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Le Prealpi Varesine |
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A sud delle Lepontine e delle Retiche, sviluppandosi lungo le propaggini meridionali delle Orobie, le Prealpi lombarde – suddivise in: Varesine, Comasche, Orobiche o Bergamasche, Bresciane e Giudicarie – definiscono una «regione ambientale», in prevalenza dalla struttura sedimentaria, contraddistinta da una notevole varietà di forme paesaggistiche e naturali. Tale fascia montuosa evolve in vallate e cime diseguali e verdeggianti, animate da pascoli montani e da boschi di conifere e latifoglie (robinia, castagno, faggio, noce, roverella), testimonianze storiche di quelle tecniche silvo-pastorali che hanno avvicinato le comunità prealpine ad uno stile di vita propriamente alpino. Ai rilievi collinari e montuosi seguono pianalti diluviali e anfiteatri morenici, intervallati da profonde insenature vallive, talora lacustri, che se da una parte favorirono intensi traffici mercantili, dall’altra indussero specifiche condizioni micro-climatiche, grazie alle quali fu possibile l’introduzione di redditizie attività rurali: selvicoltura del castagno, del faggio e del noce, cerealicoltura (segale, miglio, orzo), allevamento ovino e caprino, viticoltura e bachicoltura. All’estesa varietà fisica corrispose un’omologa diversità produttiva. A realtà contadine, artigianali e mercantili si sovrapposero attività endemiche dell’ambiente montano (sistemi agro-silvo-pastorali di produzione e impiego delle risorse del sottosuolo) rese possibili da continue opere idrauliche, indispensabili nella regimazione e nella gestione delle acque. Dal XIII secolo, nei vallivi intermontani, si vennero talora definendo vere e proprie «civiltà idrauliche», che pianificarono sistemi produttivi basati sull’impiego metodico della risorsa idrica (magli idraulici, molini, miniere, ecc). Depositi minerari di consistente potenza ed estese superfici boschive determinarono, inoltre, le premesse per il venire ad essere, soprattutto dal XIV secolo, di aree locali di crescita mineraria, tra le quali: Brescia, Bergamo, Lecco coi distretti della Val Gerenzone e della Valsassina e l’intero comprensorio del Verbano. Grazie alla considerevole quantità degli endemiti botanici e all’abbondanza degli estesi filoni mineraliferi (Valsassina, Val Gerenzone, Val Brembana, Mella, ecc.), le Prealpi lombarde assunsero il ruolo di vero e proprio laboratorio di sperimentazione naturalistica a cielo aperto, contribuendo allo sviluppo delle conoscenze geologiche di secondo Settecento. La non troppo impervia percorribilità dei versanti montuosi prealpino lombardi, garantita dalle particolarità morfologiche della regione (laghi, valli, ecc.) e, a seguito dell’urbanizzazione pedemontana, da una ormai estesa rete di collegamenti viari, rese questi luoghi meta privilegiata di studi e censimenti botanici, zoologici, litologici e mineralogici. Sovrapponendosi alle vie del commercio medioevale, si definirono in tal modo peculiari itinerari scientifico-letterari, mezzo di trasmissione, ma anche di omologazione culturale. Le Prealpi lombarde erano divenute, dunque, meta di numerose esplorazioni naturalistiche, grazie alla loro ricchezza idrica e fitogeografica, oltre alle peculiarità litologiche e mineralogiche. |
Alla prevalenza sedimentaria dell’unità subalpina si associano, infatti, potenti depositi mineraliferi talora inclusi in estesi affioramenti di origine magmatica che, nell’area collinare e montuosa compresa tra Grantola, Cunardo e Fabiasco (Prealpi Varesine), furono motivo, tra il diciottesimo e il primo quarto del diciannovesimo secolo, di indagini di ampia portata relative all’esistenza di un «antico vulcano». Le formazioni ignee delle Prealpi Varesine avrebbero potuto dunque essere indicative dello sviluppo geostorico delle Alpi. |
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Prealpi Varesine: percorso storico-geologico |
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