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Il contesto storico-scientifico |
| Il contesto storico-scientifico | |
Tra Settecento ed Ottocento, le montagne furono il luogo nel quale si svilupparono i fattori propulsivi della ricerca geologica e naturalistica. Ciò condusse, nella storia della cultura europea, ad una vera e propria riscoperta in termini scientifici ed artistici dei «paesaggi» alpini e prealpini. Alle «Alpi romantiche», macchina della visione estetica, fecero da contraltare le «Alpi laboratorio a cielo aperto», luogo nel quale le conoscenze scientifiche si svilupparono in concordanza con la progressiva conquista di inospitali alture. All’immagine romantica delle montagne, dove l’esperienza dell’«orrido» fondendosi con quella del «sublime» conduceva alla scoperta del «sentimentale», si contrappose la montagna degli Illuministi, dove le necessità indotte dal maggiore sfruttamento delle risorse naturali, motivo talora della riattivazione di diversi scavi minerari, favorirono lo sviluppo delle scienze della natura e del territorio. Così, col progressivo diffondersi di un’adeguata terminologia (“catene”, “massicci”, “crinali”, “creste”, “forcelle”, “cenge”, “pale”, “crode”, ecc.), atta a descrivere formazioni e gruppi rocciosi, si fissò l’idea stessa e il significato di sistema montuoso. |
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Passaggio di un crepaccio durante la spedizione di H. B. de Saussure al Monte Bianco (1787) (L. Weber, 1800) |
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Nella seconda metà del Settecento, l’esigenza di rinnovamento cartografico delle Alpi, a fini principalmente strategico-militari e fondiari, precedette la messa in atto di quella «scultura della montagna» (rilievi topografici, modelli plastici, ecc.), il cui ruolo, nella ricezione scientifica ed artistica dell’ambiente montano, fu di vitale importanza per la conseguente costruzione conoscitiva della storia delle Alpi e, più in generale, della storia della Terra. Un’esplorazione e un’impresa scientifica alla quale presero parte anche montanari, cercatori di cristalli e cacciatori che, improvvisandosi guide alpine, condussero naturalisti e cartografi lungo gli irti pendii dei versanti montuosi. |
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Ascensione di H. B. de Saussure al Monte Bianco, 1787 (H. L’Eveque, 1790) |
Il Monte Rosa e il ghiacciaio di Macugnaga (H. C. Escher, 1797) |
Sviluppando i metodi di rilievo cartografico adottati da Hans Conrad Gyger (1599-1674) per rappresentare in mappa le differenti altezze dell’ambiente montano, si affinarono pertanto quelle tecniche di misurazione altimetrica e corografica che resero possibile una vera e propria modellizzazione del territorio montano. Nel 1750, Franz Ludwig Pfyffer (1716-1802) realizzò il rilievo delle Alpi Centrali (versante svizzero), ampliato nel 1788 da Charles-François Exchaquet (1746-1792) con l’intera regione del Monte Bianco. Mentre negli anni Novanta del Settecento, Johann Heinrich Weiss (1758-1826) e Joachim-Eugen Müller (1752-1833), realizzarono il primo grande rilievo topografico delle Alpi Centrali ed Orientali, al quale si accompagnava il primo atlante della Svizzera (Atlas Suisse, 1796-1802). |
L’Europa delle accademie e dei periodici scientifici, sulla scia dei «Grand Tour» cinque-seicenteschi e dei grandi viaggi d’esplorazione verso regioni di sorprendente novità naturalistica, riscopriva quindi le montagne, che nel corso del Settecento divennero luogo di disputa scientifica, specialmente in merito alla litogenesi di diverse formazioni rocciose (porfidi, basalti, graniti) ed al processo di orogenesi. Si vennero così definendo alcune “classiche regioni della geologia” (tra cui le Prealpi venete, le Prealpi Varesine, le Valli di Fassa e Fiemme, l'Appennino tosco-emiliano, l'Auvergne, l'Assia, l'Isola di Staffa, l'Irlanda settentrionale), che per le loro peculiarità geo-litologiche attirarono naturalisti provenienti da diverse parti d’Europa, intenzionati a ricostruire una storia ed una teoria generale della Terra grazie le quali spiegare, al contempo, il ruolo dei vulcani e l’azione delle acque. |
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Il Cervino da Winkelmatt presso Zermatt (S. Birmann, 1825) |