ECOMUSEI MONTANI

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Ecomuseo Colombano Romean (Piemonte)

L’idea di dare vita al Progetto Ecomuseale è nata nel 1996 dalla volontà dell’Ente Parco Gran Bosco di Salbertrand di salvaguardare dal degrado un’importante testimonianza del lavoro dell’uomo e delle sue tradizioni. Il primo passo è consistito nel recuperare il Mulino Idraulico della Comunità di Salbertrand, restaurandone sia la struttura che i macchinari interni. Un tempo, in esso veniva effettuata la lavorazione delle granaglie per uso alimentare e degli sfarinati per l’alimentazione del bestiame. Nella grande macina in monoblocco di pietra avveniva la sfibratura della canapa da tessere e si schiacciavano noci, nocciole, pinoli, semi di canapa e di prugne selvatiche, le cosiddette marmotte, per la produzione di olio commestibile e da illuminazione.
Le fasi successive del progetto hanno visto crescere l’Ecomuseo “Colombano Romean - Lavoro e tradizione in Alta Valle Susa” con l’acquisizione dell’ottocentesca Ghiacciaia (edificio e annesso laghetto di approvvigionamento), l’allestimento di una Carbonaia (dalla preparazione alla carbonizzazione del legname) e l’inserimento nel percorso ecomuseale dell’antico Forno a legna della frazione Oulme, della Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista con i suoi Tesori e dei luoghi testimoni di un importante episodio del Glorioso Rimpatrio del popolo Valdese.
La Smoke Sauna costruita nel bosco, sulle sponde del Lago della Ghiacciaia, rappresenta senza dubbio la sezione più originale dell’Ecomuseo Colombano Romean. Si tratta della ricostruzione in legno a blockbau del prototipo della smoke-sauna progettata dal grande architetto finlandese Alvar Aalto per la sua casa sperimentale di Muuratsalo (Finlandia). E’ stata realizzata secondo le tecniche tradizionali della lavorazione del legno, sotto la direzione tecnica di mastri carpentieri finlandesi e con la collaborazione di maestranze locali, nell’ambito di tre workcamps internazionali, tra il 2003 e il 2005, rivolti a studenti dei corsi di laurea di Architettura, Ingegneria, Storia e conservazione dei beni culturali. Nel 2007 un nuovo, importante tassello si è inserito nel percorso ecomuseale: la Cappella dell’Annunciazione dell’Oulme, attualmente interessata da consistenti opere di restauro che hanno riportato alla luce un ciclo di affreschi rappresentanti la vita di Maria datati 1536 e coperti per secoli da uno spesso strato di intonaco.
La validità dell’iniziativa dell’Ecomuseo ha stimolato l’interesse di varie amministrazioni in Alta Valle di Susa, tutte all’interno del Parco Naturale, che hanno messo a disposizione del progetto una segheria idraulica (Exilles) e un mulino a vento in Frazione Ramat di Chiomonte.
I temi trattati dall’Ecomuseo hanno inoltre avviato scambi di esperienze e informazioni con l’Associazione francese dei Mulini e con l’Ecomuseo della Val Sangone (i saperi legati alla lavorazione della canapa).
Negli ultimi anni, grazie alla collaborazione del salbertrandese Oreste Rey, classe 1920, memoria storica del paese e dell’Ecomuseo, sono stati realizzati quattro quaderni tematici: i Cahier dell’Ecomuseo, racconti di vita vissuta scritti in forma bilingue occitano-italiano: Ël gro blëtun (Il grande Larice); Ël chi' blëtun (Il Piccolo Larice); L’istuarä du glà ‘d Sabëltran (La storia del Ghiaccio di Salbertrand) e ‘L chinebbu (coltivazione e lavorazione della canapa dal seme al capo confezionato). Quest’ultimo Cahier, pubblicato nel 2007, è stato d’impulso per la realizzazione, nel locale della Pitä del Mulino idraulico, di un’esposizione permanente di fotografie ed attrezzature per la lavorazione dell’ importante fibra tessile.

http://www.ecomusei.net/User/index.php?PAGE=Sito_it/ecomuseo_europa&ecom_id=3

 

Ecomuseo del rame (Piemonte)

Situata nell’incantevole e pressoché incontaminata Valle Soana, la Fucina da rame di Ronco Canadese, insieme alla Scuola del rame di Alette, costituisce l’Ecomuseo del Rame. Nella Fucina è possibile ripercorrere le antiche fasi della lavorazione del rame secondo le tecniche siderurgiche del periodo pre-industriale, quando gli altiforni funzionavano a carbone di legna e l’energia per il movimento dei macchinari era ad acqua.
Nei locali accanto alla Fucina è stato realizzato un moderno laboratorio didattico con dotazione di audiovisivi e una postazione multimediale dove assistere alla proiezioni di brevi documentari che illustrano l’uso quotidiano dei manufatti in rame nelle attività contadine tradizionali: mungitura, preparazione di burro e formaggi. Inoltre vi è una mostra dedicata ai mestieri itineranti tipici delle Valli Orco e Soana e in particolare sui calderai.

http://www.ecomusei.net/User/index.php?PAGE=Sito_it/ecomuseo_europa&ecom_id=222

 

Ecomuseo dell'Alta Val Maira (Piemonte)

Il progetto dell’Ecomuseo dell’Alta Val Maira si lega e deriva dall’iniziativa dell'Espaci Occitan, considerata madre di molte altre iniziative che in questi ultimi anni si stanno sviluppando sul territorio delle vallate occitane. Se da un lato l'Espaci Occitan (ha sede a Dronero) diventerà il centro degli studi occitani, ospiterà il museo sonoro della lingua, sarà vetrina dei prodotti occitani; dall'altro lato l'Ecomuseo cercherà di tradurre concretamente sul territorio le iniziative dell'Espaci. Proporrà, oltre alle classiche attività della montagna, attività innovative che offrano nuovi spunti di lettura sul mondo della montagna. Nel lungo periodo l’Ecomuseo, nato dall'iniziativa dei Comuni della media valle di Macra e Celle di Macra, si propone di ricomporre l'insieme dei 12 comuni conosciuti come “Repubblica indipendente della Valle Maira” e citati negli 'Statuti della Valmaira' del XIV secolo.
Tra i temi individuati per rappresentare alcuni tra gli aspetti più significativi della realtà della valle, quello dei mestieri itineranti è il più legato alla localizzazione geografica della valle.
Il progetto dell'Ecomuseo prevede tre nodi principali in media valle, un nodo in alta valle e punti informativi presso i principali luoghi di accesso. A Macra, nella sede del Palazzo Comunale, ci sarà la porta dell'Ecomuseo, dove sarà possibile ricevere informazioni sulle attività e sui luoghi di visita e avere un'introduzione sul territorio e sui suoi aspetti specifici.
Non distante dalla sede partono i sentieri occitani che collegano (sono percorribili anche a piedi o a cavallo) gli altri paesi e borgate della Media e Alta Valle. Sempre a Macra sarà creato un centro di accoglienza con foresteria nella zona storica.
Dal fondo valle l'itinerario prosegue nella valle laterale fino al comune di Celle di Macra, dove sarà trattato il tema dei mestieri itineranti della valle (presso la Chiesa di San Rocco): artisti, artigiani, allevatori, predicatori e soprattutto acciugai. L'allestimento si baserà su ricerche e testimonianze locali e si avvarrà di postazioni multimediali per illustrare i tragitti dell'emigrazione stagionale, le località di provenienza di merci e saperi, i contatti che le genti della montagna avevano con luoghi lontani.
Nella sede dell'ex Municipio di Albaretto, situato sul versante che fronteggia quello di Celle di Macra, è previsto invece il centro di interpretazione sulle architetture dell'Alta Valle che presentano tipologie uniche e di cui è stato avviato un censimento.

http://www.ecomusei.net/User/index.php?PAGE=Sito_it/ecomuseo_europa&ecom_id=8

 

Ecomuseo dell'Alta Val Sangone (Piemonte)

Il progetto dell’Ecomuseo dell’Alta Val Sangone nasce da una ricerca sulla cultura materiale locale iniziata dalla Scuola Media di Coazze nel 1993, per la quale erano stati raccolti oggetti, strumenti e testimonianze relative alla vita quotidiana ed erano state censite le cappelle votive del territorio di Coazze e dell'Alta Val Sangone. L'impegno dell'Amministrazione locale di Coazze ha permesso di individuare una sede in cui sono stati ricreati gli ambienti di vita tradizionali, tra cui gli interni di un'abitazione, la scuola, la tessitura.
Nasce così il primo nucleo dell'Ecomuseo. All'interno dello stesso edificio, nel centro del paese, un plastico e un video introducono al territorio dell'Ecomuseo. Fino a oggi questa sede ha ospitato il maestro Tessa: maestro delle Scuole Elementari ormai in pensione, si è dedicato all'artigianato tessile ricostruendo un telaio in legno e riportandolo in uso. Ora è l'esperto della tessitura della canapa: dimostra e racconta la sua arte con entusiasmo e passione a scolaresche e visitatori.
Sono di prossima realizzazione un laboratorio tessile (e la pubblicazione del primo quaderno tematico dedicato alla tessitura) e un laboratorio del legno a Coazze. Il tema del pane invece verrà raccontato restaurando e riutilizzando i forni delle borgate di Coazze, prima tra tutte la borgata Tonda, dove è previsto anche un punto di accoglienza. Un percorso collegherà gli altri forni delle borgate di Coazze (Mattonera e Merlo) e alcuni di Valgioie e di Giaveno.
Un altro itinerario tematico è costituito dai piloni votivi che punteggiano e caratterizzano in modo significativo il territorio dell'Alta Val Sangone.
È in fase di preparazione una carta con i percorsi e le sedi espositive dell'Ecomuseo e con altri punti d'interesse, che consentirà ai visitatori di scoprire autonomamente il territorio; per chi lo desidera, però, è disponibile un servizio di accompagnamento guidato (cooperativa Biloba).

http://www.ecomusei.net/User/index.php?PAGE=Sito_it/ecomuseo_europa&ecom_id=9

Ecomuseo della Pastorizia (Piemonte)

L’ecomuseo della pastorizia è ufficialmente istituito nel 2000, ma la sua nascita risale, in un certo qual senso, a molti anni prima, a quando la Comunità Montana Valle Stura ha intrapreso una strada di rinascita culturale ed al contempo di rivitalizzazione economica dell’attività della pastorizia e di tutto il contesto ad essa collegato. L’Ecomuseo nasce da una parte, con il recupero della razza sambucana che, autoctona della valle, negli anni ‘80 rischiava di scomparire e dall’altra, con la riscoperta di tutta una cultura e tradizione legata al mondo pastorale della valle Stura ed alle sue propaggini nella Crau francese che per decenni ha ospitato durante il periodo invernale le greggi transumanti. Negli anni, nasce dapprima il consorzio l’Escaroun, poi una cooperativa per la diffusione e commercializzazione della carne di agnello sambucano ed anche la lana viene trasformata in manufatti di ottima qualità. Parallelamente si sviluppa anche il discorso del recupero culturale con l’avvio di numerose ricerche in valle ed in collaborazione con l’università di Aix en Provence e la Maison de la Transhumance di Saint Martin de Crau. Ne deriva in primis la mostra, accompagnata da una pubblicazione, “La Routo – sulle vie della transumanza tra le Alpi e il mare” che ha coinciso con l’inaugurazione ufficiale dell’ecomuseo. Sono poi seguiti molti altri lavori: mostre temporanee, realizzazione di mappe culturali, ricerche, pubblicazioni, attività con le scuole.
Il paese di Pontebernardo, in alta valle Stura, ospita la sede dell’Ecomuseo: nella struttura originaria si trova un piccolo caseificio per la lavorazione del formaggio di pecora al quale i visitatori possono assistere. Al piano superiore sarà presto inaugurato un piccolo punto di degustazione, mentre l’ultimo piano dell’edificio è utilizzato come laboratorio e sala per le mostre temporanee. Nell’antistante edificio di recente ristrutturazione, al piano terra vi è il centro di selezione degli arieti accuditi da una famiglia di pastori che vive in paese. Ai due piani superiori trovano rispettivamente posto il punto vendita dei prodotti in lana, allestito come un confortevole negozio, e gli uffici, mentre al piano superiore un’ampia sala ospita il percorso museale permanente sulla pastorizia inaugurato di recente.
Quest’ultimo è intitolato “Na draio per vioure”, un’espressione che nella locale lingua occitana significa “Un sentiero per vivere” laddove “draio” indica appunto un sentiero che il visitatore è invitato a percorrere per scoprire come la tradizione della pastorizia in valle è una realtà ancora estremamente viva ed anzi, come proprio questa nuova “draio”, intende far emergere la pastorizia, quale risorsa economica importante e valorizzare il patrimonio di conoscenze legate a questa attività. Il percorso museale presenta un lungo viaggio nel corso dei secoli alla scoperta della pastorizia, dalla sua nascita all’evoluzione nelle diverse aree che si affacciano sul Mediterraneo. Oltre a filmati, materiale appartenuto a pastori, manufatti in lana di pecora, “Na Draio per Vioure” propone anche una fedele riproduzione di una capanna del pastore in alpeggio, verso la quale il visitatore è invitato a salire.

http://www.ecomusei.net/User/index.php?PAGE=Sito_it/ecomuseo_europa&ecom_id=6

Ecomuseo della Segale (Piemonte)

Il progetto dell’Ecomuseo della segale prende spunto dall’idea di un guardaparco del Parco Naturale Regionale delle Alpi Marittime di ripristinare un sentiero che tradizionalmente collegava l'abitato di fondovalle di S. Anna di Valdieri con Tetti Bartola, una delle sue borgate da anni ormai abbandonata, per segnalare i diversi aspetti della vita di montagna. Il sentiero è un percorso autoguidato (è in vendita una guida), ma per le scuole è previsto un servizio di accompagnamento effettuato da guardiaparco e guide naturalistiche specializzate.
Successivamente l’Ecomuseo amplia l’itinerario arricchendolo di un anello escursionistico che, partendo da S. Anna, raggiunge le borgate di Tetti Bariau e Tetti Bartola. La riutilizzazione di due edifici tradizionali (uno in ogni borgata) a cui sono già state rifatte le coperture originarie in segale, permetterà in futuro di raccontate le storie dell'ambiente domestico e della stalla, attraverso gli allestimenti interni e con il recupero dei terreni circostanti.
Il paese di S. Anna, unico centro abitato all'interno dei confini del Parco, costituisce il nucleo principale dell'Ecomuseo. Di prossima realizzazione un'area informazioni all'ingresso del paese, la sede dell'esposizione dei giocattoli in legno tradizionali (ricreati da un artista locale che anima, con la sua teatralità e gestualità, feste popolari e incontri con le scuole).
Altra sede dell’Ecomuseo, già funzionante, è l'osteria con annesso negozio di generi alimentari (si riconosce dall'affresco della battitura della segale sulla facciata). Più avanti, nel bell'edificio di inizio Novecento dove trova sede la Posta, l'Ecomuseo sta cercando di avere in uso alcune stanze superiori da destinare a foresteria e al tempo stesso prevede di utilizzare i servizi svolti negli storici edifici postali per un annullo speciale del traffico postale dell'Ecomuseo. Procedendo verso la fine del paese si giunge all'imbocco del sentiero che, collegando Tetti Bariau a Tetti Bartola con un bel tratto panoramico sulla valle, conduce nuovamente all'inizio di S. Anna in non più di due ore (soste escluse).
Legata al tema della segale (la coltivazione, la battitura, il pane, i tetti) è la “Festa della Segale”, che si svolge a S. Anna la seconda domenica di agosto: battitura tradizionale della segale, corteo storico in costume, banchi di prodotti enogastronomici e artigianali delle valli e musica occitana animano la giornata.

http://www.ecomusei.net/User/index.php?PAGE=Sito_it/ecomuseo_europa&ecom_id=12


Ecomuseo della Valsesia (Piemonte)

All'origine del progetto dell'Ecomuseo della Valsesia c'è Arialdo Daverio, appassionato della cultura delle genti delle Alpi, che negli anni '50 si dedicò a un censimento descrittivo e fotografico dell'archittettura Walser. Gli studi effettuati, così come la comunicazione diretta ad accrescere la consapevolezza del valore di queste architetture da parte della comunità locale portarono nel tempo alla salvaguardia di più di duecento costruzioni Walser, acquistate o donate a fini museali/documentari. Nel 1976 apre il Museo Walser, nella frazione Pedemonte di Alagna, dove la proposta della visita a un'abitazione tradizionale completa di arredi, permetterà di raccontare i modi di vivere e le tradizioni di questa popolazione che alla metà del XIII secolo lasciò la Svizzera per insediarsi tra i monti di queste valli, portando con sé una lingua, saperi e costumi affatto diversi da quelli autoctoni. Alla morte dell'ingegner Daverio l'archivio privato venne donato all'Unione Alagnese che dieci anni fa pensò di dare vita a un museo all'aperto per la valorizzazione di questo patrimonio.
Oggi il progetto prevede un sistema che metta in relazione i diversi luoghi che costituiscono i nodi tematici rappresentativi della vita walser: abitazioni, mulini e segherie, forni e alpeggi. Per la prossima estate è prevista l'apertura al pubblico di cinque nuove strutture che si andranno ad affiancare al Museo Walser.
Se l'Alta Valsesia è permeata dalla cultura walser, la Bassa Valsesia trova invece la sua specificità nei segni lasciati sul territorio dalla cultura contadina, tra tutti, in particolare, un tipo di architettura che si distingue per il tetto in paglia: i 'taragn', presente soprattutto nel Parco del Monte Fenera.
Oltre ai taragn, il progetto prevede di valorizzare altri aspetti delle attività locali. Le più rappresentative verranno illustrate e documentate in un centro visita principale previsto nella Casa alla Spagna, nel centro storico di Valduggia. Il palazzo ospiterà sale convegni e per mostre temporanee.
L'Alta Valle si avvale dei centri di ricerca della Fondazione Monti e del Museo degli Usi e Costumi delle Genti del Trentino.

http://www.ecomusei.net/User/index.php?PAGE=Sito_it/ecomuseo_europa&ecom_id=10

 

Ecomuseo della castagna (Piemonte)

A Nomaglio esistono due antichi mulini, un tempo utilizzati per la macinazione del grano e della castagna. La loro presenza è già attestata da documenti del 1715, ma sono certamente di epoca precedente. Si tratta di mulini a terragno ossia situati a una certa distanza dal corso d’acqua e collegati a questo da un breve canale, scavato nella terra o nella roccia. Il più piccolo dei due fu destinato a uso diverso fin dalla fine dell’800, a seguito di un deterioramento delle strutture di macinazione. Il più grande fu invece ristrutturato nel 1881 e dopo l’abbandono dell’attività dell’ultimo mugnaio, donato al comune. Il mulino costituisce oggi , insieme al risanamento dei castagneti e al ripristino di mulattiere e sentieri, il fulcro dell’ecomuseo, un’iniziativa di valorizzazione del patrimonio del territorio avviata dal comune di Nomaglio dal 1996.
Inaugurato nell'ottobre 2001, l’ecomuseo fa parte della rete Cultura Materiale della Provincia di Torino.

http://www.ecomusei.net/User/index.php?PAGE=Sito_it/ecomuseo_europa&ecom_id=230


Ecomuseo della pietra (Piemonte)

L’ecomuseo si trova al centro dell'area della pietra di Luserna, in val Pellice, una delle valli Valdesi del Piemonte. L’attività di estrazione è stata importante nel passato e ha coinvolto buona parte della popolazione.
L’Ecomuseo comprende la cava di pietra di Luserna (cava del Tupinet) con un sentiero attrezzato di visita e il vicino Museo Valdese. Percorrendo il sentiero di visita è possibile osservare in sequenza, anche grazie alla presenza di sagome di minatori in grandezza naturale, le diverse fasi delle lavorazioni estrattive storiche: dall'attacco e dalla "coltivazione" dei fronti, al lavaggio e alla lavorazione del materiale, fino al trasporto verso valle dei blocchi tramite slitta su pista. Il Museo, un’antica locanda restaurata, descrive nelle sue sezioni, sia la lavorazione della pietra che aspetti della vita quotidiana della società locale. La cava dista circa un chilometro dall’abitato; situata nel contesto del mondo agricolo, rispecchia perfettamente le condizioni originarie delle cava ottocentesca.

http://www.ecomusei.net/User/index.php?PAGE=Sito_it/ecomuseo_europa&ecom_id=227

 

Ecomuseo della Resistenza (Piemonte)

L'Ecomuseo della Resistenza nasce da una collaborazione finanziata dalla Comunità europea e che ha coinvolto la Provincia di Torino insieme a una regione greca ed una spagnola. La struttura dell’ecomuseo è molto particolare così come il tema al quale è dedicato, ossia la guerra partigiana nelle valli alpine nella zona compresa fra Coazze, Angrogna e il colle del Lys.
Nel piccolo paese di Coazze esiste una sede espositiva che racconta le vicende belliche del periodo 1943-45 attraverso fotografie d’epoca, filmati, interviste registrate e alcuni reperti, come divise partigiane e oggetti della vita quotidiana. Una postazione multimediale permette di interrogare un ricco archivio di ipertesti, video e registrazioni audio e di venire così a conoscenza di centinaia di diversi episodi, da quelli di minuta quotidianità bellica, come avvistamenti fra combattenti contrapposti o piccole scaramucce, a quelli più drammatici come scontri più complessi o rastrellamenti e rappresaglie delle truppe di occupazione e della Repubblica Sociale. La guida multimediale è anche consultabile in linea sul sito della Provincia di Torino. Ad Angrogna e al colle del Lys esistono due centri informativi. In quest’ultima località esiste anche una lapide a memoria dei circa duemila partigiani caduti durante la guerra di Liberazione nelle valli piemontesi (circa 300 nella sola zona di Giaveno e Coazze).
I sentieri percorsi dalle formazioni partigiane, i boschi che le hanno protette, le baite che le hanno accolte, i luoghi degli eccidi e delle loro battaglie, sono poi visitabili attraverso un sistema di sentieri di 32 chilometri complessivi, articolato in quattro itinerari. Attraverso questi percorsi attrezzati, che si snodano fra 1000 e 1600 metri circa di quota, è possibile effettuare escursioni e vedere da vicino molti dei luoghi teatro di episodi della guerra partigiana.

http://www.ecomusei.net/User/index.php?PAGE=Sito_it/ecomuseo_europa&ecom_id=224

 

Ecomuseo delle Terre al confine (Piemonte)

Con 42 abitanti, Moncenisio è il più piccolo comune del Piemonte. Situato in Val Cenischia, a oltre 1400 metri di quota, a ridosso del confine francese, è stato testimone di innumerevoli passaggi legati a commerci e contrabbandi, pellegrinaggi religiosi, invasioni militari ma anche di specie botaniche.
L'ecomuseo è incentrato attorno al tema del confine, un aspetto che ha lasciato sul territorio una enorme quantità di sedimenti, a partire dalla fitta rete di sentieri e fortificazioni militari, grandi e minori.
La sede ecomuseale, a Ferrera, comprende al piano terra una rivendita per i prodotti tipici e un bar ristorante. Al primo piano c’è un salone polivalente dove si tengono conferenze, convegni, proiezioni, concerti, spettacoli teatrali. Al secondo piano sorge un vasto spazio espositivo di oggetti etnografici e mostre che ogni due mesi si alternano.
Accanto alla sede ecomuseale vi è il forno comunale che sarà reso nuovamente attivo.
Punti di interesse storico: l’ex mulino, il lavatoio ancora oggi utilizzato da chi vive nel paese, il frassino del Moncenisio, le meridiane,la cappella di san Giuseppe che ospita la Via Crucis e la chiesa di San Giorgio.

http://www.ecomusei.net/User/index.php?PAGE=Sito_it/ecomuseo_europa&ecom_id=220

 

Ecomuseo delle guide alpine Antonio Castagneri (Piemonte)

Balme è un piccolo comune con poco meno di 100 abitanti. Situato in area franco-provenzale, in val d’Ala, a oltre 1400 metri di quota, è l’ultimo centro abitato della valle e il più elevato delle valli di Lanzo. Vanta una antica tradizione alpinistica. Qui, dove già nell’800 si tramandava la professione della guida alpina, nacque e operò infatti Antonio Castagneri, detto "Toni dei Tuni". A questa importante figura di scalatore e guida, già accompagnatore di personaggi famosi del suo tempo, morto a 45 anni in un incidente di montagna è dedicato il piccolo ecomuseo di Balme. Ma Balme ha dato alla luce ben 50 guide e anche a loro così come all’insieme delle attività e della vita della valle è dedicato l’ecomuseo. Il progetto ha avuto finanziamenti dalle fondazioni bancarie torinesi (fondazione Crt e Compagnia di San Paolo) ma ha potuto contare soprattutto sulla partecipazione, in buona parte volontaria, dei residenti: amministratori locali, soci della Associazione di cultura franco-provenzale Li Barmenk e cittadini.
Ospitato in due diversi e adiacenti locali dell’antico municipio e a ridosso della parrocchiale del 1769, un’esposizione che raccoglie vecchie fotografie e cimeli da varia natura, racconta la storia locale.

http://www.ecomusei.net/User/index.php?PAGE=Sito_it/ecomuseo_europa&ecom_id=229

 

Ecomuseo delle miniere (Piemonte)

L’ecomuseo è nato anche grazie all’iniziativa europea Interreg, con la finalità di recuperare un vasto comprensorio minerario che include i siti di Brosso e Traversella in Valchiusella e della "Brunetta" a Cantoira, in Val di Lanzo e, sul versante francese, le miniere di Saint Georges d'Hurtieres, in Savoia.
In Valchiusella, un angolo di Piemonte oggi rimasto un po’ ai margini dello sviluppo, ma un tempo denso di attività produttive, l’attività mineraria dura almeno dall’epoca romana, quando si producevano piombo e argento. Questa attività secolare ha prodotto circa 70/80 km di gallerie. Ancora all’inizio del ‘900 vi lavoravano circa 500 persone.
Qui è visitabile il Geoparco minerario, un percorso che entra anche per un breve tratto in galleria. Qui è possibile osservare da vicino attrezzi e macchinari d’epoca, risalire ai depositi di esplosivi, raggiungere infine l’antico sentiero che i minatori di Vico Canavese percorrevano per recarsi al lavoro in miniera.
E’ anche visitabile una mostra permanente nella Casa Ruella, sulle miniere del Baduj, che comprende una collezione mineralogica, attrezzi del lavoro in miniera e l’archivio storico delle miniere.
Altri lavori sono in corso per l’allestimento di un centro di interpretazione sull’attività estrattiva negli ex uffici della società di estrazione, dove troveranno posto spazi espositivi e un auditorium. In corso di realizzazione anche una foresteria, un museo dei macchinari minerari e, recuperando un vecchio silos delle miniere, un locale per alloggiare reperti di mineralogia e attrezzi.
A Brosso è visitabile un museo mineralogico.

http://www.ecomusei.net/User/index.php?PAGE=Sito_it/ecomuseo_europa&ecom_id=223

 

Scopriminiera (Piemonte)

L’Ecomuseo di Prali nasce da un progetto della Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca, per conservare e valorizzare il patrimonio culturale legato alla miniera e alla vita delle comunità di minatori e per creare un percorso capace di raccontare diverse realtà minerarie (nell’iniziativa sono coinvolti tre siti minerari francesi: le miniere d’argento di l’Argentière, quelle di carbone di Biancon e le miniere di rame del Queyras).
La visita si articolata su varie proposte: passeggiate in montagna alla scoperta di antichi siti minerari, escursioni alle miniere di Beth in Val Troncea e alle miniere di talco di Envie, Sapatlè, Malzas, Maniglia in Val Germanasca.
La principale attrazione è la visita alla miniera di talco della Paola (Prali). Accompagnati da una guida e forniti di casco, lampadina e mantella, si scende nel sottosuolo a bordo di un trenino, alla scoperta dei luoghi della vita lavorativa sotterranea (il pozzo, il lago, la riservetta degli esplosivi, la zona mensa). Raggiunti i cantieri di coltivazione, si percorre a piedi un anello di 500 metri, lungo il quale sono illustrate le diverse tecniche di estrazione del talco e le attrezzature impiegate.
Il sito comprende un’esposizione esterna, dedicata alla comunità locale, all’attività mineraria e alla vita del minatore e comprendente reperti storici, oggetti prodotti con il talco e una ricca documentazione iconografica. Al "Ristoro del minatore", gestito da ex lavoratori della miniera, è possibile gustare i piatti locali.
Dall'estate 2001 è visitabile anche la miniera Gianna, situata a un livello inferiore. Non avendo subito interventi, salvo che per la sicurezza, essa appare al visitatore più o meno come la trovavano i minatori all'inizio della loro giornata di lavoro (unidità e muffe comprese). Si visita in piccoli gruppi con accompagnatore e una speciale lampada da miniera.

http://www.ecomusei.net/User/index.php?PAGE=Sito_it/ecomuseo_europa&ecom_id=28


Museo minerario alpino (Piemonte)

L’area di Cogne, in Valle d’Aosta è sede di miniere di ferro, già note ai Romani, attive fino al 1979. Il complesso minerario delle Miniere di Cogne (situato a 2500 m sul Monte Crepa) era collegato alle acciaierie di Aosta attraverso un sistema di trasporti particolarmente complesso.
Oggi, allestito in un vecchio villaggio, è visitabile il Museo minerario che comprende collezioni di oggetti di uso quotidiano dei minatori, una collezione di strumenti tecnici di miniera e la locomotiva del Drinc, inserita nel museo come documento della memoria collettiva.

http://www.ecomusei.net/User/index.php?PAGE=Sito_it/ecomuseo_europa&ecom_id=24


Ecomuseo della Valle del Bitto di Albaredo (Lombardia)

La Valle del Bitto di Albaredo, inserita nel parco Regionale delle Orobie Valtellinesi, si estende su una superficie di circa 25 km nel terziere inferiore della Valtellina, alla sinistra orografica dell’Adda. Con la Valgerola costituisce il comprensorio alpino delle Valli del Bitto nel quale viene prodotto il tipico formaggio grasso d’alpe, il Bitto, a denominazione d’origine protetta. Qui, fra i 900 e i 1350 metri di quota, attorno a un itinerario naturalistico, storico e antropologico, sta per nascere l’ecomuseo delle valli del Bitto.
L’itinerario, già percorribile in circa un’ora e mezza e ampiamente documentato anche sul web, parte dalla Porta del Parco, situata nel piccolo centro di Albaredo. Camminando nelle vie del centro abitato è possibile ammirare i bellissimi murales che raffigurano i paesaggi, la vita quotidiana e frangenti di storia della comunità. La Porta del Parco è un centro didattico attrezzato con una sala video (una sala multimediale è in via di allestimento). La struttura opera a stretto contatto con la struttura ricettiva “Ca’ Priula”, una locanda che dispone di quaranta posti letto suddivisi in camerate per le scolaresche e in camere doppie e di un servizio di ristoro con la possibilità della degustazione di piatti tipici locali.
Proseguendo lungo l’itinerario previsto si incrocia l’antica strada Priula, costruita tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo per motivi economici, ma rivelatasi poi importante anche sotto il profilo militare.
La Via Priula, dopo aver attraversato l’abitato di Albaredo, diviene elem ento lineare di riferimento per la dislocazione di puntuali edifici rurali per la produzione del formaggio Bitto. Poco prima del ponte sulla valle Pedena, a quota 1.115m, sono ubicati i resti di una segheria, utilizzata fino ai primi decenni di questo secolo.
In località “Tagliate”, a quota 1.115 m, si trova una piazzola per la fabbricazione del carbone di legna ed è possibile ammirare una singolare costruzione in pietra e copertura a due spioventi con lastre di scisto, il “bàit del lat”, utilizzata sui pascoli per la conservazione del latte. I baitelli, detti anche “budulere”, sono in parte interrati e attraversati nel mezzo da un rivolo d’acqua che garantisce la frescura e un costante grado di umidità.
In località Vesenda, quasi al fondo della valle del Bitto, sono collocati i forni fusori del ferro, riscoperti nel 1984 ma di cui si hanno notizie daI 1392.

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Ecomuseo della Valvestino (Lombardia)

L’Ecomuseo della Valvestino interessa il territorio dei comuni di Valvestino e Magasa, ed è promosso e gestito dal Consorzio Forestale della Valvestino: figura giuridica di diritto privato con finalità di interesse pubblico che associa le Amministrazioni Comunali di Valvestino, Magasa, Capovalle e Treviso Bresciano con la partecipazione delle Comunità Montana Alto Garda Bresciano e della Valsabbia, unitamente a privati proprietari di terreni silvopastorali ed imprese operanti nel settore ambientale.
Il fine di questa istituzione è la tutela e la valorizzazione di un’area caratterizzata da notevoli peculiarità naturalistiche, storiche e sociali, che traggono origine sia dalla carenza di collegamenti sia dalla storica posizione di confine tra lo Stato Italiano e l’Impero Austrungarico. I segni delle modalità di vita dei valligiani si manifestano in tutto il territorio, nei ricordi e nelle conoscenze dei suoi abitanti che ancora conservano capacità e valori legati a quella tradizione che gli hanno permesso di sopravvivere nei millenni, nonostante la marginalità e una limitata presenza di risorse.
L’Ecomuseo della Valvestino si pone come lo strumento per preservare e valorizzare la “memoria” della Valle, allo scopo di darle un futuro, per evitare di perdere irrimediabilmente un patrimonio unico fatto di tracce, miti e conoscenze: l’elevata naturalità, i segni vivi di un economia di sussistenza nei prati, nei boschi e nei dintorni delle diverse frazioni, i luoghi che raccontano la storia della valle attraverso i toponimi, i manufatti, i racconti leggendari che la attraversano ne divengono le tematiche principali.

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Bernstoler Museum (Provincia di Trento)

I mòcheni sono una popolazione di origine alemanna. Si stabilirono in queste valli fra il ‘300 e il ‘400 e conservano tuttora la loro lingua originaria, di ceppo tedesco (i parlanti sono circa 2000). A poca distanza esiste un’altra isola linguistica, quella dei Cimbri (anch’essi circa 2000 parlanti). In entrambi i casi si tratta di parlate che, a causa dell’isolamento della zona, hanno conservato costruzioni scomparse da tempo nella lingua tedesca ufficiale. In queste aree sono ancora vivi molti riti e feste tradizionali, come il carnevale di Palù, considerato uno dei più genuini del Trentino.
Il museo, in corso di trasformazione in ecomuseo, dispone da qualche anno di alcune strutture visitabili: il Filzerhof (un maso mòcheno del 1400, di 550 metri quadrati, tipica abitazione rurale di montagna, visitabile dal 1998) e la Grua (una miniera di calcopirite, per la produzione del rame, che risale al ‘500, visitabile dal 1996). Con il recupero del Mil (un mulino per la macina dei cereali), la comunità intende cogliere l’occasione per un racconto più ampio della cultura e dell’identità mòchena. La coltivazione di cereali quali orzo, avena, segale è stata praticata fin dal XIII secolo dai primi coloni di lingua tedesca stabilitisi in questa valle. La conformazione orografica e la ricchezza d’acqua hanno portato alla costruzione di numerosi mulini. Oltre al recupero fisico del mulino, sono state recuperate le tecniche di lavorazione, le terminologie, i modi di dire.

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Ecomuseo dalle Dolomiti al Garda (Provincia di Trento)

L’Ecomuseo Dalle Dolomiti al Garda, nel Trentino Occidentale, nasce come denominatore comune di una complessa ricchezza di elementi naturali e culturali delle Giudicarie Esteriori e del Tennese. L’Ecomuseo ha l’obiettivo di studiare, promuovere e valorizzare in rete questo patrimonio e le differenti attività economiche e sociali presenti sul territorio. Promosso nel corso del 1999 dall’Associazione Pro Ecomuseo, l’Ecomuseo “dalle Dolomiti al Garda” è tra i primi promossi in Trentino Alto Adige e nell’Area Dolomitica, in seguito all’entrata in vigore della L.P. n. 13/2000 ed è stato fatto proprio con apposita delibera dai Consigli comunali di Bleggio Inferiore, Bleggio Superiore, Lomaso, Fiavé, Stenico, Dorsino, San Lorenzo in Banale e Tenno.
L'Ecomuseo si articola in una serie di parchi tematici e in siti di interesse naturalistico e/o culturali, in alcuni casi collegati fra loro da itinerari: il parco fluviale e la forra del Limarò, il parco termale di Comano, il parco letterario Giovanni Prati e Ada Negri, il parco zootecnico della Val Lomasone, il Museo del Latte e del Formaggio e il parco archeologico delle palafitte di Piovè, il museo della Civiltà contadina di Bleggio Inferiore, il Museo della Malga, il parco agricolo del Maso al Pont, il parco dell’arte di Canale, antico borgo fortificato, il parco dei terrazzamenti, dove si trovano gli ulivi più settentrionali d’Europa.
L’Ecomuseo promuove anche il Laboratorio di Educazione Ambientale, ospitato nel Municipio di Bleggio Inferiore, a Ponte Arche. È stato istituito da parte dell'Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente del Trentino (Appa) come nodo locale della rete nazionale Labnet creata dai Ministeri dell'Ambiente e dell'Istruzione. Tra gli scopi ha quello di promuovere nelle scuole, tra i cittadini e le imprese, le tematiche relative alla gestione ed alla tutela dell'ambiente, collegate a quelle dello “sviluppo sostenibile” ed integrato tra le diverse attività economiche e sociali.

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Ecomuseo della Val di Pejo (Provincia di Trento)

Il Piccolo Mondo Alpino della Val di Pèio è un libro di cui si è scritta solo la premessa, un paio di capitoli e un ambizioso sommario. Molti sono infatti i siti e le realtà socio-economiche inserite nell’Ecomuseo o che avranno in esso e per esso futuri sviluppi: il tutt’ora attivo Caseificio di Pèio paese (unico retaggio delle società turnarie delle comunità trentine); la Società ovi-caprini con il gregge di pecore e capre; alcuni mulini giunti integri fino a noi; pascoli e malghe sparse sui monti; l’antica area mineraria di Comásine; pregevoli e antiche aree forestate; siti di interesse archeologico (castellieri retici); tutto il capitolo dell’epopea idroelettrica con dighe e centrali di primo ‘900.
La proposta ecomuseale ha, per ora, in Casa Graziòli e nel Percorso LINUM il proprio nucleo centrale di interesse. L’edificio –Casa dela Béga, in termine dialettale- testimonia l’evoluzione dell’abitare contadino degli ultimi secoli. Abitata dall’anziana Domenica Grazioli (Béga) fino al 1991, venne acquisita dal Comune nel 1998, ceduta dagli eredi con il preciso scopo di valorizzarla a fini museali. Eccetto i necessari interventi conservativi, in essa non v’è nulla di artefatto e vi si respira l’anima della quotidianità povera ma dignitosa del passato. Disposte su tre piani e sottotetto, in angusti passaggi, si visitano: due vecchie cucine con focolare aperto (foglár), due forni da pane (fóren dei panéti), la camera da letto rivestita di legno (stüa fodrada) con stufa in ceramica (fornèl a óle) e con la curiosa forèla, finestrella di servizio fra cucina e stüa.

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Il Sentiero Etnografico Rio Caino (Provincia di Trento)

Nella valle del Chiese, alle porte occidentali del Trentino, lungo circa 4 chilometri di percorso, si snoda il Sentiero etnografico del Rio Caino. Si tratta di un racconto, attraverso una quindicina di stazioni (edifici rurali, emergenze ambientali, insediamenti artigianali come fucine e fornaci per la calcina, trincee militari della Grande Guerra), della storia, dell’ambiente, della cultura materiale della valle.
Queste antiche testimonianze etnografiche oggi sono state riscoperte e ristrutturate grazie a un’iniziativa del comune di Cimego, “paese del ferro e dell’eresia” perché tappa della storia dolciniana. Nell'ambito del progetto europeo Leader II il comune ha affidato all’Università di Trento (Laboratorio di Progettazione Edilizia del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale) una ricerca per la ricostruzione di due edifici di servizio dell'architettura tradizionale.
Il Sentiero Etnografico "Rio Caino" è stato progettato dal Centro Studi Judicaria con la consulenza del Museo degli Usi e dei Costumi della Gente Trentina di S.Michele e realizzato a cura del Servizio Ripristino Ambientale della Provincia di Trento.
Il sentiero, seguendo la morfologia della montagna, si sviluppa tra i 450 metri del ponticello e i 750 metri di Malga Caino, ed è facilmente percorribile da famiglie, amanti della natura e gruppi scolastici.
I visitatori seguendo l'itinerario museale attraversano una zona di grande interesse faunistico e paesaggistico e possono visitare la fucina per la lavorazione del ferro, il vecchio mulino ad acqua per la macina del grano, l’angolo del boscaiolo e del carbonaio, la fornace per la calcina, il roccolo, l’orto della strega Brigida, realmente vissuta a Cimego attorno al 1470, il rifugio dove l’eretico Dolcino e Margherita d’Arco trovarono riparo dal 1300 al 1303, le trincee militari della Prima Guerra Mondiale e la Malga Caino, che conclude l’itinerario.

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Sentiero Etnografico del Vanoi (Provincia di Trento)

La valle del Vanoi si trova in un’area di difficile acceso, all’estremità sud-orientale della Provincia di Trento. L’idea di realizzare un Sentiero Etnografico nasce nel 1992 dal Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino, affiancato dal Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina per valorizzare e far conoscere il patrimonio storico-culturale della popolazione della valle.
Al visitatore viene proposta un’esperienza a misura d’uomo, dove egli stesso possa essere protagonista consapevole, passeggiando, osservando e toccando con mano opere della natura e dell’uomo di montagna, tra boschi, prati ed insediamenti rurali.
A tal fine è stato creato un sentiero etnografico, costituito da sette “anelli di percorrenza”, per una lunghezza complessiva di 25,5 km: anello de la val; 5 anelli dei pradi e del bosch, anello dai pradi alla montagna”. Punti di informazione, edifici rurali, malghe in alta montagna e siti con manufatti etnografici legati al bosco sono visitabili lungo il percorso; sono state riattate due risine (gli scivoli per il trasporto a valle del legname) e sono state ricostruite una capanna dei carbonai, una baita dei boscaioli, alcuni recinti per il bestiame in malga, e alcuni cumuli di stoccaggio del fieno sui prati di alta montagna. La ricettività di percorrenza, nell’ambito di attività di gruppo, è organizzata in edifici sui prati e in malga.
Il Sentiero Etnografico si inserisce nel più ampio contesto del nascente “Ecomuseo del Vanoi”. Nel 1999, infatti, si è costituita l'Associazione "Verso l'ecomuseo del Vanoi" che unisce 35 soci fondatori e il Consiglio Comunale di Canal San Bovo, a fine novembre 1999, ha discusso e approvato l'istituzione dell'Ecomuseo del Vanoi.

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Ecomuseo del ghertele (Veneto)

Nella vecchia stalla dell’ex Malga Ghertele, ristrutturata grazie a fondi comunitari del progetto Leader II e direttamente del Comune di Roana - Assessorato al Turismo, è stata ricavata una struttura polifunzionale con sala espositiva e laboratorio didattico, dove vengono organizzate mostre temporanee a tema, esposizioni di prodotti tipici e manifestazioni a essi collegate.
Immerso nel paesaggio molto suggestivo della Val d’Assa, l’Ecomuseo è il punto di partenza ideale per lo studio del territorio circostante, sia negli aspetti più strettamente naturalistici (il bosco e la geologia dell’Altopiano) sia in quelli legati alla secolare integrazione tra uomo e ambiente (la malga, la produzione del formaggio, la manutenzione del bosco, le calcare e le carbonaie...) e di quelli riguardanti la fiorente cultura popolare altipianese, che trova espressione nelle numerose fiabe e leggende locali.
All’interno della struttura è presente un piccolo allestimento museale, con attrezzi della tradizione rurale e con pannelli didascalici che descrivono gli antichi mestieri delle genti altipianesi.
All’esterno un percorso strutturato, ricco di pannelli didattici, si snoda dall’ecomuseo alla Malga Pusterle, attraversando le aule didattiche dell’“Immaginario”, del “Bosco” e dei lavori ad esso connessi, della “Vita di malga”.

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Miniera di Gambatesa (Liguria)

Situata alle spalle del Golfo del Tigullio fra Chiavari e Lavagna, la val Graveglia è un’area ancora poco conosciuta ma ricca e attraente sia sotto l'aspetto culturale che naturalistico-ambientale. Una parte della valle rientra nel Parco Regionale dell'Aveto. La ricchezza geologica di quest’area ha portato alla nascita di un bacino minerario per l'estrazione del manganese fra i più grandi d'Europa, ancora attivo fino a pochi anni fa. Oltre ai minerali di interesse industriale come la braunite, da cui si ricava manganese con buona resa, sono stati rinvenuti minerali rarissimi come la tinzenite e la tiragalloite. E' qui che la Miniera di Gambatesa, 25 chilometri di gallerie su sei differenti livelli, grazie a un progetto europeo e all’iniziativa del Parco regionale dell’Aveto, si è trasformata in un Museo Minerario, dotato di un trenino che consente ai visitatori di esplorarne le viscere. Attualmente è visitabile sia a piedi che in trenino, sempre con l'accompagnamento delle guide. All'interno del Museo sono custoditi numerosi documenti relativi alla storia della miniera (le prime notizie risalgono al 1500).

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Ecomuseo del Casentino (Toscana)

L’Ecomuseo del Casentino interessa tutti i comuni della Comunità Montana del Casentino, la prima valle dell’Arno in provincia di Arezzo. E’ organizzato in sistemi che mettono in luce gli elementi caratterizzanti del paesaggio della Valle e consentono di ripercorrere la dinamica delle connessioni tra ambiente naturale e presenza umana attraverso il tempo storico.
Ogni sistema è articolato in UNITA’ che si traducono in musei, centri documentari o laboratori didattici con specializzazioni tematiche adatte a valorizzare le singole identità. Ogni sistema inoltre, trova una particolare rispondenza nella “Banca della Memoria”, l’archivio audiovisivi ubicato presso il Centro Risorse Educative e Didattiche della Comunità Montana del Casentino, e nella sede distaccata di Cetica, nel comune di Castel San Niccolò, dedicato alla cultura materiale e alle tradizioni popolari della Valle.

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Ecomuseo della Montagna Pistoiese (Toscana)

L’Ecomuseo della Montagna Pistoiese racconta lo stretto rapporto, incentrato sull’acqua e il bosco, che lega il territorio montuoso a confine tra la Toscana e l’Emilia alla sua comunità: dalle testimonianze della vita lavorativa (ghiacciaie e ferriere) all’utilizzo dei boschi (produzione di legname), a forme d’arte e cultura popolare. Inaugurato nel 1989 con un solo sito visitabile, l’ecomuseo si articola in sei percorsi tematici che includono alcuni piccoli musei distribuiti su tutto il territorio montano, e in 12 siti visitabili.
L’itinerario del Ghiaccio testimonia di un passato, tra fine ‘700 e inizi del ‘900, in cui nella montagna pistoiese si afferma l’industria del ghiaccio. Visitando da Le Piastre (ghiacciaia della Madonnina) a Pracchia, si vedono i resti delle ghiacciaie, degli edifici per la conservazione del ghiaccio e delle strutture utilizzate per deviare le acque fluviali. Il Polo Didattico di Pracchia, visitabile su prenotazione, ospita documenti e fotografie sulla produzione del ghiaccio.L’itinerario del Ferro testimonia le attività di produzione e lavorazione del ferro (pirite), presente nell’area già 1.500 anni fa. Lungo l’itinerario si possono vedere molti edifici un tempo adibiti all’attività produttiva. Il percorso inizia con la Ferriera Sabatini di Pracchia e si conclude nel Punto Informativo d’Area del ferro, presso il Comune di S. Marcello Pistoiese.
L’itinerario dell’Arte Sacra e delle religiosità popolare comprende varie chiese e un polo didattico. L’itinerario della Vita quotidiana, presso Cutigliano, ha come punto di riferimento principale il Museo de lla Gente dell’Appennino Pistoiese di Rivoreta che invita il visitatore a un viaggio nel passato, basato sull’esperienza del “fare con le mani”, ma anche del provare sensazioni ed emozioni, grazie a un percorso ricco di oggetti, suoni e suggestioni, visitabile anche dai non vedenti grazie all’impiego della tecnologia Walk-Assistant. Il museo ripropone ogni anno, a fine luglio, una “Giornata del museo vivente”, durante la quale vengono riproposte tecniche di lavoro e pratiche della vita di montagna. L’itinerario del verde è incentrato sull’Orto botanico Forestale dell’Abetone, nella Val Sestaione, nato dalla collaborazione fra Comunità Montana dell’Appennino Pistoiese, Università, Regione Toscana e Corpo Forestale dello Stato. L’itinerario della Pietra comprende tre percorsi che permettono al visitatore di osservare testimonianze del lavoro degli scalpellini locali, la cui arte discendeva da quella dei Maestri comancini: strade lastricate, torri di avvistamento, cave di pietra.

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Museo diffuso del Mugello (Toscana)

Realizzato a partire dal 1993 e finanziato prevalentemente con fondi strutturali europei, il Museo Diffuso interessa 16 comuni della Comunità montana del Mugello.
Il Museo Diffuso è organizzato secondo una struttura a rete articolata in 4 sistemi:
• Sistema naturalistico (vegetazionale e faunistico)
• Sistema Demo-etno-antropologico
• Sistema dei Beni Storico Artistici
• Sistema dei Beni Archeologici

Ogni sistema comprende punti museali, laboratori didattici, itinerari, adatti a mettere in luce le diverse peculiarità di ogni componente del Sistema.

Il Sistema Demo-Etno-Antropologico vuole valorizzare i segni delle antiche attività economiche tradizionali che fin dal 1300 hanno lasciato tracce su questo territorio.
A Scarperia i coltellinai erano riuniti in una sorta di ordine professionale dallo Statuto del 1538 e qui operano ancora 5 coltellerie (erano 46 all’inizio del ‘900). La grande abbondanza di pietra arenaria ha favorito la tradizione antichissima degli scalpellini di pietra serena, in parte ancora attivi. Numerosi sul territorio anche i mulini ad acqua e i frantoi in pietra (la coltivazione dell’ulivo risale alla civiltà etrusca). Anche altri artigiani hanno lavorato o ancora operano nella zona del Mugello: bottai, impagliatori, artigiani del ferro e del rame battuto.
Gli antichi mestieri sono così il filo conduttore di un percorso che comprende il museo dei Ferri taglienti di Scarperia, il museo della Civiltà contadina di casa d’Erci a Grezzano (Borgo San Lorenzo), il museo della Pietra serena a Firenz uola, il museo delle Genti di montagna a Palazzuolo sul Senio, il museo della Vite e del vino a Rufina.

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Ecomuseo di San Donato Val di Comino (Lazio)

L’ecomuseo di San Donato Val di Comino è un complesso scientifico-turistico ricavato in un cinquecentesco convento francescano, che si compone di un Museo Geologico e di un Ostello confortevole in grado di ospitare 25 persone.
All’interno del Museo la possibilità di differenti percorsi tematici: una serie di pannelli introducono alla lettura del paesaggio attuale e delle sue trasformazioni nel tempo, attraverso un viaggio a ritroso, lungo gli itinerari medievali e romani, sulle lingue di ghiacciai e via via fino ai mari caldi del sud.
Vetrine tematiche approfondiscono alcuni argomenti chiave: il processo di fossilizzazione e l'evoluzione delle specie, gli ambienti, le rocce delle Val di Comino, il ciclo dell'acqua e l'inquinamento idrico, il dissesto idrogeologico, il rischio sismico ed i terremoti storici, ultimo dei quali quello del maggio 1984 con epicentro San Donato Val Comino. Infine, un plastico tridimensionale riproduce in scala 1:10.000 parte del territorio del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, fra la Val di Comino e la Valle del Sangro, le grandi catene montuose, valli incise e centri storici arroccati.
Per i più curiosi, alcuni dispositivi permettono di guardare meglio "al di dentro" e "al di sotto". Grazie ad una serie di installazioni multimediali, il visitatore può ottenere le principali informazioni turistiche sul Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e sulla Val di Comino e può "virtualmente" scrutare le faggete, le sorgenti, gli animali, la fioritura delle orchidee, i vicoli dei centri storici medievali, le botteghe artigiane, i mercatini, le principali iniziative culturali, le manifestazioni, i percorsi storico-gastronomici.
Grazie a un assieme di strutture divisorie flessibili, il Museo può presentarsi o nei microambienti dell'itinerario museale (pannelli espositivi fissi e mobili, bacheche di cristallo, diorama, postazioni per terminali didattici interattivi e spazio video) o come occasionale sala convegni per circa 50 partecipanti seduti, grazie allo scorrimento motorizzato simultaneo delle pannellature espositive mobili. La struttura reticolare sospesa contiene il sistema di illuminazione e contemporaneamente sostiene e guida lo spostamento dei pannelli.
ll criterio di allestimento dello spazio museale segue i recenti modelli espositivi in modo tale da consentire la partecipazione attiva del visitatore.
Tra le attività: il laboratorio ambientale come scuola del futuro, soggiorni per scolaresche, campi estivi ragazzi, campi di volontariato, corsi di aggiornamento insegnanti. Nel corso dell’anno sono previsti: percorsi didattici per le scuole elementari, medie, superiori e per l’università; laboratori; seminari; escursioni didattiche.
Al piano inferiore trova giusta collocazione lo spazio ristoro dell’Ostello con tavoli per circa 35 persone, cucina, servizi igienici e giardino. La parte del convento cinquecentesco, con ingresso indipendente a livello della strada, ha funzione di foresteria per l'accoglienza di gruppi di lavoro, congressisti, campi scuola, turismo escursionistico, per un totale di 25 persone.
Nei secoli, proverbiale è rimasta l'ospitalità del luogo. Nelle sue stanze hanno trovato alloggio tutti: giovani, viandanti, pellegrini ed aristocratici, come la nipote di Napoleone, la principessa Anna Carolina Bonaparte. La gestione è a cura di Psiche e Aurora, cooperativa di promozione turistica e culturale.

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Ecomuseo della Maiella Occidentale (Abruzzo)

La sede centrale dell’Ecomuseo “Millenni nella natura” o Ecomuseo della Maiella Occidentale è anche sede del Museo delle Genti d’Abruzzo (del quale è una recente affiliazione).
L’ecomuseo è situato lungo il versante nord-occidentale del gruppo montuoso della Maiella, dichiarato Parco Nazionale dal 1996, e sull’alta valle del fiume Pescara ed è un museo a cielo aperto ricco di boschi, valli, fiumi, borghi, chiese. Creato per rafforzare l’identità locale e valorizzare le risorse storico-ambientali del territorio anche in chiave turistica, comprende tre grandi itinerari: l’itinerario del verde, l’itinerario storico archeologico e l’itinerario dei mestieri e dei prodotti.
L’itinerario del verde comprende sei differenti percorsi che permettono di ammirare, oltre ai paesaggi, una flora variegata e una fauna tra le più prestigiose, con orsi, lupi e aquile reali.
L’itinerario dei mestieri e prodotti della terra si articola in cinque percorsi: cantine e frantoi, liquori tipici, cordari, costruzioni a secco dei pastori (Tholos) e formaggi. Il visitatore può visitare botteghe artigianali ancora in attività e assistere alla lavorazione della pietra bianca.
L’itinerario storico-archeologico comprende una quindicina di percorsi (percorso romantico, percorsi della preistoria e del periodo romano-medioevale), che conservano i resti di pitture rupestri, ponti, abbazie, conventi, castelli, dimore storiche. Il percorso di Tocco da Casauria ospita i resti di un villaggio dell’età del bronzo e l’azienda agrituristica Madonna degli Angeli.

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Ecomuseo della Riserva Naturale di Zompo lo Schioppo (Abruzzo)

L'Ecomuseo della Riserva naturale di Zompo lo Schioppo è pensato affinché nella stessa collocazione conviva: un Museo territoriale, divulgativo degli aspetti naturalistici e storico -antropologici peculiari del luogo, un Centro Visita della Riserva Naturale, che possa orientare ed essere di ausilio ai visitatori, e uno Spazio didattico, che sia in grado di sensibilizzare il pubblico, i giovani in particolare, a un uso appropriato delle risorse ambientali.
Il linguaggio espositivo è quello dell' “ipertesto meccanico”, con apparati pensati come strutture reattive, nelle quali coesistono teche espositive, pannelli esplicativi, immagini, proiezioni e sollecitazioni audiovisive. Una logica che nasce dall’esigenza di far convivere linguaggi con gradi di complessità diversi (il museo è pensato sia per gli adulti che per i bambini).
Il percorso museale, nei diversi apparati espositivi, è progettato con una logica tanto ostensiva quanto didattico – interattiva, caratterizzata dal maggiore coinvolgimento possibile del visitatore, che da semplice osservatore deve trasformarsi in soggetto attivo, in grado di interagire con le tematiche trattate.
I ragazzi sono i principali artefici della vita di questo Centro che ha anche la funzione di laboratorio ambientale territoriale. Nella logica espositiva dell'Ecomuseo, infatti, il visitatore non solo è introdotto alla conoscenza del territorio di Morino, alla Val Roveto e alla Riserva stessa attraverso le sue componenti (flora, fauna, paesaggio, tradizioni, storia, cultura ecc.) ma coglie anche spunti di riflessione sul futuro del pianeta, aggiungendo un tassello alla crescita di una mentalità più “ecologica”.
L'acqua, elemento simbolico e caratterizzante la riserva nella sua veste più scenografica, interpreta il filo conduttore, visibile e invisibile, del percorso museale, accompagnando il visitatore attraverso le diverse ambientazioni del territorio fin dalla prima sala, in cui, con approccio di tipo emozionale, il visitatore viene introdotto al tema del "saper leggere" il paesaggio.
Nelle sale successive vengono descritte le principali ambientazioni attraverso cui è possibile la lettura del territorio della riserva: il sistema dei segni del paesaggio costruito (l'uso del bosco, l'uso dell'acqua, le infrastrutture ecc.); l'ecosistema faggeta; l'ambiente delle rupi carbonatiche; per concludere il percorso con un gioco di riepilogazione in cui la combinazione di prismi rotanti permette di ricollocare, nel giusto ambiente, animali, piante e segni antropici.
In ogni sala è presente un settore dedicato alla "favola narrata", una sorta di percorso parallelo raccontato sulla traccia delle tematiche affrontate in generale, ma a misura di bambino.

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Ecomuseo d’Abruzzo (Abruzzo)

Iniziato nel 1999 come progetto di promozione turistica e su iniziativa della Comunità Montana Sirentina, l’Ecomuseo d'Abruzzo interessa 13 Comuni su una superficie di 42 mila ettari, con 9 mila abitanti.
L’ecomuseo è organizzato come un museo all’aperto del territorio ed è strutturato lungo sei itinerari che permettono ai visitatori di esplorare, fisicamente e idealmente, il patrimonio storico, archeologico, architettonico, naturale della valle.
Il territorio, interamente compreso all’interno del parco regionale Sirente-Velino, presenta paesaggi montani grandiosi. I massicci imponenti ed elevati del Sirente si alternano agli altopiani carsici come quello delle Rocche o dei Piani di Pezza, ambienti inaccessibili di gole, dirupi e grotte, come le Stiffe, si contrappongono alle linee morbide della Valle Subequana o ai fertili terreni dell’Aterno.
In questo ambiente vive un tessuto di borghi ricchi di storia e di tracce architettoniche, soprattutto medievali: castelli, cinte murarie, chiese e conventi costituiscono la più evidente impronta di una millenaria presenza umana.
Due itinerari si snodano, su deboli dislivelli (100-300 m), sull’altopiano delle Rocche, nella parte occidentale del parco, quasi interamente in ambiente boschivo. Sono anche praticabili in inverno come piste da fondo.
Nella valle dell’Aterno, nella parte centrale del parco, si può percorrere un sentiero storico (600 metri di dislivello) che attraversa antichi insediamenti agro-pastorali. Un secondo sentiero in quest’area (700 metri di dislivello) è percorribile d’inverno con gli sci da fo ndo. Più impegnativo (1200 metri di dislivello, consigliata la presenza di guide del parco) il sentiero che conduce al monte Sirente, mentre nella parte occidentale dell’area protetta, nella valle Subequana, si trova un facile percorso archeologico che permette di visitare fra le altre cose i resti di un antico villaggio italico.

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Museo Provinciale delle Miniere (Provincia di Bolzano)

II Museo provinciale delle miniere è costituito, oltre alla sede di Vipiteno, da quattro siti minerari, Monteneve, Ridanna, Cadipietra e Predoi. Si tratta di miniere situate a ridosso del confine austriaco, in alta montagna, in produzione dal medioevo e oggi dedicate quasi esclusivamente ad attività museali.

A Monteneve, nel comune Moso in Passiria, a 2.355 m e raggiungibile solo a piedi in circa 1 ¾ h, si trova quella che era un tempo la miniera più alta d’ Europa e quella più a lungo produttiva in area alpina (circa 800 anni di coltivazione di argento, piombo e zinco). Oggi è un rifugio e la miniera con locale espositivo sono visitabili. Il rifugio rimane aperto da fine maggio fino ottobre. Locale espositivo e visite guidate: da luglio fino metà ottobre. Via del Giudizio 9, 39015 S.Leonardo Passiria, tel. 0473-647045.

L'area museale di Monteneve/Ridanna si trova a Masseria, in cima alla Val Ridanna. I numerosi impianti minerari sul e dentro il massiccio montuoso tra la Val Ridanna e la Val Passiria sono stati mantenuti nello stato originario e sono potenzialmente ancora funzionanti. Il giacimento si estende tra i 2.000 ai 2.500 m di quota attraverso la costola montuosa che separa la Val Ridanna dalla Val Passiria. Le origini esatte di questa miniera, cui sono stati attribuiti molti superlativi, sono oscure. La prima citazione scritta dell'"argentum bonum de sneberch" il buon argento di Monteneve, risale al 1237. Museo delle miniere di Ridanna – Monteneve, Masseria 32 - 39040 Ridanna (BZ). Tel. 0472 656364 - Fax 0472 656404. E-mail ridanna.monteneve@tin.it.

A Cadipietra era situato il centro amministrativo della miniera. Nel "Granaio", il magazzino di generi alimentari della miniera, si trova dall'autunno 2000 il Museo minerario di Cadipietra. Al centro dell'esposizione la ricca raccolta di oggetti relativi all'attività mineraria della famiglia Enzenberg. Pregevoli modellini in legno di impianti della miniera, dipinti e carte minerarie artisticamente istoriate, libri, documenti e reperti provenienti dalla miniera fanno rivivere la storia dell'attività mineraria in Valle Aurina.

A Predoi, 15 km di distanza, dove l’attività mineraria, alla ricerca del rame, è durata oltre 500 anni, si trovano oltre 20 gallerie e cunicoli, ad un'altezza oscillante tra i 1400 e i 2000 metri. Nella galleria più bassa è stata allestita una miniera dimostrativa per i visitatori. Per vederla si attraversa a bordo di un trenino la galleria Sant'Ignazio lunga 1100 m nella quale ancora oggi si estrae il rame secondo sistemi tradizionali. Il viaggio continua verso la galleria di San Cristoforo, esempio di tecnologia mineraria.

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Museo degli Usi e Costumi della Provincia di Bolzano (Provincia di Bolzano)

Il Museo degli usi e costumi della Provincia di Bolzano è un museo etnografico, parzialmente all’aperto, nel quale sono ricostruiti aspetti della vita quotidiana e diverse attività dell'economia rurale. Il museo è stato fondato nel 1976 e ha sede a Dietenheim (Teodone), presso Brunico.
Oltre a una raccolta di oggetti contadini e ricostruzioni di ambienti del lavoro domestico e dell'artigianato dell'Alto Adige, il museo, come nella tradizione di molte istituzioni situate nell’area di lingua tedesca, dispone di allestimenti e costruzioni all’aperto, quali officine ed edifici rurali ricostruiti e dislocati su un'area di circa 3 ettari. Queste costruzioni, circa una ventina, offrono un interessante esempio di urbanistica e vita agricola sud-tirolese e illustrano mutamenti della vita e della cultura popolare nel corso dei secoli.
Il centro del museo è il maso padronale "Mair am Hof", una delle quattro masserie ("Meierhöfe") di Teodone. La residenza signorile è una testimonianza dello stile di vita padronale. Accanto sorge il maso tipico del contadino tirolese che gestiva il suo podere in un’economia di autosufficienza; poco lontano la casetta del piccolo colono, ossia dello strato più modesto.
Il percorso continua nel parco museale attraverso stalle, giardini, il granaio, il mulino, la gramola per il lino, il forno per il pane, la segheria, fino alle primitive malghe di montagna, documentando la cultura del lavoro di un popolo. Sono visitabili anche una "farmacia di casa", gli strumenti di un medico contadino locale e una raccolta di cetre del XIX secolo.

http://www.ecomusei.net/User/index.php?PAGE=Sito_it/ecomuseo_europa&ecom_id=40

 

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