Nel 1931 la legge 6 giugno, n. 599, centralizzava il servizio della censura teatrale fino ad allora affidato alle prefetture affidandolo alla Direzione Generale della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno. Per ottenere il nullaosta alla rappresentazione o alla trasmissione di un’opera, era necessario inviare il testo, in due copie, all’Ufficio Censura Teatrale del Ministero. Uno dei due copioni veniva messo agli atti – come scrive Patrizia Ferrara nella ricca introduzione all’inventario – assieme alla domanda e alla corrispondenza relativa. Capo dell’Ufficio fu nominato il prefetto Leopoldo Zurlo che, dal 1931 al 1943, valutò circa 18.000 testi teatrali. Responsabile dell’archivio fin dal 1931, fu il funzionario Mariano Accinni.
Nel 1934 venne istituito il Sottosegretariato per la Stampa e Propaganda, l’anno seguente elevato a Ministero. Con Rdl 1° aprile 1935, n. 327 nacque l’Ispettorato del Teatro che ottenne i fondi trasferiti da altri ministeri e il 6,17% del canone di abbonamento alle radioaudizioni, tutte le attività riguardanti il teatro compresa la censura. Il ministro Galeazzo Ciano nominò capo della struttura Nicola De Pirro. Con Rdl 24 settembre 1936, n. 1834 l’Ispettorato si trasformò in Direzione Generale del Teatro che nel 1940 assunse la denominazione di Direzione generale per il Teatro e per la Musica.
L’organo aveva il controllo sui repertori delle compagnie: ogni testo doveva avere il permesso dell’ufficio che selezionava anche le compagnie da finanziare e decideva la portata dei finanziamenti stessi.
Nel 1937 il Ministero per la Stampa e Propaganda venne denominato Ministero della Cultura Popolare con Rd 27 maggio, n. 752.
Caduto il fascismo, l’Ufficio Censura continuò il suo lavoro anche senza Zurlo, fino alla soppressione del MinCulPop voluta dal primo governo Bonomi nel 1944 (Dgl 3 luglio, n. 163).
Dopo Ciano (26 giugno 1935-11 giugno 1936), i titolari del dicastero furono: Edoardo Dino Alfieri (11 giugno 1936-31 ottobre 1939); Gaetano Polverelli (12 gennaio 1941-6 febbraio 1943); Renato Rinaldi (dal 15 febbraio 1943), Ferdinando Mezzasoma nella R.S.I.
I copioni ritrovati nella sede del Ministero del Turismo e dello Spettacolo (circa 13.000) furono trasferiti tra il 1972 e il 1973 in Archivio Centrale dello Stato dove possono essere consultati.
I fascicoli conservati riguardano non solo il copione inviato all’Ufficio censura ma anche la relativa documentazione amministrativa corredata, a volte, da lettere inviate a Zurlo dal capocomico.
Nella ricerca sui copioni teatrali riguardanti la montagna italiana o ambientati in montagna, è stato consultato l’inventario del fondo che è stato realizzato da Patrizia Ferrara alla quale si deve anche il ritrovamento ed il successivo riordino della documentazione.
Sono stati rilevati i copioni riguardanti opere teatrali (T) e radiofoniche (R), riportando nome dell’autore (in ordine alfabetico), titolo dell’opera, data di richiesta del nullaosta, tipologia e il numero del fascicolo
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