esistente sono stati affiancati, nei primi anni 60, esemplari di
Duglasia, pini, cipressi e cedri al fine di colmare le radure esistenti. Per quanto riguarda la fauna, l'abetina
annovera fra i suoi frequentatori numerose specie di animali fra i quali vanno ricordati il lupo, la volpe, il gatto
selvatico, il riccio europeo, la lepre comune, il ghiro, la donnola, la puzzola, la martora, la faina, il tasso ed il
cinghiale. Interessante è anche la presenza di numerose specie di uccelli fra i quali ricordiamo il nibbio reale, lo
sparviero, la poiana, l'albanella minore, il gheppio, il falco pellegrino e l'upupa oltre a specie notturne come
l'assiolo, il gufo comune, la civetta, l'allocco, il barbagianni nonché il gufo reale che, con il picchio nero,
rappresenta la presenza più importante, anche se rara. L'aspetto più importante è dato dalla presenza
dell'Abete Bianco. Infatti in questa zona si rinnova naturalmente nelle chiarie formate da schianti naturali del
Cerro. Anche se l'Abetina ha subito in passato interventi antropici a favore della cerreta, occorrerà intervenire
dal punto di vista selvicolturale per favorire la rinnovazione dell'Abete.
http://www.perleditalia.it/natura/basilicata.htm#3
http://www.provincia.potenza.it/inside.asp?id=27#2
Bosco Pantano di Policoro
In Basilicata Comune di Policoro(MT). S.s. 106 Ionica, incrocio per l'idrovora di Policoro, direzione bosco
Pantano Sottano. Stazione ferroviaria di Tursi-Policoro. Estensione: 21 ettari. Gestione: A cura del WWF Italia
( Sezione regionale della Basilicata). Ambiente: Il bosco igrofilo di Policoro, esteso per circa 680 ettari nei
Pantani Soprano e Sottano, al cui interno è compresa l'area del WWF, è il relitto di una ben più vasta foresta
planiziaria. Un habitat posto ai confini tra il fiume Sinni e il mare, che consente di osservare dalla spiaggia
verso l'interno del bosco i diversi passaggi delle associazioni vegetative, dalla vegetazione delle sabbie alla
macchia mediterranea a quella del bosco igrofilo. La varietà del bosco è data anche da aree palustri stabilmente
impaludate con depressioni dove fiorisce l'Iris di palude e da alcune pozze retrodunali.
http://www.perleditalia.it/natura/basilicata.htm#4
Lago Laudemio
La Regione Basilicata in attuazione della Legge N° 42/80 ha istituito, con decreto del Presidente della Giunta
Regionale n° 426 del 19/04/1985, la Riserva naturale del Lago Laudemio. Con tale atto ha individuato la zona
da sottoporre a regime protezionistico ambientale avente una superficie di 25 ettari. Essa è in gran parte
recintata con palizzate in legno discontinue che lasciano grandi spazi di passaggio ed inoltre risulta anche ben
fornita di strutture legnose per la cartellonistica. La sua delimitazione è segnalata solamente da una serie di
piccoli cartelli verdi, apposti sui fusti degli alberi, dove è riportata la dicitura "RISERVA NATURALE" e gli estremi
della L.R. 42/80. Nel quaternario le valli del gruppo montuoso Sirino-Papa erano occupate da una serie di
ghiacciai. In una di queste era collocato il ghiacciaio maggiore che "scendeva dalle alte cime del Monte Papa e
si innescava nella maestosa valle del Lago Remmo estendendosi per circa Km 4 a Nord fino alla valle
Petinapiana". Proprio in questa conca, di origine morenica, è situato il Lago Laudemio (Remmo) a mt. 1525. Il
lago, di origine glaciale, si estende dietro la spalla dell'Imperatrice, circondato da un boschetto di fitti ed alti
faggi e di Ontani (Alnus cordata). Nella parte più alta il bosco si dirada in cespugli a causa della forte pendenza
e dei venti che nella zona soffiano impetuosi. Nel vallone adiacente del Cacciatore si trova il più piccolo Lago
Zapano (1380), testimonianza dell'antica esistenza di ghiacciai, oggi ridotto a poco più di uno stagno anche a
causa dei detriti. Entrambi i due laghetti Laudemio e Zapano, sono alimentati dalle acque che scendono dai
versanti del Sirino-Papa, e la loro superficie si presenta ricoperta di erbe, foglie palustri e di alghe. Il Lago
Laudemio, per il particolare interesse ambientale e naturalistico scaturito dalla sua origine glaciale e dalla
presenza di caratteristiche associazioni floristiche e faunistiche è stata individuata come area protetta regionale
nel 1985. Sono presenti, per la flora: il Faggio, endemismi come la "Vicia Sirinicae" e l' "Astragalus Sirinicus", l'"Astragalus serpervireus"; per la fauna: la Trota e la Salamandra. Caratteristica nella zona la presenza del lupo,
attestata nel passato dai premi istituiti per l'uccisione dello stesso. La zona del Sirino-Papa e del Lagonegrese è
geologicamemente e archeologicamente una delle più antiche. Infatti è qui che si sono attestati i primi
insediamenti umani in Basilicata e la presenza di numerosi fossili e di animali antichissimi quali lucertole
gigantesche, rettili oceanici, Mammouth , il rinoceronte l'orso, la iena. La Riserva Naturale del Lago Laudemio è
ubicata all'interno del territorio appartenente al Comune di Lagonegro, appartiene a quella parte invidiabile del
territorio lucano della catena montuosa del Pollino e del Sirino. L'area che delimita lo specchio d'acqua del lagoè composta da una fitta faggeta che circonda per due terzi il lago la quale, unita alla corona di monti che la
circonda, conferisce allo specchio d'acqua una particolare bellezza ed offre al visitatore uno scenario
paesaggistico estremamente suggestivo. La presenza della vicina stazione sciistica e delle sue attrezzature
ricettive favoriscono l'afflusso di visitatori.
http://www.provincia.potenza.it/inside.asp?id=27#2
Lago Pantano di Pignola
L'area protetta del Lago di Pignola è situata in agro di Pignola, a pochi chilometri da Potenza, verso l'area
industriale di Tito. L'Oasi è raggiungibile dalla città Capoluogo e dalla S.S 407 Basentana attraverso la strada
comunale del Fosso del Lago, che costeggia sul lato Est. L'intera area è delimitata da strade comunali. L'area
protette del Pantano di Pignola si estende per 155 Ha, in una conca pianeggiante e paludosa dell'alto bacino del
fiume Basento, circondata da cime montuose quali Rifreddo Monte Pierfaraone (mt. 1774) e Monte Volturino
(mt. 1836). Il Lago nasce da uno sbarramento artificiale in un'area, che già prima della bonifica, presentava le
caratteristiche di zona umida e paludosa. L'Oasi è molto ricca di vegetazione sommersa, mentre lungo le
sponde predomina il canneto al quale si alternano le tife ed i giuncheti. La vegetazione arborea ripariale è
formata da salici bianchi e frassini, Ontano Napoletano e Pioppo. Nella aree più asciutte vi sono boschetti di
Roverella, Farnetto e biancospino. L'avifauna è composta, oltre che dal tuffetto, simbolo dell'Oasi, da Aironi
cenerini, Pignattaio, gallinelle d'acqua, garzette, fischioni e molte specie di anatre. Soprattutto nei periodi
primevarili, numerose sono le specie migratorie presenti. Nell'Oasi vivono diversi mammiferi ed insettivori,
come il riccio ed il toporagno e carnivori come la donnola e la volpe.
http://www.provincia.potenza.it/inside.asp?id=27#2
Lago Piccolo di Monticchio
L'area protetta regionale del Lago Piccolo di Monticchio è situata nella zona di caldera del Monte Vulture e si
estende per circa 187 ha nei territori della Provincia appartenenti ai Comuni di Atella e Rionero. Il Monte
Vulture è situato nel settore nord occidentale della Regione Basilicata e ricade nel foglio 187 (Melfi) Tavoletta
IV NE della Carta d'Italia. Il Vulture si eleva oltre i 1300 m s.l.m con le sue cime dominanti sulle vaste e fertili
campagne della piana dell'Ofanto e del Bradano. Si tratta di un antico edificio vulcanico spento da tempi
preistorici unico esempio per l'Appennino meridionale di cono vulcanico plio-pleistocenico le cui caldere sono
attualmente occupate da laghi. Nell'intorno del Vulture le coperture vulcaniche occupano una vasta estensione.
Il più ampio cratere del vulcano è il bacino ove attualmente sono i due laghi, anche se è possibile riconoscere
altri crateri minori (Fosso di Faraone, Costa di Melaina e collina di Melfi). Il Vulture è costituito da lave
vulcaniche dove è possibile raccogliere una serie di minerali con proprietà magnetopolari. Copiose sorgenti di
acque minerali per lo più ferruginose scaturiscono dal monte. I versanti sono ricoperti da querceti, castagneti e
faggeti. Particolarissime condizioni microclimatiche fanno verificare una inversione nella stratificazione
vegetazionale altimetrica tra querce poste in alto e faggi in basso. La presenza di significativi nuclei di frassino
meridionale consente la sopravvivenza ed il completamento del ciclo biologico della farfalla acanthobramaea
europea che rappresenta un carattere di eccezionalità della fitocenosi di quest'area. L'ambiente lacustre è
caratterizzato da una tipica vegetazione igrofila. La profondità massima dei due laghi è di circa 45 m. e sono
separati da un istmo. La fauna ittica è data da anguille, tinche, carpe, persico ed alborella. L'emissario dei due
laghi confluisce nel fiume Ofanto. La fauna del luogo un tempo abbondante, era costituita da cinghiali, daini,
volpi, lepri, e varie specie di uccelli, è attualmente quasi sparita a causa delle vaste dissodazioni e tagli di
boschi. Addossata alla rupe vulcanica colonizzata da lecci è stata edificata, intorno ad una delle grotte abitate
da monaci eremiti Basiliani, l'Abbazia di S. Michele risalente al X secolo. Questa passò prima ai benedettini,
quindi nel 1608 ai Cappuccini ed infine, nel 1782, all'Ordine Militare Costantiniano. Vi sono conservati affreschi
risalenti all'XI secolo nell'edicola dell' Angelo. Sull'istmo che unisce i due laghi, si possono osservare i ruderi
della Badia Benedettina di Snat'Ippolito edificata nel VI secolo.
http://www.provincia.potenza.it/inside.asp?id=27#2
http://it.wikipedia.org/wiki/Riserva_regionale_Lago_piccolo_di_Monticchio
http://www.parcoeudria.it/laghi.html
Sicilia
Bagni di Cefalà Diana e Chiarastella
Bosco della Favara e Bosco Granza
I boschi della riserva sono dominati dalle sughere che si associano a roverelle, ornielli e lecci. La vegetazione
arbustiva del sottobosco è ricchissima e rispecchia quella delle specie tipicamente diffuse nel bosco siciliano,
come il prugnolo, il biancospino, il melo selvatico, l'asparago spinoso, il pungitopo, il pero mandorlino o
cespugli dalle ricchissime fioriture dorate di citiso trifloro, una pianta simile alla ginestra. I prati nel sottobosco,
si tingono di colori, in esso troviamo il ciclamino primaverile, che fiorisce a tappeto, lo zafferanetto ramoso.
Bosco di Alcamo
Complesso calcareo montuoso con vegetazione degradata ad Ampelodesma con lembi residui di macchia a
leccio. Fauna silvicola caratterizzata da fringillidi e micromammiferi.
Bosco di Malabotta
Il Bosco di Malabotta è il bosco per eccellenza. Eccezionale è il suo valore ecologico, non solo per l'integrità, ma
soprattutto per l'accentuata diversità ambientale, in relazione all'estensione in altitudine della riserva. Dal
punto di vista geomorfologico, nella parte centro-settentrionale dell'area, predominano i sedimenti argilloso-arenacei, i profili delle alture sono dolci e regolari; nella porzione meridionale, invece, la presenza di
conglomerati e di rocce calcaree spiega la presenza di dirupi come quelli di Pizzo Castelluzzo, Serra Castagna,
Pizzo Daniele e Pizzo Galera. Nella riserva troviamo, diversi habitat: il bosco, la prateria, gli ambienti umidi
torrentizi e quelli
Grotta di Santa Ninfa
La Riserva Naturale Integrale "Grotta di Santa Ninfa", affidata in gestione a Legambiente, è stata istituita nel
1996 per la protezione e la valorizzazione di un suggestivo ambiente carsico, di elevato interesse speleologico,
geomorfologico e naturalistico.
Isola di Stromboli e Strombolicchio
L'origine di Filicudi è comune a quella delle altre isole dell'arcipelago eoliano e si lega all'intensa attività
geotettonica del Mediterraneo nell'era Quaternaria, con stabilizzazione della catena appenninica avvenuta
nell'era Terziaria. La vegetazione è fondamentalmente arbustiva e tipicamente mediterranea, caratterizzata da
forti cespugli sempreverdi adattati ad un regime di scarsa piovosità e ai venti intensi. La fauna è povera come
in tutte le isole vulcaniche lontane dalla terraferma
Isola di Vulcano
La morfologia di quest'isola è complessa e tormentata e traspare da un'intelligente interpretazione del
paesaggio. La prima "emergenza" vulcanica si percepisce a distanza per le acri emanazioni sulfuree delle pozze
di fango termale. Immediatamente dopo domina la mole del Gran Cratere (detto anche Fossa di Vulcano), che
in verità non è poi così elevato (391 m s.l.m.), ma offre allo sguardo del visitatore una visione d'impatto "forte"
anche se sulle prime si ha la sensazione di essere di fronte ad un vulcano dormiente.
http://www.parks.it/riserva.vulcano/index.html
Lago di Pergusa
Le Montagne delle Felci e dei Porri
Isola vulcanica di Salina nell'arcipelago delle Eolie, con rilievi montuosi e vegetazione spontanea costituita
principalmente da macchia sempreverde. Presenza del ghiro. Ornitofauna caratterizzata dal falco della regina,
berte ed altri uccelli pelagaci.
Macalube di Aragona
La Riserva Naturale Integrale Macalube di Aragona si trova 4 Km a SO di Aragona e 15 Km a N di Agrigento.
L'area di riserva è caratterizzata da forme dolci, costituite da depositi prevalentemente argillosi e solcate da
una fitta rete di valloni, percorsi periodicamente da acque derivanti da concentrate precipitazioni stagionali.
Monte Carcaci
Il Monte Carcaci è costituito da rocce calcaree formatesi in un lungo periodo dal Triassico al Miocene dell'era
Quaternaria: sono specie diverse di calcari e marne, ma anche terreni argillosi depositatisi man mano che
andavano avanti le vicende geologiche e climatiche del Mediterraneo. Questa natura fisica ovviamente
condiziona e modella il paesaggio vegetale, che si esprime in una serie di ambienti significativi: aree umide,
boschi e boscaglie naturali, praterie ed arbusteti e ambienti rupestri.
Monte Cofano
Monte Cofano è un promontorio formatosi per il sollevamento di imponenti depositi calcarei marini nel periodo
del Triassico: i numerosi fossili di animali che hanno contribuito a costituire l'impalcatura di questa montagna
alta 659 m s.l.m. La natura calcarea del monte determina tutta la sua morfologia: le guglie rocciose delle aree
più elevate, i ripidi muraglioni costieri, le pendici meridionali che, sbrecciandosi, danno origine ad una spessa
coltre di sedimenti che si accumula alla base del monte formando i cosiddetti ambienti di breccia.
Monte Conca
Monte Genuardo e S.M. del Bosco
L'aspetto naturalistico della riserva rappresenta ciò che resta delle antiche foreste che ricoprivano questi
territori, ma non solo. All'interno dell'area protetta si trovano diversi ambienti: Monte Genuardo (1.180 m
s.l.m.), la zona di Santa Maria del Bosco e la Località Bosco del Pomo, ma tutta la zona, dal punto di vista
geologico, è interessata da lenti e imponenti movimenti franosi che, associandosi all'azione di erosione
superficiale delle rocce, ha portato alla formazione di immensi blocchi rocciosi e disarticolati, sul più esteso dei
quali si ritrova l'insediamento di Adranon.
Monte Altesina
Monte Altesina, con i suoi 1.192 m s.l.m., la vetta più alta degli Erei, alimenta la sorgente principale del fiume
Dittaino. Sulla sua sommità vegeta il relitto di una lecceta. Monte Altesina si trova in un'area strategica,
crocevia nella Sicilia centrale. Qui, infatti, sono disseminate tracce di passati insediamenti i cui reperti sono
esposti al museo archeologico di Palazzo Varisano ad Enna. Chi ama le passeggiate e la fotografia troverà nella
riserva di Monte Altesina spunti per interessanti osservazioni naturalistiche.
http://www.parks.it/riserva.monte.altesina/index.html
Monte Pellegrino
Il Monte Pellegrino, e la Real Tenuta della Favorita che giace ai piedi del versante ovest, si annoverano a pieno
titolo fra le bellezze Naturalistiche e Paesaggistiche della Sicilia;
* A tal uopo, con apposito Decreto dell'Assessore Regionale al Territorio, nel gennaio 1996 esse sono state unite
territorialmente e giurisdizionalmente a formare la Riserva Naturale Orientata Regionale "Monte
Pellegrino".
* La Riserva, estesa circa 1020 ettari, comprende l'intero massiccio del Monte Pellegrino (zona A di Riserva) e la
Real Tenuta della Favorita (zona B o di pre-Riserva) ad esclusione delle infrastrutture sportive.
http://www.riservamontepellegrino.palermo.it/
Monte Soro
Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio
Qui risiedono i fossili più antichi e preziosi di Sicilia, sedimentatisi e stratificatisi sin dall'epoca del Permiano e
che vanno a costituire le rocce calcaree. Si tratta di foraminiferi, spugne, briozoi, brachiopodi, ammoniti,
trilobiti e ostracodi, tutti animali marini vissuti in un braccio dell'arcaico oceano Tetide, progenitore del
Mediterraneo attuale, che si incuneava nel continente della Pangea, prima che venisse frammentato nei
continenti attuali.
Pantalica,Valle dell'Anapo, Torrente Cava Grande
Il sito appare diversificato ed offre ambienti ecologici variegati che consentono l'espressione di una biodiversità
molto significativa. Oltre al biotopo acquatico, possiamo distinguere l'ambiente ripariale, quello delle pareti,
della valle, dei pianori e delle grotte. Nelle acque cristalline del fiume, grazie alla natura torrentizia, trovano
un'abitazione ideale la trota siciliana e la trota fario. Sul fondale si aggira la tinca. È possibile trovare anche le
anguille e i granchi di fiume.
Riserva Geologica di Contrada Scaleri
Serre di Ciminna
Sughereta di Niscemi
Nella sughereta di Niscemi, insieme a lecci e roverelle, sono rappresentati gli arbusti tipicamente sempreverdi
della macchia-foresta mediterranea. Il magnifico bosco del passato è ormai un ricordo, ma restano ancora
ambienti interessanti dove si trovano il lentisco, il carrubo, l'olivastro, il mirto, il corbezzolo, la fillirea e la
palma nana. Il sottobosco ricco e luminoso è popolato da una fauna diversificata che annovera il gatto selvatico
e la volpe; ghiri e topi quercini. Nel bosco nidificano piccoli silvidi, il picchio rosso maggiore e l'upupa.
Zingaro
Lo Zingaro è un vero paradiso della natura per la grande varietà di ambienti naturali presenti sui suoi 1.600
ettari. La costa si apre sul mare con muraglioni calcarei alti e frastagliati, interrotti da calette, anfratti rocciosi e
grotte. L'altitudine delle sue vette varia dai 610 m s.l.m. di Pizzo Passo del Lupo ai 913 di Monte Speziale.
Partendo dal livello del mare, e proseguendo in risalita sino alle vette più alte, si incontrano diversi tipi di
ecosistemi, tutti estremamente significativi.
www.parks.it |