Museo geologico della Carnia (Ampezzo)
La Carnia è una delle poche zone in Europa in cui il patrimonio geologico e paleontologico si sia conservato con completezza, registrando così le varie tappe dell'evoluzione avvenuta nelle Alpi Carniche per un arco di tempo di circa 400 milioni di anni.
La completezza della successione rocciosa ordoviciano-giurassica e la ricchezza di fossili che testimoniano fatti assai significativi nella storia della vita sulla terra, sono la ragione della nascita di questo Museo.
 |
 |
Allestito secondo criteri moderni e didattici, il Museo, ospitato nel Palazzo Angelo Unfer, raccoglie rocce e soprattutto fossili di notevole interesse scientifico, illustrati da una ricca serie di pannelli esplicativi che permettono al visitatore di ripercorrere la storia del territorio carnico da 450 fino a 40 milioni di anni fa: si passa dal mare del Siluriano alle scogliere del Devoniano, dalle foreste tropicali del Carbonifero ai mari del Triassico, sino a giungere all'Orogenesi alpina.
Uno spazio dedicato ai bambini, con giochi scientifici sulla geologia e la paleontologia permette ai più piccoli di avvicinarsi a queste materie in modo divertente.
http://www.carniamusei.org/musei.html
Museo geologico di Predazzo
Il Museo civico di geologia di Predazzo si trova in Val di Fiemme, nell’area delle Dolomiti orientali, una zona già nota tra gli studiosi del secolo scorso come il "Giardino geologico delle Alpi". Il Museo valorizza e promuove la conoscenza a vari livelli del peculiare patrimonio geologico e mineralogico locale, proponendo laboratori didattici interattivi ed organizzando escursioni guidate alla scoperta di questo affascinante mondo in cui è scritta la storia della Terra e in particolare delle Dolomiti (sentiero geologico del doss Capèl, percorsi della Malgola, dei monti Monzoni e delle miniere della Bedovina).
http://www.mtsn.tn.it/rete/museo_geologico.asp
Museo del fossile del Monte Baldo - Brentonico
Il Museo del fossile del Monte Baldo, collezione Osvaldo Giovanazzi, ha sede tra i suggestivi avvolti del rinascimentale palazzo Eccheli-Baisi di Brentonico.
Lungo il percorso espositivo si trovano 40 vetrine suddivise in sei sale, una delle quali dedicata interamente all'interpretazione dei fossili nella storia: dal mito alla conoscenza scientifica.
La raccolta, che conta più di 1200 esemplari, contiene fossili raccolti nei dintorni della catena del Monte Baldo settentrionale e documenta l’esistenza di gruppi animali vissuti negli ambienti marini che si sono succeduti nei 150-180 milioni di anni del post Triassico.
Particolare menzione merita la raccolta dei Gasteropodi provenienti dal giacimento fossilifero delle Sorne, dove furono classificate ben 134 specie.
http://www.mtsn.tn.it/rete/museo_fossile.asp
Museo geologico “Gaetano Giorgio Gemmellaro” (Palermo)
Il Museo Geologico “Gaetano Giorgio Gemmellaro”, Sezione del Dipartimento di Geologia e Geodesia dell’Università degli Studi di Palermo, costituisce una delle più prestigiose istituzioni museali della città di Palermo e uno tra i principali musei geologici e paleontologici italiani. Il Museo nacque nel 1860, grazie all’opera di Gaetano Giorgio Gemmellaro, chiamato a ricoprire la cattedra di Geologia e Mineralogia nella Facoltà di Scienze fisiche e matematiche dell’Università di Palermo. Gemmellaro continuò l’attività di riordino e ampliamento della collezione di rocce e fossili del Gabinetto di Geologia, iniziata nel 1838 da Pietro Calcara, professore di storia naturale nell’ateneo palermitano, e, grazie ad un lascito di 1.000 onze che il conte Cesare Airoldi Arrigoni aveva destinato al Gabinetto di storia naturale insieme alle sue collezioni geologiche e mineralogiche, arricchì il museo di numerose collezioni, frutto di intelligenti acquisti ma anche della sua infaticabile opera di studioso e di ricercatore; ad egli si deve, tra l’altro, la scoperta e lo studio dell’eccezionale sito fossilifero della Valle del Sosio, risalente al Permiano (circa 240 milioni di anni fa). L’opera del Gemmellaro, che fu direttore dell’Istituto ininterrottamente fino al 1904 e fu anche Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Palermo dal 1874 al 1876 e dal 1880 al 1883, rese il museo palermitano uno dei principali musei geologici e paleontologici del mondo, secondo, a detta degli studiosi dell’epoca, solamente al British Museum di Londra. Alle collezioni paleontologiche provenienti da tutta la Sicilia, tra le quali, oltre a quelle già ricordate del Permiano dalla valle del Sosio, spiccano le raccolte di mammalofaune provenienti dalle grotte del palermitano, con i famosi elefanti nani siciliani, si aggiunsero così: a) la Collezione Petrografia Siciliana; una raccolta completa di tutte le rocce affioranti in Sicilia (2.200 campioni di rocce), utilizzata quale riferimento per la redazione dei fogli siciliani della Carta Geologica d’Italia, in scala 1:100.00, realizzata dal Servizio Geologico alla fine del 1800 sotto la direzione scientifica di Gemmellaro; b) una rara collezione di pietre ornamentali siciliane, alcune provenienti da cave oramai esaurite; c) una collezione di campioni dell’isola Ferdinandea, sorta e inabissatasi nel Canale di Sicilia nel 1831, raccolti personalmente da Carlo Gemmellaro, padre di Gaetano Giorgio, inviato in missione esplorativa sull’isola dal governo borbonico.
http://www.museogemmellaro.too.it/
Museo geologico di San Donato Val Comino
In un’ala del cinquecentesco Convento dei Francescani, è allestito questo complesso scientifico-alberghiero che si compone di un Museo Geologico, di un Centro di Cultura Ambientale e di un Ostello confortevole in grado di ospitare circa 25 ragazzi. Lo spazio pranzo e il giardino completano la struttura rendendola utilizzabile per scolaresche e gruppi. Le attività svolte sono rivolte alle scuole di diverso ordine e grado poiché i livelli di fruizione ed i percorsi formativi sono differenziati. La struttura propone molteplici chiavi di lettura del territorio a partire dalle trasformazioni ambientali che si sono susseguite nei milioni di anni della storia del pianeta e che sono tuttora in atto. I differenti "saperi" concorrono ad una poliedrica conoscenza dell'area: le scienze della terra (geologia, idrogeologia, paleontologia), le scienze della vita (biologia, zoologia, botanica, ecologia) le scienze dell'uomo (storia, geografia, antropologia, architettura) aiutano a cogliere il mondo come "un mondo tutto attaccato" e da difendere. Un plastico tridimensionale riproduce in scala 1:10.000 parte del territorio del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise: per i più curiosi alcuni dispositivi permettono di guardare meglio "al di dentro" ed "al di sotto". Inoltre, il visitatore può ottenere le principali informazioni turistiche grazie a due personal computer che ci lasciano "virtualmente" scrutare faggete, sorgenti, borghi antichi, botteghe artigiane, mercatini...
http://www.comune.sandonatovaldicomino.fr.it/images/ilcentrodiculturaambientale.htm
Museo geologico di Meltina
Nella cava di pietra a 1900 m.s.l.m. si è trovato un numero notevole di piante fossili carbonizzate, del periodo permico più recente. Si tratta di una delle più grandi collezioni di questo genere, che sia mai venuta alla luce in Alto Adige. Questi documenti geologici sono stati collezionati ed esposti in un piccolo museo. Ci raccontano di piante e animali estinti, di deserti e mari, di esplosioni vulcaniche e terremoti, di ghiacciai e di fiumi.
http://www.moelten.net/it/kultur/fossilienmuseum.html
Parco Museo Geologico di Cava Monticino
Il Parco Museo Geologico di Cava Monticino racchiude un prezioso patrimonio geo-naturalistico e rappresenta un sito di riferimento della comunità geologica internazionale per lo studio delle evaporiti messiniane, della geologia dell’Appennino romagnolo e della paleontologia. Il colle del Monticino è la porta orientale alla Vena del Gesso, bianca dorsale che si estende tra le valli del Lamone e del Sillaro e che costituisce il più imponente affioramento della Formazione Gessoso-solfifera in Italia (foto a sinistra). Questa formazione comprende i depositi di età messiniana (Miocene superiore, 7,2-5,3 milioni di anni fa) rappresentativi di quello straordinario evento noto come la “crisi di salinità”. Nel Messiniano, a causa della temporanea chiusura del collegamento con l’Atlantico e dell’intensa evaporazione, il Mediterraneo si trasformò in una gigantesca salina dove si ebbe la deposizione di centinaia di metri di gesso e di salgemma. In queste condizioni si sono formati i grandi cristalli di gesso selenitico che affiorano nella parete di scavo della cava e che oggi possono essere osservati da vicino grazie al recupero e alla messa in sicurezza del sito.

Ma il tesoro del Monticino non finisce qui. Nella cava affiorano infatti le cinque formazioni rocciose che costituiscono l’impalcatura dell’Appennino romagnolo; dalla più antica alla più recente è possibile osservare la Formazione Marnoso-arenacea, le Peliti eusiniche, la Gessoso-solfifera, la Formazione a Colombacci e le Argille Azzurre. Lo studio di questa successione stratigrafica, delle faune e flore marine e continentali in essa contenuta, ha permesso di ricostruire nel dettaglio gli eventi avvenuti tra la fine del Tortoniano (7,2 milioni di anni fa) e il Pliocene (5,3 milioni di anni fa): in questo intervallo di tempo, insieme alla “crisi di salinità”, si verificò un’importante fase di sollevamento della catena appenninica che la portò ad emergere dal mare (gli Appennini si stavano formando sott’acqua da diversi milioni di anni). Con l’inizio del Pliocene si ristabilì il collegamento con l’Atlantico attraverso lo stretto di Gibilterra e il Mediterraneo fu nuovamente invaso dalle acque marine. Il Monticino conserva la memoria di questi cambiamenti ambientali e dei paesaggi del passato.
http://www.venadelgesso.org/cave/vecchiecave/monticino/monticino.htm
Miniera d’oro della Guia (Macugnaga, Verbania)
L’antica Miniera d’oro della Guia, aperta nel 1710, testimonia la storia dell’industriosa fatica dell'Uomo, intessuta di invenzioni già ritenute quasi magiche, pazientemente convertite in risorse strumentali di un'arte che fu insieme faticosissima ed ingegnosissima, praticata nel buio delle gallerie scavate nella montagna alla ricerca di una luce minerale brillante, colorata, viva .... l'oro.

La miniera della Guia è la prima miniera d'oro delle Alpi aperta alle visite turistico-culturali ed è "la prima miniera museo Italiana" La sua visita guidata consente di godere dello spettacolo naturalistico delle grotte, dei cunicoli, delle gallerie scavate nelle più segnate vene della montagna, in cui si rispecchia mirabilmente una tra le più complesse vicende orogenetiche di tutte le Alpi.
http://www.minieradoro.it/
Museo di mineralogia e paleontologia di Saint Vincent
Il Museo Mineralogico è a Saint-Vincent ed è ubicato al primo piano del vecchio municipio in via E. Chanoux. Fu voluto ed è stato creato dal Gruppo Mineralogico del Cenacolo I. Museo nel 1980 ed ha come scopi principali quelli di raccogliere, classificare e fare conoscere i minerali della Valle d’Aosta; ospita tuttavia anche numerosi cristalli e pietre dure provenienti da varie parti del mondo. Attualmente ha in esposizione circa 400 pezzi, di cui gran parte provenienti dalle montagne vicine: in particolare dal Barbeston, sulla destra orografica della Valle e dalla Testa di Comagne, siti notoriamente ricchi di minerali. Da miniere d’oro, di ferro, di magnetite e amianto oggi dimesse, provengono i "pezzi" più belli, rari e pregiati della collezione unitamente a quarzi purissimi, granati e rarissime vesuviane locali fanno bella mostra di se all’interno di questo Museo. Il museo possiede inoltre una collezione di circa 170 reperti.
http://www.lswn.it/enti/musei/regioni/valle_d_aosta/museo_mineralogia_e_paleontologia_saint_vincent
Museo storico dell’oro italiano (Lerma, Alessandria)
Il Museo storico dell’oro italiano è stato costituito dal dottor Giuseppe Pipino a Predosa (AL) nell'aprile del 1987. La raccolta era iniziata negli anni ‘70, durante le ricerche giacimentologiche e storiche condotte dal geologo sulle antiche miniere della Val Gorzente e sui depositi alluvionali auriferi della Val d’Orba, ed erano serviti, nel 1981, per l'allestimento di una prima esposizione permanente a Casalcermelli. Successivamente, con l'estendersi delle ricerche a tutto il bacino padano e ad altre parti d'Italia, venivano reperite numerose altre testimonianze riguardanti tutte le zone oggetto di antiche attività aurifere e si rendeva necessario il reperimento di una sede più ampia, trovata presso il Centro Sociale di Predosa, nella quale il Museo è stato ospitato per circa 10 anni. Resasi indisponibile la sede di Predosa per necessità amministrative, agli inizi del 1997 il Museo veniva provvisoriamente trasferito a Silvano d'Orba, dove comunque ha svolto una intensa attività, per quattro anni. Nel corso del 2001 l'Amministrazione Comunale di Lerma ha messo a disposizione l'edificio delle ex scuole elementari, presso le quali sono state trasferite le raccolte museali, nel frattempo molto cresciute, oltre all'archivio storico e ad una biblioteca specializzata.
http://www.oromuseo.com/
Centro Minerario di Cultura di Traversella
Risalendo la Valchiusella, giunti in prossimità di Traversella, appare a settentrione un'imponente cresta montuosa solcata al centro dal torrente Bersella, dove si trovano le miniere. Situate a 10 minuti dal concentrico, per cinque secoli sono state il fulcro dell'economia locale che si fondava sul connubio tra agricoltura e miniere. Alterne vicende imprenditoriali hanno caratterizzato nel tempo lo sviluppo dell'attività mineraria che ha dato al paese momenti di fulgore e momenti di oblio, sino alla chiusura definitiva del settembre 1971, quando fu lasciato nell'abbandono un notevole patrimonio edilizio di opifici e pertinenze minerarie. La zona caratterizzata dalla presenza di ben 150 tipi di minerali, è stata dai tempi remoti ricca fornitrice di magnetite, estratta in ben 75 chilometri di gallerie, con imbocchi dai 776 s.l.m. della galleria Anglo-Sarda ai 1658 della galleria II del Pian del Gallo. Oggi parte di questo patrimonio è diventato il fulcro di un piano di recupero che porterà alla realizzazione del Centro Minerario di Cultura. Il recupero del complesso minerario è rivolto alla realizzazione del Centro Minerario di Cultura di Traversella.
Complessivamente il progetto è così articolato: Museo Geomineralogico e Minerario. Presso il silos di frantumazione sono in corso i lavori di recupero per l'allestimento del museo che sarà articolato in diverse sezioni: mineralogia, petrografia, giacimentologia, tecnica mineraria e metallurgia. Museo dei Macchinari e della Filiera del ferro. Collocato nel fabbricato di macinazione, dove sono ancora presenti alcuni mulini, illustrerà i cicli di lavorazione del ferro e della sua filiera produttiva. Geoparco minerario. In un'area attigua al Centro è stato realizzato un itinerario didattico lungo i camminamenti dei minatori che conducono ai diversi accessi delle gallerie. Si può visitare la galleria del pozzo d'estrazione che conduce alla sala macchine. Sala espositiva della pietra. L'opificio Laverie è stato recuperato per ospitare l'esposizione dei prodotti ricavati dalla diorite e promossi dall'Agenzia della Pietra. Struttura di accoglienza. La ristrutturazione in corso riguarda il fabbricato dell'ex direzione. Al piano terra saranno collocati i locali d'accoglienza con relativi servizi e il laboratorio di analisi minerale. Al primo piano gli uffici del Centro, la cucina, il refettorio e due sale didattiche. Al secondo piano le camere della foresteria per i soggiorni studio. Sala congressi. Nei locali degli uffici tecnici e commerciali della miniera è stata realizzata una sala di 200 m2. Sono parte integrante del Centro l'Archivio storico e tecnico delle miniere e la Mostra permanente "Le miniere dei Baduj di Traversella", entrambe collocati a Casa Ruella, nel centro abitato
http://www.provincia.torino.it/cultura/ecomusei/traversella/progetto.html
http://www.arpnet.it/rgauche/SITORIVE_MINAMINIERAMIA.HTML
Museo Mineralogico Permanente (Carro, La Spezia)
Il Museo Mineralogico Permanente è situato nel Palazzo Comunale di Carro, comune dell'Alta Val di Vara. Inaugurato nel 1999 è costituito da una raccolta di circa 1.000 campioni di minerali di provenienza locale, nazionale e internazionale, suddivisi per classi di appartenenza secondo la loro somiglianza chimica e cristallografica, fossili e raccolte di insetti.
http://www.comune-di-carro.it/museo.htm
http://www.capodannoasarzana.it/Citta/Turismo/Dintorni/Musei/Carro.htm
Museo dei minerali a Zorzone Oltre il Colle (Bergamo)
La Mostra mineralogica di Zorzone e' stata inaugurata nel 1994, sebbene fin dal 1970 esisteva in embrione in un locale privato. E'sita nei locali dell'ex Scuole Elementare di Zorzone. L'idea di concepire il Museo e' sorta dall'intenzione di ricordare l'attivita' lavorativa principale di tutto il comune di Oltre il Colle, attivita' cessata nel 1980 con la chiusura delle Miniere. Il Museo e' strutturato su tre piani che evidenziano tre settori ben precisi. Al piano terra troviamo la sezione della miniera che, a partire da Leonardo da Vinci al 1980, illustra l'attivita' con pannelli ed attrezzature minerarie compresa la ricostruzione dell'entrata di uncunicolo a grandezza naturale ; al primo piano e' collegata la sezione espositiva di minerali e fossili (500 reperti locali, 1600 minerali di tutto il mondo e 450 fossili) e al secondo piano si trova il settore multimediale con materiale audiovisivo e sala riunioni.
|

|
http://www.brembana.info/musei/m_minerali.html
Musei minerari di Massa Marittima
Alla fine degli anni ‘70 del secolo scorso, quando l’attività mineraria che ha segnato per secoli il territorio delle Colline Metallifere cominciava il lento declino che in poco più di un decennio ha portato alla chiusura definitiva degli impianti, gruppi di ex minatori e di privati cittadini hanno cominciato a raccogliere oggetti, strumenti di lavoro, macchinari dismessi dagli impianti minerari più vecchi che andavano via via chiudendo. Questi materiali sono stati accolti in alcuni magazzini messi a disposizione dall’Amministrazione Comunale, che ha appoggiato e sostenuto la proposta di non disperdere quel patrimonio di conoscenze e tecnologia e di creare un museo che documentasse quella che per secoli è stata l’attività più importante delle Colline Metallifere.
Sono nati così, all’inizio degli anni ’80, i due musei minerari di Massa Marittima, in un momento in cui le miniere erano ancora in parte attive, sebbene in crisi, e di conversione economica del territorio o di parchi minerari non si parlava affatto. Per molti anni i due musei sono rimasti gli unici esempi di valorizzazione del patrimonio minerario nelle Colline Metallifere.
Museo della Miniera, Museo di Arte e Storia delle Miniere.
Parco Minerario di Massa Marittima
Strettamente connesso ai due musei è il Parco Minerario di Massa Marittima, istituito di recente in seguito alla nascita, per decreto ministeriale, del Parco Tecnologico e Archeologico delle Colline Metallifere, che ha tra le sue finalità la salvaguardia e la valorizzazione del ricco patrimonio di conoscenze, strutture, tecnologia e paesaggio lasciato da un’attività mineraria ininterrotta dalla Preistoria a poco più di un decennio fa.
http://www.wwmm.org/musei/museo.asp?museo_id=27
Museo minerario di Gambatesa
Di recentissima realizzazione, il Museo minerario di Gambatesa è collocato all’interno del Parco Regionale dell’Aveto, classificato come parco appenninico di crinale, che comprende alcune tra le cime più elevate dell’Appennino ligure, tra le quali il Monte Aiona e il Monte Penna rispettivamente di 1703 e 1735 metri s.l.m.
L’alta Val Graveglia, attraversata dal torrente Reppia, rappresenta una delle valli più
meridionali del parco. Il centro minerario di maggiore interesse è la Miniera di Gambatesa, ultimo di numerosissimi giacimentiscoperti e lavorati nella zona. Le attività minerarie si sono fuse conl’ambiente naturale circostante lentamente e con rispetto, in oltre un secolo d’attività ininterrotta, sino a dare l’impressione di essere qui da sempre. La miniera ha estratto inizialmente solfuri misti di ferro e rame e solo successivamente ossidi e silicati dimanganese. La valle è delimitata a nord dal Monte Zatta (1404 metri s.l.m.) e circoscritta dal Monte Chiappozzo ad est e dal Monte Bossea ad ovest. La zona è costituita prevalentemente da boschi, pascoli e macchia mediterranea d’altura ed è attraversata da una fitta rete di sentieri, tra i quali quello carsologico che si diparte dal paese di Arzeno. Numerosissimi i giacimenti di minerali riconosciuti nella valle, sempre legati alla serie di rocce magmatiche di un antico fondale oceanico (Ofioliti) e alla loro copertura sedimentaria (Diaspri). In oltre un secolo d’attività, la regione Liguria, e la Val Graveglia in particolare, è divenuta la maggiore area di produzione di manganese d’Italia.
La Miniera di Gambatesa rappresenta uno dei più ricchi giacimenti scoperti in Europa.
Scopo della riconversione è quello di preservare e rendere fruibile parte dei sotterranei, delle strutture logistiche esterne, delle numerose attrezzature e dei suoi archivi minerari.
http://www.minieragambatesa.it/