MUSEI BOTANICI MONTANI

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Museo botanico della Lessinia (Molina)

Il Museo Botanico della Lessinia è dedicato all'insigne medico e botanico Giovanni Zantedeschi (1773-1845), che ha scoperto e descritto per primo il "laserpizio nitido", pianta indigena ed endemica. Il lavoro di preparazione della raccolta è stato svolto con piante raccolte esclusivamente nel Parco delle Cascate di Molina, anche per dare l'occasione ai visitatori di confrontare e di riconoscere le erbe che essi stessi possono osservare dal vivo, percorrendo i sentieri del Parco.
Ogni pianta è stata sistemata su di un pannello e, per quanto possibile, ne sono state poste in evidenza le parti che assumono maggiore importanza dal punto di vista sistematico, quali ad esempio fiori, frutti, foglie, radici. Sono tali parti, infatti, quelle che insieme con altre meno appariscenti consentono di classificare, ossia assegnare il giusto nome ad ogni pianta. Accanto ad ogni esemplare sono inoltre specificati: il luogo e la data di raccolta, la famiglia, il nome scientifico, il nome volgare ed il nome locale. Nella sistemazione si è cercato anche di unire alla rigorosità scientifica il senso estetico, non tanto per voler fare dei quadri con materiale naturalistico, che pare oggi siano abbastanza di moda, quanto per invitare i visitatori a fermare lo sguardo un attimo di più e per portarli a considerare quanto vario e complesso e insieme affascinante sia il mondo vegetale. Il piccolo museo mostra come nella cosiddetta "fascia del Castagno" - che si spinge dai primi colli fino ai 900-1000 metri d’altitudine - e in tutta la zona delle Prealpi Venete, l'uomo abbia apportato profonde modifiche alla vegetazione originaria, che era rappresentata dal bosco di latifoglie, distruggendo boschi per utilizzare il legname o per creare, dove era possibile, zone destinate al pascolo o alla coltivazione e introducendo alberi a crescita più rapida, come il carpino nero e il castagno, e lasciando diffondere negli ultimi decenni la robinia pseudo-acacia, che sta assumendo l’aspetto d’infestante. Ancora l'esposizione insegna ai gitanti che l’uomo dipende dal verde, e che il verde è il nostro laboratorio per la vita.
Il sito naturalistico collegato al museo è il Parco delle Cascate di Molina, area di particolare interesse per la presenza di cascate d’acqua, fitti boschi di faggi e numerose cavità carsiche, tra le quali alcune abitate fin dalla preistoria (riparo Scalucce).

http://www.travelitalia.com/it/guide/Lessinia/1177/

http://www.lessiniamusei.it/templates/musei/margherita/museo.asp?idMuseo=4&lingua=ITA

 

Museo del Fiore - Barisciano (Aq)

Realizzato in un locale sotterraneo del convento di San Colombo, il complesso museale illustra, in maniera semplice ma rigorosa, la grande ricchezza e diversità delle piante presenti nel territorio del Parco, i fattori e le cause che l’hanno determinata, nonché l’importanza di salvaguardare questo immenso patrimonio biologico. Grazie all’uso di immagini, filmati, animazioni e al materiale di origine vegetale esposto che può essere toccato e manipolato, il visitatore compie un viaggio virtuale nei diversi ecosistemi e nei paesaggi vegetali dell’area protetta, scoprendo la straordinaria biodiversità di un territorio che si colloca tra le zone di maggior interesse naturalistico in Europa e nel Mediterraneo. La visita al museo può essere completata con quella all’attiguo Centro Ricerche Floristiche dell’Appennino con il suo grande erbario e carpoteca e, tra breve, anche con la visita al giardino botanico e al relativo vivaio. Un sentiero permette di inoltrarsi nell’antica selva dei frati che circonda il convento, uno degli esempi meglio conservati di querceto nell’Italia centrale.

http://www.gransassolagapark.it/elenco.asp?azione=b&idatt=16&id=27

http://www.8000.it/jumpNews.asp?idLang=IT&idUser=0&idNews=11438

 

Museo del Legno - Arischia (Aq)

Quello del legno è un museo interattivo che illustra il legno come materia vivente e come materia prima, e consente un viaggio virtuale nel bosco e nella realtà degli antichi mestieri. Immagini, animazioni e manufatti artigianali danno vita ad un percorso i visitatori attraverso le faggete, fra i suoni degli animali del bosco fino alla bottega del falegname. Oltre ad un intento prettamente divulgativo, il Museo mira a promuovere la conoscenza di mestieri che ormai rischiano di scomparire. Fra i reperti esposti, infatti, ci sono le famose “arche” in legno di faggio,  tipici manufatti dell’artigianato tradizionale di Arischia, destinate principalmente alla conservazione del pane, la cui produzione il Parco intende rilanciare attraverso corsi specifici. Le arche sono costruite senza l’ausilio di chiodi ma solo con magistrali incastri di tavole lavorate con l’ascia. Tra le altre attività anticamente legate al bosco, nel Museo viene documentata anche l’antica produzione del carbone vegetale, della cui pratica nella Val Chiarino si possono ancora notare le numerose piazzole ove venivano costruite le carbonaie.

http://www.gransassolagapark.it/elenco.asp?azione=b&idatt=16&id=27

http://www.8000.it/jumpNews.asp?idLang=IT&idUser=0&idNews=11438

 

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